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Johannes Hahn (Commissario europeo con delega al Bilancio): «L’Italia risolva al più presto la crisi politica. Sul Recovery Plan intrapresa la giusta strada»

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L’Italia deve risolvere la crisi politica al più presto, «nel giro di qualche giorno», in modo che «governo e parlamento possano concentrarsi su ciò che serve all’Italia». Bisogna pensare «al bene dei cittadini italiani, non a giochetti politici da due soldi». Una campagna elettorale in questi mesi finirebbe per «distrarre» i politici, con «conseguenze molto gravi» per il Recovery Fund. Lo dice in un’intervista con alcuni giornali europei tra cui La Stampa Johannes Hahn, il Commissario europeo che ha la delega al Bilancio e ha in mano la gestione dei fondi del Next Generation Eu.

«La mia aspettativa è che verso la metà di quest’anno potremo iniziare l’emissione di bond per raccogliere sui mercati i fondi necessari per finanziare i progetti», spiega. «Ciò che sta succedendo in Italia è decisamente spiacevole, oltre che irresponsabile. In una situazione come quella che stiamo vivendo, tutte le forze politiche ragionevoli, di governo e di opposizione, dovrebbero lavorare per superare le difficoltà – commenta -. È un discorso che vale per tutti gli Stati. E invece gli sviluppi nel vostro Paese sono preoccupanti».

Però, continua, «sono fiducioso: l’Italia – a differenza di altri Paesi – ha molta esperienza nel gestire le crisi di governo e a risolverle nel giro di qualche giorno». Hahn si dice ottimista anche sul Recovery Plan italiano: «ciò che abbiamo visto finora è piuttosto promettente». Il governo Conte, «così come lo stesso premier, si è molto impegnato per riformare il Paese, per investire nei progetti digitali ed ecosostenibili, per rendere l’Italia più resiliente e più competitiva». L’Italia «era sulla giusta strada».

In merito alle risorse del Recovery Fund, Hahn crede che entro l’anno «arriveremo a una cifra pari a 100-120 miliardi di euro», anche se «non è facile fare una previsione esatta. Servirà una certa flessibilità perché molto dipenderà dalle esigenze dei piani nazionali: alcuni Stati potrebbero chiederci anche i prestiti già quest’anno, mentre altri lo faranno dopo».

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