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Giulia Bongiorno, commissione Giustizia: “Andiamo verso una riforma complessiva dei reati della Pa”

“I miei dubbi riguardano possibili interpretazioni estensive di altri e più gravi reati, e anche eventuali vuoti di tutela per i cittadini. Su nostra richiesta, però, Nordio ha assicurato che ci sarà una riforma complessiva dei reati contro la Pubblica Amministrazione, proprio per evitare eventuali storture interpretative”. Così al Messaggero la presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno (Lega) parlando dell’abolizione dell’abuso d’ufficio.

Una norma “molto problematica – afferma – Se prima della firma di un atto l’amministratore pubblico deve richiedere il parere di un consulente legale, per il terrore di incorrere nella contestazione di abuso d’ufficio, siamo a rischio di paralisi della Pubblica Amministrazione”.

Sulla separazione delle carriere Bongiorno esclude che ci sia una magistratura sottoposta all’esecutivo: “Categoricamente: io sono contrarissima e lo sono tutti i responsabili giustizia della maggioranza. E naturalmente anche il ministro ha chiarito più volte che la Magistratura resterà indipendente. L’obiettivo è solo quello di creare un equilibrio tra accusa e difesa. Nessuno vuole minare l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura”.

Alla domanda se preveda una rivoluzione del diritto penale alla luce della intelligenza artificiale Bongiorno risponde di sì: “La parziale perdita di controllo dell’operatore umano sul processo decisionale e sul comportamento dell’algoritmo imporrà di rivedere i tradizionali meccanismi di imputabilità. La commissione che presiedo sta lavorando proprio in questi mesi sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel diritto”.

Rispetto infine all’imputabilità degli under 14 “è un tema complesso. Oggi i minori maturano molto più in fretta; attraverso internet e i social, hanno accesso a conoscenze e informazioni che prima si acquisivano a un’età più avanzata. Sfide mortali e giochi violenti proposti in rete hanno generato nuove forme di aggressività e autolesionismo. Le norme devono seguire l’evoluzione dei fenomeni sociali”.

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