Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Quando le disuguaglianze aumentano e le opportunità di mobilità si riducono, fiducia e coesione rischiano di indebolirsi | L’analisi di Roberto Garofoli

Scuola, casa, prevenzione della devianza giovanile e presidio del territorio.
Secondo Roberto Garofoli, presidente di sezione del Consiglio di Stato, è da qui che deve passare una strategia efficace.
Le sue proposte sono contenute in un intervento pubblicato da La Stampa.

Il punto di partenza è netto.

Le violenze viste in Italia e in Europa vanno condannate senza ambiguità, scrive Garofoli su La Stampa, perché il diritto costituzionale di manifestare è per sua natura incompatibile con le aggressioni alle forze dell’ordine e con le devastazioni.

Le azioni di pochi, però, non devono oscurare le richieste di chi scende in piazza in modo pacifico.

Le proteste hanno motivazioni diverse e non si riducono al solo disagio giovanile.

Ma rivelano tensioni che chiamano in causa le democrazie e la loro capacità di garantire alle nuove generazioni opportunità, mobilità sociale e fiducia nel futuro.

Il legame tra crescita e coesione

Per l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Draghi, crescita, disuguaglianze e coesione sociale sono strettamente legate.

Lo hanno dimostrato molti economisti, tra cui il premio Nobel Joseph Stiglitz.

Quando le disuguaglianze aumentano e le opportunità di mobilità si riducono, fiducia e coesione rischiano di indebolirsi.

Questo non spiega né giustifica la violenza, precisa Garofoli.

Ma conferma che la sicurezza non è soltanto una questione di ordine pubblico.

È la tesi del rapporto “Le leve per la crescita”, promosso dall’Anci e pubblicato dal Mulino.

Il lavoro, curato da un centinaio di esperti in un anno, è dedicato alle sfide che il Paese dovrà affrontare dopo il Pnrr.

Il documento parte da un’idea: la crescita presuppone coesione sociale, ed entrambe richiedono istituzioni capaci di affrontare problemi connessi tra loro.

La sicurezza urbana ne è un esempio, perché su di essa pesano criminalità, disuguaglianze, condizioni abitative, istruzione e servizi.

Per questo, secondo il rapporto, il contrasto alla criminalità va integrato con politiche educative, sociali e urbane e con forme di prevenzione situazionale, sociale, comunitaria e precoce.

In gioco, sottolinea Garofoli, c’è anche la capacità delle democrazie occidentali di preservare, in una fase difficile, le loro conquiste più importanti: le libertà, compresa quella di manifestare, e un benessere economico e sociale diffuso.

La scuola contro le disuguaglianze

La prima delle quattro politiche indicate per l’Italia riguarda la scuola, che deve ridurre le disuguaglianze invece di riprodurle.

I numeri citati sono eloquenti: l’abbandono scolastico colpisce il 22,7% dei giovani figli di genitori con la sola licenza media, contro il 2,3% dei figli di laureati.

Servono, secondo l’autore, più risorse per le scuole più in difficoltà, continuità didattica, tempo pieno alle medie e orientamento.

Rigenerazione urbana e casa

Il secondo fronte è quello della rigenerazione urbana e delle politiche abitative.

La sicurezza, scrive Garofoli, deve guidare le scelte di pianificazione urbanistica e gli interventi di rigenerazione, che vanno resi strutturali anche oltre il Pnrr.

Altrettanto urgente è affrontare le difficoltà di accesso alla casa, che limitano l’autonomia dei giovani.

La proposta prevede politiche stabili per l’housing universitario e la valutazione di una garanzia pubblica per l’affitto dei giovani lavoratori.

Prevenire la devianza giovanile

Terzo pilastro è la prevenzione della devianza giovanile.

Gli ingressi di minorenni negli istituti penali sono passati da 1.051 nel 2022 a 1.258 nel 2024.

Il 26,7% dei minori è a rischio di povertà o esclusione sociale, due fenomeni che l’autore invita a non confondere.

Prevenire significa sostenere le famiglie, contrastare l’abbandono scolastico, offrire percorsi educativi e lavorativi e valorizzare le reti comunitarie.

Il presidio del territorio

Infine, il presidio del territorio.

A organici adeguati, sostiene Garofoli su La Stampa, deve accompagnarsi una distribuzione più flessibile delle forze di polizia, attenta ai bisogni dei territori e alle situazioni di maggiore fragilità sociale.

C’è poi il nodo del costo degli alloggi, che nelle grandi città ostacola la mobilità e la permanenza degli operatori.

Un metodo di governo condiviso

Nessuna di queste politiche può essere realizzata da una sola istituzione.

Il legislatore, ricorda Garofoli, ha già riconosciuto la natura multidimensionale della sicurezza con i Patti per la sicurezza urbana, firmati da prefetti e sindaci.

Questi accordi prevedono una collaborazione che affianca alla prevenzione della criminalità interventi di carattere sociale e urbano.

La sfida ora è trasformare questa visione in politiche stabili ed efficaci, che facciano della collaborazione tra istituzioni il metodo ordinario per governare la sicurezza.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.