L’elezione per il Quirinale si avvicina e, tra le molte voci, c’è anche quella di Pierfrancesco De Robertis, che sostiene non serva un presidente a tempo, che «aggiunge precarietà a una politica italiana tristemente precaria di suo», e cita l’episodio di Sisto V.
«Era il 1585, ma da allora gli psico-meccanismi del potere sono rimasti gli stessi e così molti di coloro che adesso ambiscono a salire su quello stesso Colle annusano la medesima aria di stallo, comprendono la generale voglia di un mandato “breve” e confidano che la loro età avanzata invogli i grandi elettori», afferma nel suo editoriale su il Giorno.
«La disponibilità a un mandato accorciato non dalla Costituzione ma dal Padreterno che le numerose candidature e autocandidature di ultraoctuagenari lasciano sottindendere si configurano però come una scorciatoia che aggiunge precarietà a una politica italiana tristemente precaria di suo. Ma è di precarietà trasferita ai massimi vertici istituzionali che il Paese ha bisogno?».
«Il problema di questa elezione 2022 è che nessuno dei due blocchi ha la forza di vincere contando ognuno circa 450 grandi elettori (una cinquantina in meno del necessario), senza considerare che i partiti controllano poco i propri gruppi. In qualche modo ne usciremo, perché ne siamo sempre usciti, ma non tutti i modi sono neutri. Alcuni sono utili al Paese, alla difficile fase che stiamo vivendo, altri molto meno. Il peggiore è, appunto un mandato a tempo, contrario non tanto allo spirito della Costituzione quanto alla Politica».
«È una misura eccezionale, che per questo non può diventare l’abitudine. Il secondo è lo scontro frontale dei due quasi-blocchi, che viste le impotenze reciproche trasformerebbe in una corrida prima il parlamento poi il resto delle istituzioni. Il modo migliore, forse l’unico, è quindi un grande accordo che identifichi una personalità di garanzia per tutti, e quella strada persegua».
«Chiunque sia. Non un’elezione a maggioranza, ma un’elezione della maggioranza che conseguentemente conferisca all’eletto (o alla eletta) un preciso mandato di unità. Ultimamente purtroppo non è accaduto così. Forse il Quirinale 2022 e la debolezza della politica con la quale ci arriviamo potrebbero essere l’occasione per riscoprire un principio una volta mai messo in discussione: le istituzioni non sono dei partiti ma di tutti i cittadini. E loro chiedono unità».
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