«Le Regioni vogliono scaricare la responsabilità di questo disastro e chiedono al governo di certificare la loro assoluzione. Non ho mai visto un simile concentrato di demagogia e populismo».
Intervistato da Enrico Ferro di Repubblica, Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia dell’Università di Padova, boccia senza appello il documento stilato dai presidenti delle Regioni: «Escludere gli asintomatici dal tracciamento è una catastrofe annunciata. Sono irresponsabili».
Perché? «La vera lotta contro il virus è una lotta contro chi lo trasmette. Rimango stupito quando ancora qualcuno ha il coraggio di sostenere che gli asintomatici non siano un problema».
Qual è la strada da seguire? «Tracciamento e prevenzione, queste sono le parole d’ordine. Tutti i programmi che hanno avuto successo nel contrasto del virus erano basati sul tracciamento degli asintomatici. La Cina ha fatto 9 milioni di tamponi per prendere gli asintomatici».
In Italia qualcuno ha usato questo schema? «Il differente andamento dell’epidemia in Veneto, durante la prima ondata, è dovuto al fatto che abbiamo cercato gli asintomatici».
La Regione Veneto però l’aveva minacciata di sanzioni, perché non rientrava tra le prestazioni coperte dalla sanità nazionale. «Il Veneto ha fatto tutto e il contrario di tutto. Prima disse no, poi mi diede retta, poi si sono spostati su posizioni diverse. Oggi chiede al governo di non testarli. Fatalità, oggi i numeri del Veneto non si discostano più da quelli delle altre regioni».
Che motivo avrebbero le Regioni per chiedere una soluzione così controproducente? «Non sono stati in grado di predisporre la macchina necessaria per fare i tamponi a tutti gli asintomatici. Servono logistica, risorse, capacità di tracciare le persone. Oggi siamo in questa situazione perché da maggio a settembre nessuno ha saputo mettere in piedi un piano. Vogliono il sigillo del governo per mascherare il loro fallimento».
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