La svolta elettrica ha costi elevati per l’industria automobilistica e se il mercato delle quattro ruote non tornerà sopra i livelli pre-pandemia il settore potrebbe procedere con “scelte impopolari” che avrebbero un impatto sull’economia e sull’occupazione.
Per questo in Europa sarebbero ideali sussidi diretti ai consumatori. Dal Ces di Las Vegas, dove lancia la nuova business unit indipendente dedicata ai dati Mobilsights, l’amministratore delegato di Stellantis si rivolge ai governi europei, incluso quello italiano.
“Mi piacerebbe vederli sostenere i consumatori finali con sussidi che vadano direttamente nelle loro tasche, sarebbe grande per il periodo di transizione che va da ora al 2030”, afferma Carlos Tavares, ripetendo il messaggio che recapita ogni volta ai leader e capi di stato che gli chiedono degli impianti di produzione.
“Rispondo sempre che dato il talento della mia squadra ho fiducia nel fatto che possiamo difendere la nostra quota di mercato. I miei bisogni però dipendono dalla dimensione del mercato nel suo complesso e questo dipende da voi”, spiega l’amministratore delegato.
Un’analisi particolarmente accurata per i veicoli elettrici.
Al momento le case automobilistiche non hanno altra scelta se non quella di assorbire i costi della tecnologia, che sono il 40% più alti. Non farlo – osserva Tavares – esporrebbe il settore al rischio di perdere il grande pubblico, quella classe media cruciale per il mercato delle quattro ruote.
Introdurre vetture elettriche a un prezzo elevato significherebbe farla fuori e questo “è esattamente quello che sto cercando di evitare”, aggiunge l’amministratore delegato di Stellantis mettendo in evidenza che l’obiettivo è quello di mitigare il costo per i consumatori e allo stesso tempo difendere la redditività della società.
Si tratta quindi di centrare un equilibrio difficile considerato che “se si smette di lavorare sui costi in questa industria si va da eroi a zero (da ‘hero to zero’) in tre anni.
È in questo quadro che si inseriscono i sussidi diretti ai consumatori che, oltre ad aiutare il settore, avrebbero un effetto positivo sull’ambiente ampliando il pubblico per le auto pulite. Per i governi europei, riconosce però Tavares, non è facile considerato il costo degli aiuti sui conti pubblici e sul debito, già elevato in molti Paesi.
Dal palco del Ces Tavares guarda anche a oriente, e in particolare alla Cina. “Non lasceremo” il Paese, ma “non abbiamo necessariamente bisogno di produrre in Cina. Si possono sostenere i clienti senza avere un produttore locale”, spiega l’amministratore delegato di Stellantis facendo riferimento alle tensioni geopolitiche.
“Noi siamo più una società occidentale e non voglio che la mia società sia esposta nel caso in dovessero aumentare le tensioni geopolitiche”, dice ricordando come una delle joint venture in Cina è finita. “L’altra la stiamo ancora discutendo” per capire quali “potrebbero essere le condizioni per continuarla. Le trattative sono “difficili”.
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