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[L’intervento] Demonizzare il contante è assurdo mentre tassarlo è un’idea sballata

di Angelo De Mattia, economista

Gli appunti contenuti nell’Agenda Meloni come la stessa fantomatica Agenda Draghi evocano si licet parva componere magnis, l’Agenda di Keynes del 1926 e, più da vicino, l’importante libro del compianto Tommaso Padoa-Schioppa dal significativo titolo Agenda e non Agenda. Insomma, tradotto dal latino, come gerundivo neutro plurale, “le cose da fare”, come in Keynes, e quelle “da non fare”.

Naturalmente a chi spetterebbe fare le cose dovute, se non, in primo luogo, al governo? Ecco, allora, che così dovrebbe essere impostata la nuova modalità di comunicazione della presidente del Consiglio. E avrebbe un valore ben oltre quello comunicazionale.

Oggi, per esempio, in sede Ecofin si discuterà probabilmente della proposta di modifica del Patto di stabilità avanzata dalla Commissione Ue. Ancora non è nota la posizione del governo che, naturalmente, andrà esposta, per un necessario confronto, in sede parlamentare.

Ma poi questo tema potrebbe essere uno di quelli che, con un linguaggio semplice e diretto, facesse parte delle “cose da fare” da esporre ai cittadini, insieme con una serie di risposte da dare, quale quella sul rapporto tra flat tax e lavoro autonomo, da un lato, Irpef e lavoro dipendente, dall’altro, con il tema trasversale dell’evasione che è appunto una cosa “da non fare”, da contrastare decisamente; per non parlare della lotta alla povertà e del reddito di cittadinanza.

Ma fermandoci per ora a quanto la premier ha detto nell’inaugurare la periodica esposizione di appunti, va rilevata, tra le altre considerazioni, quella riguardante l’attesa dell’esito del confronto con Bruxelles sulla sanzionabilità della non messa a disposizione dei Pos da parte dei commercianti per le operazioni con la clientela che, secondo la proposta di legge di bilancio, scatta solo per transazioni superiori a 60 euro.

Nel discorso della presidente, quest’ ultimo è un teorico, non tassativo, punto di riferimento. Si lascia così intendere che potrà essere inferiore. Ed è immaginabile che possa scendere a 30 euro o poco di più. Il risultato potrebbe essere propiziato dal fatto che l’impiego della moneta elettronica trova il suo riferimento anche nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Ma è anche vero che la Commissione finora non ha proposto, per tutta l’area dell’Unione, una precisa regolamentazione al riguardo, così come non lo ha fatto, pur essendo stato avviato un procedimento al riguardo, per l’uso in generale del contante, altro tema controverso della legge di bilancio che vede il limite di tale utilizzo aumentato a 5 mila euro.

Un tetto europeo è necessario, date l’integrazione dei mercati e, appunto, la piena mobilità di persone e di capitali. Per quel che riguarda la discussione sui Pos, sarà bene considerare anche uno strumento che sembra passato in secondo piano nel quadro del contrasto dell’evasione, lo scontrino elettronico; e non vale l’osservazione che il relativo obbligo può essere eluso perché essa potrebbe essere mossa pure per i Pos.

Così come in merito all’uso del contante, il limite al quale è stato originariamente sottoposto ai livelli che, seguendo un sali-scendi, hanno subito in pochi anni molteplici variazioni, faceva parte innanzitutto di un’azione antiriciclaggio che, poi, come reato presupposto, ha anche quello dell’evasione.

Progressivamente, da un lato, ci si è concentrati su quest’ ultima e non senza motivazioni; dall’altro, è però iniziata una sorta di demonizzazione del contante e sono state avanzate proposte sballate, quale quella di prevedere una tassa per l’utilizzo delle banconote a corso legale, il cui impiego ha potere liberatorio, potere che non hanno, invece, le altre forme di pagamento.

Bocciare il contante significa bocciare gli istituti di emissione, bocciare la storia e la realtà attuale. Nell’audizione parlamentare tenuta ieri sulla proposta di Legge di Bilancio da un dirigente della Banca d’Italia, Fabrizio Balassone, che evidentemente esprime la posizione dell’Istituto, vengono richiamati gli effetti anti-evasione dell’abbassamento del limite al contante in questione e dell’utilizzo di strumenti elettronici. Sottolineati sono i riferimenti a Raccomandazioni della Commissione Ue e al Pnrr.

Ma va, tuttavia, osservata la singolarità del comportamento delle istituzioni comunitarie che, pur ritenendo assai importante regolare questa materia, non sono (ancora?) arrivate a fissare chiari limiti in via cogente.

Una prova della complessità della materia? Si vedrà quali saranno gli approdi, nell’Unione e in Italia, di entrambe le misure – sanzionabilità della mancata messa a disposizione dei Pos e apposizione di limiti all’uso del contante – ma le due azioni di contrasto vanno affrontate insieme con tutti gli altri mezzi previsti nei quali le misure specifiche vanno inquadrate, cominciando, innanzitutto, da quando il contante viene messo in circolazione dalle banche.

Occorre agire più in profondità sulle operazioni sospette e adottare misure di rafforzamento della normativa e degli enti all’uopo preposti, a cominciare dall’Uif – da trasformare in una vera e propria authority con personale proprio e governance adeguata – secondo le stesse recenti considerazioni in materia del Consiglio d’Europa.

Per estendere l’utilizzo della moneta elettronica molto vi è da fare da parte dell’educazione finanziaria e da un ampio programma di informazione. Nelle “non agenda” vi è innanzitutto l’inerzia su questi problemi. Già scuoterla e rimuoverla sarebbe un passo avanti.

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