Sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo critica la scelta francese di rimuovere la croce della cupola degli Invalides dai manifesti ufficiali delle Olimpiadi di Parigi 2024, e si chiede se quella immagine falsa sia l’Europa che recide le proprie radici e ammaina le proprie bandiere, oppure l’Europa plurale del nostro futuro.
Innanzitutto, afferma Cazzullo, quell’immagine è un falso.
E quando si ricorre scientemente a un falso, è perché abbiamo un problema.
La cupola degli Invalides non è un posto qualsiasi; è uno dei luoghi della civiltà europea.
Se il Re Sole avesse voluto erigere una guglia anziché una croce, e se Napoleone avesse voluto essere sepolto — o i suoi posteri avessero voluto seppellirlo — sotto un elemento architettonico anziché sotto un simbolo religioso, l’avrebbero fatto.
Poi certo quell’immagine ritoccata non parla solo del Re Sole e di Napoleone — per quanto, insomma, non siano due passanti — ma della Francia di oggi, dove vivono cinque milioni di musulmani, duecentomila ebrei, e soprattutto milioni di francesi che non sentono di appartenere alla civiltà cattolica.
E lo stesso, sia pure con numeri diversi, vale per tutti i Paesi dell’Europa occidentale.
Macron ha indicato due obiettivi per il 2024: le Olimpiadi e il restauro di Notre-Dame.
Ha proprio detto così: «I Giochi sono una volta ogni cent’anni; ma le cattedrali si fondano o si rifondano una volta ogni mille anni».
Se però poi abolisci le croci, le cattedrali diventano orgoglio nazionale, non segno spirituale.
Il cristianesimo non è aut-aut, ma et-et; è nell’aggiungere, non nell’elidere.
Umanesimo e cristianesimo sono stati a volte in contrasto, a volte legati.
Abbiamo impiegato secoli per conciliare fede e ragione, spiritualità e diritti umani.
Non gettiamo via tutto.
Ai Giochi di Parigi ci saranno croci, ci saranno mezzelune; ed è importante che ci sia anche la stella di David.
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