L’economista della Boston University, padre della contabilità generazionale, mette a confronto Italia e Stati Uniti: il nostro squilibrio di lungo periodo è più piccolo di quello americano, ma ogni rinvio lo rende insostenibile.
Quando si parla di pensioni e di riforme di bilancio, la politica dovrebbe comportarsi “da adulti”.
E il primo dovere di un adulto “è prendersi cura dei propri figli“.
È questo il cuore del ragionamento che Laurence Kotlikoff ha affidato a Il Foglio, in un’intervista firmata da Davide Mattone.
Economista e professore alla Boston University, già membro del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca durante la presidenza Reagan, Kotlikoff è considerato uno dei padri della contabilità generazionale, lo strumento che misura quanto pesano le scelte fiscali e di bilancio di uno stato sulle diverse generazioni.
Il conto lasciato ai nipoti
Secondo l’economista, per giudicare una riforma non basta chiedersi che cosa guadagnano o perdono i pensionati di oggi: bisogna guardare anche al conto che resta a figli e nipoti.
Una lente che Kotlikoff applica anche alle proteste dei giovani francesi scesi in piazza contro la riforma delle pensioni. “Protestano contro qualcuno che sta cercando di salvargli la pelle economicamente”, ha spiegato a Il Foglio. “Perché se non si alza l’età della pensione, e se non si fa altro, la pensione loro non l’avranno”.
Italia e Stati Uniti, un confronto a sorpresa
Uno dei suoi lavori più recenti, realizzato in collaborazione con Bankitalia e firmato insieme a Emanuele Dicarlo, Mauro Marè e Marco Olivari, mette a confronto Italia e Stati Uniti e arriva a una conclusione inattesa: nel lungo periodo i conti italiani potrebbero risultare meno squilibrati di quelli americani.
Gli autori misurano il cosiddetto fiscal gap, cioè lo squilibrio, a valori attuali, tra le entrate future e le risorse necessarie per onorare il debito e gli impegni di spesa già previsti dalle leggi in vigore, a cominciare proprio dalle pensioni.
Con un tasso di sconto reale del 2 per cento, l’aggiustamento strutturale da introdurre e mantenere per rendere sostenibili i conti vale lo 0,7 per cento del Pil per l’Italia e il 4,3 per cento per gli Stati Uniti.
“Se l’Italia interviene subito, lo sforzo richiesto è molto inferiore a quello americano”, ha detto Kotlikoff a Il Foglio. “Se aspetta e lascia tutto alle generazioni future, il peso sarà devastante e impossibile da sostenere”.
La spiegazione sta nella diversa struttura delle due economie. “L’Italia ha un fiscal gap più piccolo rispetto alla sua economia, ma anche una base imponibile futura più ridotta, per la minore natalità e la crescita più lenta della produttività del lavoro”, osserva l’economista. “Gli Stati Uniti hanno uno squilibrio maggiore, ma anche una base imponibile futura molto più ampia”.
Il risultato, nelle ipotesi privilegiate dallo studio, è paradossale: scaricare l’intero aggiustamento sulle generazioni future porterebbe in entrambi i paesi il prelievo netto a circa il 104 per cento dei redditi da lavoro. “Per ogni euro, per ogni dollaro guadagnato, dovrebbero versarne il 104 per cento al governo.
Ovviamente è impossibile”.
La ricetta: tagli permanenti e verifiche ogni anno
Per arrivare a una soluzione equa tra pensionati, lavoratori e chi deve ancora nascere, la strada indicata da Kotlikoff è intervenire subito, “tagliando trasferimenti e altre spese, con misure permanenti, che non costringano le generazioni future a ulteriori aggiustamenti”.
E poiché il futuro non si conosce, il calcolo va ripetuto ogni anno per verificare se la politica in corso regge. “Ma non si può dire: siamo qui e il conto più salato lo lasciamo a chi viene dopo.
Tutte le generazioni devono avere lo stesso carico fiscale netto, in proporzione ai redditi, nell’arco della vita”.
La politica prigioniera degli elettori di oggi
La Francia è impantanata in una crisi fiscale e sociale, l’Italia non sembra da meno e un discorso analogo potrebbe valere presto per altre economie avanzate.
Eppure la politica continua a evitare le riforme strutturali, e il dibattito sulle pensioni resta ostaggio di un’ampia fetta dell’elettorato attuale.
Un comportamento che Kotlikoff, nell’intervista a Il Foglio, non esita a definire “immorale”. “Credo invece che un partito che mette al centro il dovere morale tra generazioni, verso chi c’è oggi, chi crescerà e chi deve ancora nascere, avrà un vantaggio”, sostiene. “Perché votare per lasciare ai figli un conto pari al 104 per cento del salario vuol dire scegliere che facciano la fame, che lascino il paese o che non facciano figli.
È di questo che devono parlare Meloni, Macron e gli altri, non solo dell’età della pensione”.
La lezione argentina
Qual è il paese che mostra meglio il prezzo del rinvio?
Per Kotlikoff non ci sono dubbi: l’Argentina. “Cento anni fa era tra i paesi più ricchi del mondo per tenore di vita, e non è decaduta per le capacità degli argentini o per le risorse naturali, ma per una cattiva politica dopo l’altra.
Più si rimanda, più ci si avvicina a una qualche forma di default“.
E l’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a colmare il divario?
L’economista non ci conta. “Dalla rivoluzione industriale abbiamo avuto più innovazioni: le ferrovie, l’auto, l’elettricità, internet, e l’Argentina le ha adottate tutte mentre il suo tenore di vita scendeva”.
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