L’indice mondiale delle materie prime (Stoxx Basic Materials) nell’ultimo mese ha guadagnato il 10% risultando il migliore rispetto a tutte gli altri indicatori di mercato.
Il risultato lo ha proiettato sui massimi da marzo 2023.
Nello stesso periodo l’indice globale delle Borse (Stoxx 600) è cresciuto soltanto del +4,6%.
In questo caso non si tratta solamente di speculazioni di mercato.
Il rincaro delle materie prime, infatti si riflette sull’inflazione perché inevitabilmente farà crescere i prezzi al consumo.
A guidare il rialzo è il rame.
I futures ieri hanno registrato un nuovo massimo storico, toccando quota 11.000 dollari/tonnellata, dopo un aumento del +25% in soli due mesi.
Le misure di sostegno immobiliare della Cina e i dati industriali migliori del previsto hanno spinto le società minerarie e energetiche europee in cima a tutti i listini.
Gli analisti osservano una notevole carenza di concentrato di rame sulla base dei costi di raffinazione.
Secondo quanto riferito, gli operatori hanno guidato l’impennata correndo a procurarsi il metallo – che scarseggiava – per una consegna a breve.
La società specializzata StenoResearch non lo considera un movimento semplicemente speculativo.
Secondo i suoi esperti, la domanda proviene da una mirata strategia di acquisto della Cina, prima di una svalutazione o di un controllo strategico delle catene di approvvigionamento per veicoli elettrici, turbine eoliche e pannelli solari.
Il governo cinese, infatti, ha annunciato che acquisterà il patrimonio immobiliare invenduto per limitare le inadempienze degli sviluppatori in difficoltà, aggiungendo stimoli alle infrastrutture attraverso nuove emissioni di debito a lungo termine.
Ciò ha amplificato le scommesse sul consumo di rame a causa del suo ruolo chiave nell’elettrificazione, dallo stoccaggio di energia su scala di rete alle infrastrutture dei data center.
Nel frattempo, le speranze di un aumento della produzione sono deboli, poiché gli alti costi legati all’impegno in nuovi progetti hanno spinto i giganti minerari a provare fusioni invece che dedicarsi a nuovi progetti, come si è visto in un doppio tentativo da parte di BHP di acquistare Anglo American.
Alla corsa del rame si è aggiunto il rame i cui i prezzi sono arrivati a oltre 2.700 dollari per tonnellata, il livello più alto in due anni.
La carenza di gas ha spinto il colosso minerario Rio Tinto a dichiarare forza maggiore sui carichi di allumina provenienti dalle sue raffinerie australiane, sollevando preoccupazioni sulla fornitura del materiale chiave da parte del secondo produttore mondiale.
Ciò si è aggiunto alle preoccupazioni per una produzione insufficiente dopo che le condizioni meteorologiche incerte nella regione chiave della produzione cinese dello Yunnan hanno, minacciato la disponibilità di energia idroelettrica per i produttori.
L’alluminio viene prodotto dalla bauxite attraverso una serie di processi.
Per produrre 1 tonnellata di alluminio sono necessarie circa 4-5 tonnellate di bauxite.
Per questo il riciclo è una componente importante dell’industria dell’alluminio, che è recuperabile all’infinito.
Secondo l’Aluminium Association, quasi il 75% di tutto l’alluminio prodotto negli Stati Uniti è ancora in uso oggi.
Oltre il 90% dell’alluminio utilizzato nei componenti automobilistici e edili viene riciclato.
Non si sottrae all al rialzo il nichel, schizzato ai massimi da 9 mesi a fine della scorsa settimana.
Ha raggiunto 21mila dollari per tonnellata per i rischi di potenziali interruzioni dell’offerta a causa delle crescenti tensioni sociali in Nuova Caledonia.
L’isola di fatto francese è infatti una delle principali regioni minerarie di nichel a livello mondiale.
Riprende anche a correre il gas.
Il contratto Ttf con scadenza giugno ha terminato gli scambi a quasi 35 euro per megawattora, record da 6 settimane per le preoccupazioni sul prolungamento delle manutenzioni in Norvegia.
Il campo Troll e l’impianto di lavorazione di Kollsnes rimarranno inattivi.
I flussi dovrebbero normalizzarsi gradualmente entro la fine di maggio.
Inoltre le forniture di gas attraverso i gasdotti verso l’Europa si sono attestate al minimo di 178,9 milioni di metri cubi al giorno, il livello più basso da settembre.
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