«Non si può non essere d’accordo». Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale e già ministro della Giustizia, intervistato dall’Adnkronos, condivide l’affermazione del primo Presidente della Cassazione, Pietro Curzio, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, per il quale «di riforme del sistema giustizia ne sono state fatte molte negli ultimi anni, con un continuo e a volte turbinoso susseguirsi di modifiche normative e organizzative, che a volte, invece di risolvere i problemi, hanno finito per complicarli».
«È vero – conferma Flick – basti prendere come mero esempio la tematica medica e le responsabilità del sanitario, per cui ci si è trovati poi a fronteggiare una situazione di novità come la pandemia da coronavirus arrivandoci impreparati nonostante una serie di riforme, due normative e una interpretazione delle sezioni unite. Si legifera troppo e troppo rapidamente e soprattutto senza pensare al quadro generale in cui una legge nuova va a inserirsi e ai suoi collegamenti con le leggi emanate precedentemente».
Flick punta il dito contro «il ginepraio legislativo: perché più si aumentano le leggi, più si aumenta anche la possibilità di interpretarle, per cui ritorna il vecchio discorso in cui le leggi per gli amici si interpretano e per gli altri si applicano… Più sono le leggi, più il sistema giudiziario si complica, questo è quasi matematico e influisce, con i relativi ricorsi e gravami, sui tempi del processo».
Invece, ricorda Flick, «l’albero della giustizia dovrebbe dare essenzialmente due frutti: la ragionevole prevedibilità dell’esito e la ragionevole durata del processo. Ebbene, mi pare che siamo molto lontani dal raggiungere entrambi gli obiettivi». E da tutto ciò come se ne esce? Paradossalmente, con una “nuova” ennesima, riforma della giustizia? «Non se ne esce – risponde Flick – discutendo una riforma della giustizia in questo momento: è rischioso discutere i cambiamenti nell’ambito dell’urgenza, perché non devono essere interventi singoli ma globali, meditati ed elaborati con conoscenza della materia».
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