Caltagirone e Del Vecchio “sono due delle famiglie imprenditoriali più di successo in Italia. Caltagirone ha investito in Anima. Sanno che Castagna è un ottimo manager e non a caso hanno preso entrambe il 3,5%. Credo nelle coincidenze, ma sino a un certo punto. Ormai è ovvio che il terzo polo diventerà, nei prossimi due-tre anni, quello di Banco Bpm-Monte dei Paschi”.
Lo afferma in un’intervista alla Stampa Davide Serra, ceo e fondatore di Algebris, dopo la vendita del 15% di Mps da parte del Tesoro che ha portato all’ingresso di Banco Bpm, Anima, Caltagirone e Del Vecchio.
Due anni Algebris fa ha fatto parte del consorzio di garanzia per l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di Monte dei Paschi: “abbiamo investito quando nessuno voleva, creando le condizioni per la nascita del terzo polo: ormai è chiaro a tutti sarà tra Mps-Banco Bpm”, dice poco prima di imbarcarsi su un volo per Singapore per incontrare nuovi investitori.
Il Mef ha incassato 1,1 miliardi, vendendo il 15% di Mps e io “sono positivamente sorpreso perché con questa operazione il Tesoro rientra di gran parte dell’investimento.
Ma è molto positivo che una quota del capitale sia andata a una banca che si è distinta in maniera eccezionale: Banco Bpm genera un ritorno superiore al 15%, è profittevole.
Ora in Mps crea uno zoccolo duro di azionisti che è cruciale per la governance”.
Banco Bpm, guidato da Giuseppe Castagna, ha comprato il 5%, un altro 4% è in Anima sulla quale lo stesso Banco ha lanciato un’opa e per Serra “Castagna è un amministratore delegato eccezionale. Lui fu obbligato a quotare Anima ed è stato molto bravo a cogliere il momento giusto per riprendersela.
Si garantisce la distribuzione dei prodotti Anima sulla rete Mps e poi, con il 9% sommato al 7% delle famiglie Caltagirone e Del Vecchio, si prenota per fare una fusione o un’acquisizione se un domani dovessero esserci le condizioni”.
“Il business bancario è tutto tranne che un salotto: ha i regolatori in casa, la Banca centrale europea e tante complessità.
Si prestano soldi, ma se anche un solo creditore non paga sono problemi ed è un business competitivo. Tutto tranne un salotto”, spiega Serra.
Su Unipol, grande assente dell’operazione, Serra afferma che “sono stati molto razionali.
Carlo Cimbri ha sempre investito solo a valutazioni bassissime.
Secondo me, ha guardato lo scenario e ha deciso di non partecipare.
E tenga presente che la distribuzione assicurativa, ciò che a Unipol interessa di Mps, è comunque legata ancora ad Axa e la joint venture non è ancora stata sciolta.
Cimbri oggi genera ritorni alti e continuerà nell’esecuzione del suo progetto in maniera tranquilla e stabile”, conclude.








