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Gilberto Pichetto Fratin (ministro Ambiente): «Bisogna rivedere il price cap o dalla Ue è stato fatto un regalo a chi specula»

“Così com’è non è quello che ci aspettavamo. probabile che la decisione sarà rimandata ai premier e ai capi di Stato del prossimo Consiglio europeo”.

Lo ha detto a Repubblica il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, a poche ore dal Consiglio dei ministri dell’energia che oggi esaminerà la proposta della Commissione europea sul price cap al gas.

“Con i colleghi europei siamo d’accordo che dobbiamo valutare la proposta in dettaglio. Ma così come è trapelata lunedì ci lascia insoddisfatti.

Occorrono dei correttivi”, ha aggiunto. Parlando di cosa non lo convince dell’ipotesi formulata dalla Commissione, “il tetto c’è, ma è molto alto (275 euro a megawattora, ndr).

Al punto che potrebbe trasformarsi in uno stimolo alla speculazione, in una spinta verso l’alto del prezzo, anziché rappresentare un freno.

E poi non ci convincono le modalità di applicazione”, due settimane al di sopra dei 275 euro e una differenza di almeno 58 euro col prezzo del gas liquefatto, per almeno 10 giorni.

“Dalle prime simulazioni, con un simile meccanismo il tetto non scatterebbe nemmeno se il prezzo esplodesse come è successo l’estate scorsa”.

Domenica scorsa a Sharm el Sheikh si è conclusa la Conferenza Onu sul clima. Pichetto valuta l’esito di Cop27 “positivamente per quanto riguarda l’accordo sul Loss and damage.

Ma non è positivo che non sia stato posto con la forza sufficiente l’accento sulla mitigazione, sulla riduzione delle emissioni di gas serra: la vera sfida è fermarsi a 1,5 gradi di innalzamento della temperatura”.

Sull’abbandono dei combustibili fossili, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “ha assunto un impegno: il 55% di taglio alle emissioni in una prima fase, nel 2030, ed emissioni zero nel 2050. Questo è il nostro obiettivo.

E per raggiungerlo occorre abbandonare, il più in fretta possibile, carbone e petrolio. Poi, man mano, scendere con il gas fino ad azzerare l’uso di tutti i combustibili fossili”, ha proseguito. Però nel frattempo dobbiamo sostituire il gas russo.

“Probabilmente i due nuovi rigassificatori galleggianti di Piombino e Ravenna non basteranno – ha spiegato il ministro – Dovremo dotarci anche di altri tre o quattro rigassificatori fissi, a terra o in mare. E utilizzare le navi rigassificatrici per le emergenze.

Per far questo dovremo anche raddoppiare il gasdotto che va da sud a nord, la cosiddetta dorsale adriatica, che in questo momento è satura, con 125 milioni di metri cubi di gas al giorno. Il che ci impedisce di fare i rigassificatori di Gioia Tauro e Porto Empedocle, dove sono già previsti.

O anche di aumentare il flusso di gas in arrivo dal Tap”. “L’impegno è raggiungere emissioni zero nel 2050. Mancano 27 anni, e in questi 27 anni dovremo comunque spingere moltissimo per far diminuire il gas e aumentare le energie rinnovabili.

Ma lo sviluppo delle rinnovabili richiederà 10-15 anni, un periodo più che sufficiente per ammortizzare i costi di impianti come rigassificatori e trivelle”, ha continuato Pichetto aggiungendo che sulle rinnovabili “il 2021 si è chiuso con 1,5 gigawatt di nuove rinnovabili installate: pochissimo.

L’obiettivo è chiudere il 2022 con oltre 7 gigawatt, forse 9. Ma soprattutto il governo vuole arrivare a una media che ci permetta nei cinque anni di questa legislatura di arrivare ai 60 gigawatt”.

Pichetto ha quasi raddoppiato i membri della commissione Via/Vas che valuta l’impatto ambientale degli impianti rinnovabili per “ridurre i tempi. Uno dei grandi problemi che abbiamo è il percorso burocratico.

Certo, ci vuole una giusta e seria analisi delle compatibilità, ma sono importanti anche i tempi di approvazione. L’aver quasi raddoppiato il numero dei membri della Commissione significa, almeno lo spero, dimezzare i tempi di valutazione e approvazione degli impianti”.

Quanto alle comunità energetiche: cittadini e aziende attendono da tempo un decreto del governo che faccia chiarezza sulle norme e sugli incentivi.

“Per il decreto è davvero questione di ore. Lo stiamo perfezionando per permettere poi la valutazione alle parti interessate, in modo che tutti possano esprimere la loro opinione”.

Sui tempi per completare la transizione energetica, “la nostra voglia è di accelerare al massimo. Ma prima bisogna far partire il motore, e sarà un motore elettrico, naturalmente.

Se arriveremo al 2030 con l’effettivo taglio del 55% delle emissioni, la parte successiva sarà in discesa. l’obiettivo del governo, ma deve essere l’obiettivo del Paese”.

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