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[L’intervento esclusivo] Angelica Donati (presidente Ance Giovani):  «In 12 anni abbiamo perso 600 mila addetti e decine di migliaia di imprese. Servono 65 mila professionisti per affrontare il Pnrr»

«Come ogni buon costruttore sa, prima di mettersi all’opera per edificare, serve progettare. Per pensare al futuro e per costruirlo, dobbiamo prima di tutto conoscere il presente, comprendendo le sfide e le possibilità per vincerle. Il settore edile sta iniziando a riprendersi da una crisi profonda che ci ha afflitti per oltre un decennio, ma sappiamo anche che ad oggi abbiamo 600 mila addetti ai lavori e decine di migliaia di imprese in meno rispetto a 12 anni fa. È fondamentale dunque – prima di tutto – recuperare quanto è stato perso negli ultimi anni in termini di valore aggiunto, risorse, personale e competenze.

D’altra parte, intravediamo l’alba della ripartenza: il settore delle costruzioni, con il suo +15%, è motore trainante della ripresa generale dell’economia italiana, e abbiamo di fronte un momento pieno di opportunità di crescita, grazie anche al PNRR. Ma la nostra ripartenza è già a rischio, a causa dell’inflazione che galoppa, sia sui materiali per l’edilizia che sul costo dell’energia, per le difficoltà di approvvigionamento e per la carenza di personale che è frutto del declino degli ultimi anni.

Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il settore delle costruzioni rappresenta uno dei capisaldi per lo sviluppo del Paese. Quasi la metà delle risorse messe in campo dalle istituzioni europee passa attraverso interventi edilizi: 108 miliardi per rimediare alle conseguenze del Covid-19 e promuovere la transizione ecologica e digitale.

Fabbisogno di manodopera e competenze

Una stima dell’Ance rileva la mancanza di 65 mila figure professionali nel breve periodo, tra tecnici e operai di ogni livello, che risultano ad oggi irreperibili sul mercato del lavoro e nelle scuole professionali. Si tratta, di fatto, di quasi un 10% da aggiungere al numero dei lavoratori attuali. Affrontare subito, e con misure concrete, il mismatch tra domanda e offerta è una priorità non più rinviabile, specie data la necessità di professionalità a tutti i livelli.

Per rispondere a questa necessità servirà un approccio ampio e diversificato. Sarà fondamentale investire in formazione – elemento essenziale per poter integrare le risorse umane decimate dalla crisi e dall’invecchiamento del settore – e promuovere un cambio culturale, perché sappiamo che l’ambito delle costruzioni è considerato poco attrattivo dai giovani, che lo vedono come vecchio e logorante, mentre invece è ricco di opportunità di crescita e contiene al suo interno possibilità professionali molto diversificate.

D’altra parte, anche le stazioni appaltanti – pubbliche e private – hanno bisogno di formazione e competenze. Serve uno sforzo congiunto da parte di tutti gli operatori, che devono lavorare in sintonia e fornire sostegno, senza assecondare dinamiche come il “furto dei talenti” delle imprese da parte dei loro clienti, ma anche “fuga” dei talenti verso l’estero.

Le ragioni sono anche demografiche. Nel 2070 la popolazione italiana, si stima, sarà di soli 47 milioni. I giovani saranno sempre meno e proprio per questo bisogna lavorare da subito per non farli scappare all’estero, trovando i giusti incentivi per restituire attrattività e vitalità al settore, in primis attraverso politiche attive del lavoro per massimizzare il potenziale dei nostri giovani talenti.

Alle Istituzioni chiediamo dunque – come associazione e come imprenditori – di operare di comune accordo per affrontare e risolvere un problema che si sta cronicizzando e che mette a rischio l’implementazione di interventi chiave per il nostro Paese.

Stazioni appaltanti e imprese, tra qualificazione e reputazione

Il settore dell’edilizia soffre da tempo di un problema di reputazione, e viene troppo spesso dipinto in modo negativo. Un ultimo esempio lo abbiamo avuto con il caso del Superbonus 110: uno strumento che ha generato un valore pari al 7,5% del PIL e ha permesso in due anni l’efficientamento energetico di oltre 35.000 condomini, grazie al lavoro delle imprese virtuose che in questo hanno investito.

L’ottenimento dell’obbligatorietà della SOA per i bonus edilizi è un segnale forte per i giovani che entrano in questo settore per cominciare a distinguere fra chi investe nella propria impresa e chi invece insegue un modello “mordi e fuggi”. Oggi più che mai bisogna lavorare insieme per ridare credibilità al comparto edilizio, in un momento in cui il PNRR dipende per larghissima parte da noi.

D’altra parte, se le imprese devono essere qualificate, dovrebbero esserlo anche le Stazioni Appaltanti. Aumentare il numero di imprese qualificate significa infatti offrire una maggiore partecipazione a un programma di importanza strategica per il nostro Paese. Per quanto riguarda l’attore pubblico, abbiamo assistito negli ultimi decenni ad una progressiva diminuzione e all’invecchiamento medio dei dipendenti. Come ANCE riteniamo che la disciplina della qualificazione delle stazioni appaltanti sia un fattore essenziale, al fine di razionalizzare ed efficientare le procedure di spesa, anche nell’ottica di una piena attuazione del PNRR».

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