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Francesco Le Foche (Immunologo): «Niente panico, serve razionalità, la scienza ci salverà»

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“Bisogna organizzare strutture esterne che accolgano il paziente in modo  che non ci sia una condizione di contagi tra familiari. Bisogna evitare di entrare nel panico. Bisogna essere prudenti e razionali. Indossare la mascherina, distanziarci, igienizzarci, ma restare razionali. Niente panico. In estate ci siamo rilassati, il controllo sociale del virus è fondamentale, dobbiamo essere rispettosi della salute degli altri, portare bene le mascherine, lavarci le mani, limitarci a fare l’essenziale. Poi tra quattro o cinque mesi andremo verso il futuro. La scienza ci salverà, questo è il pianeta più bello dell’universo, dove c’è l’umanità. La scienza sconfiggerà anche questa pandemia”.

Lo ha detto Francesco Le Foche, immunologo clinico, ai microfoni di Rai   Radio2 nel corso del format ‘I Lunatici’.       

“Il numero dei contagiati cresce, c’è una diffusione del numero dei contagi, la patologia che stiamo affrontando è diversa rispetto a marzo, è molto più tranquilla”, ha sottolineato l’immunologo clinico facendo il punto delle situazione. “Dobbiamo fare in modo che il numero non cresca, che la diffusione sociale del virus non ne aumenti la carica, perché questo potrebbe far aumentare il numero di posti occupati nei reparti e nelle terapie intensive”.

“Ora i contagi sono molti in Lombardia, ma si sono spalmati in tutta la penisola. I casi sono meno gravi perché li vediamo prima e li trattiamo meglio. Sono molto meno importanti. E si muore di meno. Sappiamo gestire molto meglio il paziente”, ha aggiunto.

“Dobbiamo ancora controllare bene il territorio, organizzarlo meglio, ma questo è quello che succede nei reparti. Tranquillamente trattiamo il paziente, che spesso esce in tempi rapidi. Arrivano spesso in buone  condizioni e li dimettiamo bene. Dobbiamo organizzare delle strutture   esterne che accolgano il paziente in modo che non ci sia una condizione di contagi tra familiari – ha evidenziato – Dobbiamo mettere in campo una sorta di lockdown personale, su cento cose che dovremmo fare facciamone quindici, quelle più urgenti. Proteggerci per i prossimi quattro o cinque mesi”.       

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