«L’idrogeno può avere un ruolo chiave nella transizione globale verso l’energia pulita». Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), saluta così, in un’intervista a Luca Fraioli di Repubblica, l’accordo tra Francia e Germania per lo sviluppo di tecnologie legate all’idrogeno.
Perché l’idrogeno è una chance importante?
«Perché è altamente versatile, può essere prodotto da fonti energetiche a basse emissioni di carbonio, e non emette né inquinanti atmosferici né CO2 quando viene utilizzato. Può essere utilizzato in molti settori produttivi, riducendone le emissioni di gas a effetto serra. Infine, l’idrogeno può stoccare grandi quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili, per periodi di tempo più lunghi rispetto alle batterie».
L’accordo tra Francia e Germania va dunque in questa direzione?
«Una delle sfide maggiori per la diffusione dell’idrogeno è ridurre il divario di costo rispetto ad altre forme energetiche. Per ottenere questo obiettivo sono necessarie nuove tecnologie: più rapidamente ciò avverrà, migliori saranno le prospettive per l’idrogeno. La collaborazione internazionale, come quella tra Francia e Germania, può accelerare questi progressi».
L’idrogeno è la soluzione per un futuro fatto di energia pulita?
«Non è ‘la soluzione’, non è un ‘proiettile d’argento’ che risolverà tutti nostri problemi energetici. Ma può essere uno dei pilastri, insieme ad altre tecnologie pulite, come le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, il sequestro della CO2 e il suo stoccaggio. Avremo bisogno di questo per un sistema energetico pulito, accessibile, sicuro».
Che cosa rischiano quei Paesi che non partecipano allo sviluppo di questa tecnologia?
«I governi che falliscono nel farlo rischiano di ostacolare la loro transizione verso l’energia pulita. Forse non oggi, ma sicuramente domani».
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