«È impensabile guardare Roma con le lenti che tutti avevamo un anno fa. Il confronto sull’avvenire della Capitale deve fare un salto di qualità, mentre il dibattito pubblico appare impaurito, se non paralizzato». Così si è espresso Francesco Rutelli, intervenendo al webinar “Ascoltare l’Architettura. Un cambio di prospettiva, quale Roma? Ripensare e vivere nel III Millennio dopo il Covid-19”, organizzato dall’Ordine degli Architetti di Roma.
«Pensiamo forse che l’organizzazione degli uffici rimarrà quella del decennio scorso? Che mobilità e logistica rimangano inchiodate ai modelli passati? E il commercio, al dettaglio, in centro, nei quartieri periferici, nelle strutture commerciali medie, grandi o mega? E l’organizzazione territoriale della sanità, della prevenzione e della cura, dei servizi sociali alla persona? Chi può pensare di mantenere l’inflazione cartacea della burocrazia, anziché applicare una veloce e profonda trasformazione digitale dei servizi per il pubblico? Partendo dalla casa degli Architetti romani, occorre proporre gli obiettivi e gli strumenti di una vera rigenerazione urbana: non più lentissimi micro-progetti per un singolo isolato, ma nuove centralità e funzioni nei quartieri esterni, nuove piazze e ristrutturazioni di decine di scuole in degrado», aggiunge Rutelli, che ha pubblicato di recente il suo nuovo libro, edito per Laterza, “Tutte le strade partono da Roma”.
L’ex sindaco di Roma si auspica una stagione di profondi investimenti per cambiare le città e sopratutto la città per eccellenza: Roma. «Occorrono investimenti per una nuova cura del ferro, di integrazione dei sistemi di trasporto; ripensamento e rilancio radicale del turismo nel Centro storico e nell’intero territorio metropolitano; ruolo della cultura, delle industrie creative e del Patrimonio come motore di sviluppo e di occupazione; un piano sistematico di manutenzione e servizi ambientali moderni. Famiglie, giovani, anziani faticano a vivere mantenendo le distanze in complessi residenziali senza luce, senza verde, senza spazi, mentre milioni di metri cubi direzionali rimangono vuoti e vecchi capannoni abbandonati. È urgente il ritorno dell’architettura, di progetti concreti discussi nei quartieri con la cittadinanza. Così è tempo di declinare sostenibilità ed ecologia, in una città non prigioniera dei tweet».
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