Elly Schlein è la vicepresidente della regione Emilia-Romagna, ma è stata anche tra la pattuglia degli europarlamentari del Pd che, nella passata legislatura Ue, ha negoziato la riforma di Dublino approvata dal Pe ma poi arenatasi sulle secche del Consiglio Ue.
Sul nuovo corso, Schlein non spende parole critiche: “Questa è una grande delusione – dice – perché è una proposta che al di là di dichiarare l’abolizione del nome di Dublino non ne abolisce l’ipocrisia: la solidarietà proposta è quella flessibile, una vecchia idea che però non risolve il tema di fondo, cioè l’obbligo di condivisione delle responsabilità sull’accoglienza”.
La proposta avanzata dalla Commissione, per Schlein, “rappresenta un passo indietro e non solo rispetto a quanto il Pe aveva approvato a larghissima maggioranza nel 2017, costruendo un articolato sistema che prevedeva un meccanismo obbligatorio di ricollocamento e la valorizzava anche i legami significativi dei richiedenti asilo. Ma è un passo indietro anche rispetto alla proposta del 2016 della Commissione che, pur a soglie molte alte, prevedeva comunque l’obbligo di ricollocamento. La solidarietà flessibile” prevista dalla proposta di oggi “dà una via di uscita facile a quei Paesi vogliono la solidarietà quando si parla di fondi strutturali e che dimenticano poi che cosa chiedono i Trattati. E questo perché dà la possibilità di ricollocare oppure sponsorizzare i rimpatri oppure dare altre forme non ancora specificate di supporto operativo.
Ecco, questa è la vecchia idea della solidarietà flessibile che però – dice Schlein – non obbliga i Paesi a condividere le responsabilità sull’esame delle richieste d’asilo, che è il vero tema. Sono esami che possono anche essere lunghi e onerosi ed è bene che non si facciano solo nel primo Paese di arrivo”. Per Schlein “sembra che si sia voluto dichiarare il superamento di Dublino quando in realtà non si superano le storture e le ipocrisie di fondo che il sistema ha originato lasciando la maggior parte delle responsabilità sull’accoglienza sui Paesi che si trovano geograficamente collocati ai confini caldi dell’Ue. E la storia di questi anni ci ha dimostrato che non ha mai funzionato nessuna ipotesi di solidarietà volontaria, mentre i Trattati chiedono una condivisione equa delle responsabilità basata sul principio di solidarietà”.
“Questo – aggiunge la vice presidente dell’Emilia Romagna – consegna al governo italiano la grande responsabilità di fare da capofila in un un negoziato durissimo insieme a quei Paesi che hanno sempre insistito sui ricollocamenti obbligatori. Con l’obiettivo di riportare la proposta di nuovo Patto verso quella che il Pe aveva già approvato. E che aveva avuto il voto favorevole di uno schieramento che andava dai socialdemocratici ai popolari, dai liberali ai verdi alla sinistra, dal Nord al Sud e dall’Est all’Ovest dell’Europa. Qui, purtroppo, pare che, a fronte dell’incapacità di far votare il Consiglio, che è bene ricordarlo su Dublino non deve decidere all’unanimità ma a maggioranza qualificata, ci sarà tutto da rifare senza aver sciolto davvero il nodo”.
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