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Carlo Sangalli (presidente Confcommercio): «Importante incentivare i consumi se si vuole uscire dalla crisi»

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Il peccato originale in tempi di coronavirus risiede nella sfiducia e nella cautela delle famiglie, che non consumano. Secondo Confcommercio, non può esserci ripresa in assenza di politiche fiscali che possano incentivare i consumi. Il quadro d’insieme, fa sapere l’Ufficio Studi, indica come – pur in presenza di un tessuto imprenditoriale vivace e coraggioso – sia le riduzioni più profonde di quanto atteso ad aprile sia una ripresa più lenta a maggio e giugno, comporteranno una revisione della variazione del Pil per il 2020 in prossimità del -9%/-10%.
I comportamenti delle famiglie in materia di consumo si sono confermati prudenti. Nel confronto annuo l’indicatore dei consumi (Icc) segnala un calo del 15,2% a giugno, dato meno negativo se confrontato con il trimestre precedente, ma ancora lontano dai valori pre-pandemia. Se per l’alimentare, dopo il moderato aumento registrato nei mesi di lockdown, si conferma una stabilizzazione, per altri segmenti il rimbalzo di aprile e maggio ha solo attenuato i contorni di una situazione estremamente grave, si legge nella Congiuntura di piazza Belli.
Per la filiera turistica, che nei mesi estivi concentra gran parte del fatturato annuo, la distanza tra una situazione normale e quella attuale è abissale, così come per l’abbigliamento e per il segmento delle auto, settori vitali per la ripresa del Paese. Dopo le buone performance di maggio, il recupero dell’attività è proseguito a ritmi meno intensi, con una stima per il mese di luglio di una crescita congiunturale del Pil, al netto dei fattori stagionali, del 4,3%, valutazione che comporterebbe un livello inferiore del 12,5% rispetto allo stesso mese del 2019. Le prospettive a breve si confermano piene di incognite, anche in considerazione delle difficoltà che vivono molte famiglie. Il disagio sociale, misurato sulla base del Misery Index Confcommercio (Mic), seppure in ridimensionamento, si attesta anche a maggio a livelli record, a testimoniare una situazione critica del mercato del lavoro, nella sostanza prima più che nelle statistiche. A questo si aggiungono le difficoltà degli altri Paesi e i problemi di mobilità internazionale, elementi che portano a spostare oltre l’autunno il ritorno dei dati della filiera turistica su valori meno drammatici. “C’è volontà di ripartire grazie al coraggio degli imprenditori che si mettono in gioco anche in condizioni di grande incertezza”, commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, “ma le perdite di fatturato e reddito sono ingenti, soprattutto per la filiera turistica, i trasporti e l’intrattenimento: è necessario incentivare la ripresa dei consumi attraverso una politica fiscale più coraggiosa, strada obbligata per ridare ossigeno alle imprese e salvare l’occupazione”

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