Negli ultimi anni, complici gli effetti del cambiamento climatico, si registra un notevole incremento degli eventi calamitosi e un progressivo aumento del rischio per la popolazione. Nonostante questo, non si è riusciti ad attuare una politica di prevenzione efficace favorendo, al contrario, interventi di carattere emergenziale. Secondo il Rapporto Ance-Cresme sullo stato del rischio del territorio italiano (febbraio 2014), dal 1944 al 2012 i terremoti, le frane e le alluvioni hanno provocato danni per 256 miliardi di euro, circa 3,7 miliardi all’anno, di cui 2,7 per danni riconducibili ad eventi sismici e 1 miliardo per i danni dovuti ad alluvioni e frane. Si tratta di risorse che potrebbero essere più efficacemente spese in prevenzione, piuttosto che in ricostruzione. Al riguardo, la Commissione europea ha evidenziato che ogni euro speso in prevenzione permette di ridurre di almeno 4 euro le spese legate all’emergenza, alla ricostruzione e al risarcimento dei danni provocati dalle calamità naturali.
L’Ance ricorda le importanti innovazioni, introdotte a partire dal 2014, volte a superare la frammentazione dei programmi di spesa esistenti e a ridisegnare la governance dei processi realizzativi. Al riguardo era stata istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, una specifica Struttura di Missione ”Italia Sicura” per dare impulso e coordinare la programmazione degli interventi. La scelta del Governo di creare una struttura di Missione specifica nasce anche a seguito dell’azione che l’Ance aveva intrapreso in quegli anni, sul decisore pubblico e sull’opinione pubblica, al fine di porre attenzione sulla vulnerabilità del territorio italiano rispetto ai rischi legati ai fenomeni naturali. ItaliaSicura è stata istituita con compiti di impulso, coordinamento, monitoraggio e controllo della programmazione, progettazione e realizzazione degli interventi in materia di dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche.
In particolare, la Struttura è stata istituita con il compito di garantire il necessario coordinamento tra i diversi livelli di governo, centrale, periferico, territoriale e locale, coinvolti nella realizzazione degli interventi. Lo stesso Dpcm istitutivo individuava 12 soggetti istituzionali distinti coinvolti nella realizzazione delle opere (Ministero dell’Ambiente, Ispra, Protezione civile, Presidenti delle regioni in qualità di Commissari straordinari, Autorità di bacino, Regioni, Province, Comuni, Consorzi di bonifica, Provveditorati interregionali per le opere pubbliche, Uffici del genio civile); favorire un uso efficiente e tempestivo delle risorse disponibili, da parte delle amministrazioni beneficiarie.
Nel periodo di vigenza, la Struttura di Missione ha svolto un’importante azione per superare la frammentazione procedurale e finanziaria che caratterizzava questo ambito di intervento. Ciò ha consentito di individuare un ”tesoretto” da 2,2 miliardi di risorse stanziate negli anni 2000-2014contro il dissesto idrogeologico e non spese. A maggio 2017, la Struttura di Missione «Italia Sicura» aveva individuato un fabbisogno complessivo di circa 29 miliardi di euro, relativo a circa 9.000 interventi su tutto il territorio nazionale, che avrebbe potuto contare su circa 12 miliardi di euro di risorse disponibili, senza contare il prestito Bei (1 miliardo) mai attivato, a valere sui fondi pluriennali previsti dalla Legge si stabilità 2016 (50 mln annui nel 2016 e 2017, 150 mln annui dal 2018).
Oltre ai fabbisogni, erano stati individuati anche criteri per la scelta delle priorità nell’attribuzione delle risorse in un’ottica di programmazione pluriennale. La programmazione non è mai stata formalizzata e, a luglio 2018, la Struttura di Missione «Italia Sicura» è stata soppressa con il conseguente accentramento di funzioni in capo al Ministero dell’Ambiente. Nella prima fase successiva alla soppressione, il Governo e lo stesso Ministero dell’ambiente hanno cercato di operare in continuità con il lavoro svolto da «Italia Sicura». Al riguardo, si evidenza l’approvazione, a febbraio 2019, del Piano ProteggItalia” da 10,8 miliardi di euro, con l’obiettivo non solo di operare una ricognizione delle risorse nazionali ed europee, ma di superare l’approccio emergenziale al tema del dissesto attraverso l’individuazione di misure di emergenza, di prevenzione, di manutenzione e misure organizzative, gestite per competenza da più Amministrazioni statali.
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