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[L’Italia che chiude] Un milione di lavoratori a rischio e decine di aziende che decidono di fermarsi

Continua il racconto dell’Osservatorio Riparte l’Italia delle conseguenze più gravi della crisi energetica in atto.

Silvestro Scotti (segretario Fimmg), «Il caro bollette accelera la “fuga” dei medici» 

Il caro-bollette colpisce anche gli studi dei medici di famiglia, e molti, soprattutto i più anziani e i più giovani, per motivi diversi, iniziano ad abbandonare lo studio, non più redditizio. E’ l’allarme lanciato da Silvestro Scotti, segretario della  federazione dei medici di medicina generale, a margine del 79° congresso Fimmg in corso fino a sabato a Villasimius.

“Noi denunciamo – ha detto Scotti – che il medico anziano, che è vicino alla pensione, dal momento che riduce gli assistiti e  quindi il reddito, a quel punto si tira fuori. E poi il giovane medico che entra si trova una bolletta elettrica di quel tipo e dice ‘sai che c’è, vado a fare le Usca’. Tutto questo – ha  sottolineato – non può essere finanziato solo dal fondo sanitario nazionale. Perché io non posso avere provvedimenti di defiscalizzazione per le assunzioni? Io medico non produco Pil con i lavoratori, l’indotto? Perché non devo avere aiuti? I costi stanno erodendo il nostro onorario professionale. Si rischia se l’energia continua ad aumentare i costi in questa maniera che il medico di famiglia scelga di fare altro accelerando la fuga dagli studi, e lasciando ancora più italiani senza medico”, conclude Scotti chiedendo al prossimo governo “di mettere in cantiere una legge sul lavoro autonomo all’interno della sanità pubblica”.

Luigi Sbarra (segretario generale CISL): «A rischio 1 milione di posti di lavoro»

Davanti a noi ci sono mesi  complicati, inflazione altissima, probabile recessione, aumento  incredibile dei prezzi dell’energia. Tutto questo puo’  determinare rischi evidenti per la tenuta occupazionale. Noi riteniamo che possano essere a rischio quasi un milione di posti  di lavoro e la sopravvivenza di migliaia  e migliaia di aziende”. Lo afferma il segretario generale della Cisl, Luigi  Sbarra, parlando al Tgcom, spiegando che serve un intervento  urgente, prima della legge di bilancio.

“Nell’immediato – aggiunge Sbarra – dobbiamo rafforzare lo scudo delle protezioni sociali, prima  della legge di bilancio serve un nuovo provvedimento d’urgenza, che liberi risorse per sostenere imprese, famiglie,  lavoratori  dipendenti e pensionati contro il caro bollette. Bisogna accelerare l’attuazione del pnrr, entro dicembre dobbiamo  portare a casa obiettivi per conquistare 19 miliardi di risorse  europee, e a tutto questo bisogna aggiungere un forte impegno  dell’Europa”. Secondo Sbarra “bisogna deliberare urgentemente un  tetto massimo al prezzo del gas, deliberare un nuovo Ricovery Energia, alzare la tassazione comune su profitti delle  multinazionali e rifinanziare il fondo Sure, che nel 2020 ha  dato sostegno al lavoro e alle protezioni sociali, bisogna  ritrovare lo spirito unitario in Europa”. 

Carlo Sangalli (presidente Confcommercio): «Entro metà del 2023 c’è il rischio chiusura per 120 mila piccole imprese»

“Dopo due anni di profonda crisi da Covid-19, oggi inflazione e crisi energetica sono ‘la nuova pandemia’ che mette a serio rischio sopravvivenza le imprese del terziario. Da   qui alla prima metà del 2023, secondo le nostre stime, almeno 120mila piccole imprese potrebbero cessare l’attività con la perdita di oltre 370mila posti di lavoro”. Lo ha detto il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, intervenuto all’Assemblea pubblica di Confcommercio Campania, a Napoli. 

“Sono emergenze che si sommano alla debolezza strutturale della crescita e dei consumi unita ad una eccessiva pressione fiscale, che caratterizza la nostra economia”, ha aggiunto Sangalli.  

Farmindustria: Rincaro bollette arrivato al +600%, rischiamo lo stop alle produzioni

“La situazione è grave” sul fronte del caro energia per   l’industria farmaceutica. “Ho ricevuto nei giorni scorsi diverse   segnalazioni da parte di aziende produttrici di farmaci in Italia,   nostre associate, che stanno gestendo una fase di grande difficoltà,   con incrementi medi delle bollette del 600% rispetto a un anno fa. E   con la difficoltà nel reperimento delle materie prime, ingredienti che  sono aumentati di prezzo” come “carta, alluminio, vetro”. Lo ha detto   il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, a margine del   Congresso dei medici di medicina generale Fimmg a Villasimius,   Cagliari.        

A tutto questo si aggiunge “un effetto combinato anche dell’inflazione  e della svalutazione, che ormai ha raggiunto quasi il 10% nel mese di   settembre. E una svalutazione dell’euro rispetto al dollaro, dato che   comprando da Cina e India dobbiamo pagare in dollari. Quindi la   preoccupazione c’è: il rischio è quello di chiusure di aziende e di   interruzione della produzione dei farmaci”, avverte il numero uno   dell’associazione nazionale imprese pharma.        

“Abbiamo sensibilizzato il ministero della Transizione ecologica,   Roberto Cingolani, che riteniamo metterà in tutela, nelle forniture di  gas e di energia, il settore farmaceutico. Settore che è strategico   per il Paese, per la sicurezza nazionale e dei cittadini – sottolinea   Cattani – Ovviamente serve una politica europea di contenimento dei   prezzi, utile a tutelare non solo l’industria, ma anche la   cittadinanza. Oggi la salute, e tutte le risorse che concorrono   determinare la salute, i farmaci e non solo, sono in uno scenario di   competizione globale. Dobbiamo ricordarlo”.  

Sondaggio Anima Confindustria: a rischio l’attività di centinaia imprese

Lo straordinario aumento dei prezzi energetici “continua a far salire i costi di produzione delle industrie meccaniche e rischia di soffocare le attività di centinaia di imprese. Si stanno riducendo i margini di crescita di uno dei settori di maggior traino della nostra industria”. Dal sondaggio diffuso da Anima Confindustria e condotto fra gli associati, emerge che per tre aziende su quattro i costi di produzione sono aumentati del 20% rispetto allo scorso anno; per due intervistati su cinque gli aumenti superano il 40%.  In più, la spirale inflazionistica “pesa fortemente su intere filiere industriali, come non accadeva da decenni: l’aumento generale dei prezzi generale coinvolge in particolar modo le materie prime e i beni strumentali e l’ultimo rapporto Istat fa registrare, un aumento dei prezzi alla produzione del 2,8% su base mensile e del 40,1% su base annua”.  

«È come un effetto domino che sta coinvolgendo il nostro e altri comparti – sostiene Marco Nocivelli, presidente di Anima Confindustria – tante imprese che hanno investito forze e preso impegni si trovano di fronte a clienti che annullano o rinviano ordini già partiti; altre aziende scontano i ritardi nei pagamenti da parte dei clienti, e siamo quasi al 45%; altri ancora riducono al minimo i ricavi pur di continuare la produzione, ma con sempre maggior affanno».  Una strada possibile per uscire dalla stretta energia-costi-inflazione è quella dell’efficienza energetica, su cui l’industria italiana è da sempre in prima fila: «Dobbiamo ripensare lo schema generale di approvvigionamento delle fonti» prosegue Nocivelli. «Le nostre imprese sono all’avanguardia nel massimizzare l’efficienza e nel creare filiere innovative, come ad esempio quella dell’idrogeno». 

Bollette: a Reggio Emilia locandina affissa nei panifici: ‘Vorrei ma non posso’

A partire da questo fine  settimana, entrando dal fornaio di fiducia a Reggio Emilia, si  trovera’ anche una locandina esposta in vetrina o all’interno  sulla quale e’ scritto “Vorrei, ma non posso”.     L’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime sono  divenuti insostenibili. Cosi’ i panificatori vorrebbero non  alzare il prezzo del pane, ma non possono. E’ per questo motivo  che nel corso dell’ultima assemblea provinciale dei panificatori  reggiani, che si e’ tenuta in Confcommercio lo scorso 22  settembre, i fornai hanno ritenuto di informare la collettivita’  del limitato ma necessario adeguamento dei prezzi alla nuova  situazione  economica.    

Con gli aumenti dei costi per l’energia di questi ultimi  mesi, spiega il presidente dell’associazione panificatori di  Confcommercio-Imprese per l’Italia Reggio Emilia, Alessandro  Davoli, “gli oneri relativi hanno raggiunto quasi il 50% dei  costi di produzione. Le bollette del gas triplicate, quelle  della luce,  in certi casi anche di piu’. Tutto cio’ unito  all’incremento delle materie prime in atto dalla seconda metà del 2021. Capire se i sacrifici, soprattutto economici, che  stiamo facendo per mantenere vive le nostre aziende, saranno  sufficienti o se molte realta’ saranno costrette a chiudere e di  conseguenza numerosi posti di lavoro andranno perduti”. 

A Varese una bolletta da 2,5 milioni, l’impresa chiede lo ‘stop’

Un’azienda solida, attiva sulla  provincia di Varese da 80 anni, con il bilancio in attivo e  commesse in arrivo, rischia di chiudere a causa del caro energia  per il diniego da parte del fornitore di energia elettrica a  dilazionare una bolletta di circa 2,5 milioni di euro,  maggiorata del 337,5% rispetto al 2021. La storia di questo  imprenditore preoccupato per la sua azienda e per le decine di  famiglie che dipendono da lui, analoga a quella di molti altri,  ha spinto il prefetto di Varese, Salvatore Pasquariello, a  scrivere una lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi,  chiedendo un immediato intervento.    

“E’ una situazione assolutamente insostenibile e che anche  dal punto di vista sociale potrebbe portare a conseguenze  gravissime – racconta affranto l’imprenditore, titolare di  un’azienda che si occupa della fusione di ghisa per l’industria  elettromeccanica, automobilistica, meccanica ed edilizia -. Se a  brevissimo termine non dovessero esserci provvedimenti pesanti,  di guerra direi, rischiamo che la nostra industria  manifatturiera chiuda i battenti e di non poter garantire piu’ il  lavoro alle persone”. A giugno “la bolletta e’ stata di 333 mila  euro a fronte dei 161 mila dello scorso anno; a luglio siamo  passati a 504 mila euro, rispetto ai 152 mila dello stesso mese  202, un incremento del 230%”.    

L’allarme, chiaro e forte, lo lancia anche la Camera di  Commercio di Varese. “Se non facciamo qualcosa, in tre o quattro  settimane rischiamo la chiusura del 30% delle aziende  manifatturiere italiane – dice all’ANSA il presidente Fabio  Lunghi -, un’emergenza nazionale, con aziende che nel nostro  territorio sono passate da bollette da 255 mila euro al milione  e mezzo di euro, e la cosa che non mi spiego e’ per quale ragione  non se ne parli in questi termini, al fine di agire  immediatamente e perche’ l’Europa non ha fatto niente”.    

Secondo il Presidente di Confindustria Varese “sono 350mila  in Italia le aziende a rischio chiusura, con tre milioni di  potenziali disoccupati e dieci milioni di possibili indigenti”.  Le bollette del manifatturiero italiano “sono salite da 8  miliardi del 2019 a 57 quest’anno, con una previsione per 75 il  prossimo anno”. “Numeri chiari”, di fronte ai quali “il Governo  che si formera’ avra’ pochi giorni per agire”, ma “non si puo’ dire  a un’azienda energivora ‘o paghi entro il giorno x o ti stacco i  contatori, perche’ la si condanna alla chiusura”. Ed e’ proprio su  questo che si concentra la lettera del prefetto di Varese a  Draghi. “La mia preoccupazione non e’ tanto sull’energia in se’,  ma per la modalita’, l’intenzione di far cessare l’erogazione –  spiega all’ANSA il prefetto Pasquariello – I macchinari in un  certo settore vanno inoltre spenti con precise sequenze di  tempi, quando l’energia va via all’improvviso possono esserci  delle conseguenze”. Per tutti questi motivi il prefetto chiede  al Governo di intervenire: “Ne ho parlato in Conferenza  Permanente, con Associazione Industriali, Camera di Commercio e  Sindacati – conclude – e venerdi’ mattina faro’ un altro rapporto  al Governo per dare dettagli in piu'”.

Auto: il 30% dei distributori metano ha chiuso o sta per farlo

Il 30% dei distributori di metano per autotrazione ha  gia’ chiuso o rischia di farlo a breve: e’ uno dei danni collaterali dei  rincari shock del gas, che stanno condannando all’estinzione anticipata  un’intera categoria, oltre 1.500 piccole realta’ imprenditoriali che fanno  il pieno a circa un milione di veicoli in Italia. Mentre, per fare un  esempio, il prezzo del gpl continua a scendere ed e’ ormai sotto la soglia  di 0,8 euro al litro, il metano per autotrazione a settembre e’ salito  ancora, a circa 3,151 euro al kg, con picchi di 3,36 euro nelle regioni  del Nord e Nord-est, secondo i dati dell’associazione di categoria,  Assogasmetano. “Stiamo assistendo alla fine del nostro settore”, si sfoga  con MF-Milano Finanza il presidente, Flavio Merigo, che ormai ha perso il  conto di interpellanze, richieste, proposte e interrogazioni parlamentari  rimaste senza risposta.    

“Abbiamo iniziato la nostra battaglia nel settembre 2021, quando gia’ i  prezzi del gas al Ttf cominciavano a salire, e il conflitto in Ucraina non  era nemmeno all’orizzonte. Nessuno ci ha preso sul serio, nemmeno chi ora  tuona contro il caro-carburanti. Semplicemente, l’aliquota Iva applicata  al gas per autotrazione e’ stata ridotta nella misura del 5%. Ma non  possiamo certo dire a chi viene a fare rifornimento nella nostra rete di  andare a guardarsi l’indice Ttf”, spiega Merigo. “Vediamo conducenti  esasperati. Registriamo persino aggressioni ai nostri associati”. 

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