“Il discorso sui pericoli del populismo dei Pm è fuorviante. I Pm non solo godono di piena indipendenza esterna ma sono largamente indipendenti ed autonomi anche nell’ambito dei loro uffici. Hanno poteri che nessun altro Pm ha in Europa”. A dirlo in un’intervista al Riformista è Giuseppe Di Federico, professore emerito di Ordinamento giudiziario dell’Università di Bologna.
“Nella fase delle indagini – sottolinea – il nostro Pm è di fatto un poliziotto indipendente che a differenza del poliziotto non può essere chiamato a rispondere delle sue iniziative anche quando si dimostrino ingiustificate e gravemente dannose per i cittadini. Certo il consenso popolare può accentuare la pericolosità di questi poteri, tuttavia il populismo non è il vero problema. Il problema vero è quello di adottare forme adeguate di responsabilizzazione dell’attività del nostro Pm così come avviene in altri Paesi democratici”.
“Palamara sta solo esercitando i suoi diritti di difesa. Certo gli addetti ai lavori sapevano del fenomeno e delle disfunzioni del correntismo, compresi quelli che ora accusano e giudicano Palamara in sede disciplinare, magistrati cioè la cui carriera o elezione in Consiglio si è in vario modo avvantaggiata del correntismo. È forse qui che l’ipocrisia va ricercata. Se fossi in loro io mi sentirei a disagio”, prosegue Di Federico riguardo la lista di testi presentata da Luca Palamara, chiamato a deporre nel procedimento davanti alla sezione disciplinare del Csm. Quanto alla richiesta dei legali di Palamara di trascrivere diverse telefonate che non sono state valorizzate dagli inquirenti, Di Federico spiega: “Far emergere gli elementi a favore per porre in ombra quelli sfavorevoli è da sempre una tecnica difensiva ovunque e non solo in Inghilterra. Sta poi al giudice non farsi influenzare o fuorviare da queste tecniche difensive”.
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