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Gabrielli (Capo della Polizia): «Temevo che i cittadini cominciassero a vivere in maniera sbagliata»

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“In questi giorni il tema è quello degli assembramenti, delle discoteche: io non ho alcun problema, se l’autorità politica mi dice di dar disposizione a tutte le forze di polizia di fare controlli massivi sulle discoteche, ma gli effetti, credo, sarebbero devastanti”. Lo ha detto il capo della Polizia Franco Gabrielli, ospite al Versilia festival, commentando il rischio di un aumento di contagi con l’allentamento delle misure imposte in tema di Coronavirus alla luce dei numerosi assembramenti segnalati nei locali e in alcune attività commerciali.

“Se questo Paese non riparte altro che questioni di piazza. E poi, da un punto di vista delle modalità con le quali le forze di polizia dovrebbero essere chiamate a gestire questa modalità di controllo, credo che sarebbe il classico rimedio peggiore del male che si vuole cercare di risolvere – spiega Gabrielli – Mai come in questo momento esiste un tema di responsabilità personale. Anche all’interno della forza di Polizia è partita la preoccupazione legittima che il contagio che potesse arrivare dall’arrestato, dal denunciante, dall’immigrato. Poi ci siamo resi conto alla fine che i maggiori veicoli del contagio eravamo noi. Perché magari in servizio avevamo tutte le protezioni, una volta fuori meno”.

“Ormai siamo entrati in un meccanismo per cui alcune accortezze in termini di profilassi devono necessariamente diventare uno stile di vita perché dobbiamo proteggerci – conclude – e questo dipende da noi. Nell’ultima parte del lockdown ho sempre più mollato la presa perché ero seriamente preoccupato che i cittadini cominciassero a vivere in maniera sbagliata: non più come un presidio di legalità, un punto di riferimento, ma addirittura come qualcuno che entrava nella vita con le modalità peggiori. L’unica ragione d’essere delle Forze di Polizia è quella di essere al servizio delle comunità, la cui sicurezza ci è stata affidata e se non entriamo in empatia con le comunità noi siamo finiti”.

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