La stampa britannica legge il voto americano con occhio attento al dopo. Per lo Spectator è un «rimprovero schiacciante», il Guardian ricorda che agli elettori non bastano i circhi, il Telegraph avverte i democratici: non sbagliate lezione.
Dall’altra parte dell’Atlantico il voto americano è letto con un misto di ironia e preoccupazione. La stampa britannica, da destra a sinistra, concorda su un punto: Trump è il grande sconfitto. Diverge invece su che cosa verrà dopo.
Lo Spectator: un Paese unito
Il titolo più efficace è quello dello Spectator, settimanale conservatore: «Trump ha unito l’America, contro di lui».
L’autore, Jacob Heilbrunn, parla di un «rimprovero schiacciante». Il presidente, scrive con una battuta, esce dal voto «stordito ma non confuso»: sa benissimo che cosa è successo, ma non intende cambiare rotta.
Heilbrunn non risparmia l’ironia e saluta il movimento con un «Hasta la vista, Maga».
Il danno ai successori
Per lo Spectator il colpo non riguarda solo Trump. Il voto danneggia i suoi possibili eredi, il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, entrambi legati alle scelte dell’amministrazione.
E c’è un dato che pesa sul 2028: il Texas che vira verso i democratici. Se lo Stato più grande del Sud diventa contendibile, cambia l’intera geografia elettoraledelle presidenziali.
Il Guardian: pane e circhi
Il Guardian, quotidiano progressista, aveva anticipato la tesi già prima del voto con un editoriale dal titolo latino: «Trump ha i circhi, ma gli elettori vogliono anche il pane».
Il concetto è semplice. Lo spettacolo politico continuo, le polemiche, le provocazioni non bastano quando il costo della vita cresce. Il voto ha confermato la previsione: gli americani hanno giudicato il presidente sul portafoglio.
Il giornale aveva anche denunciato i tentativi di interferenza sul voto, mentre la columnist Nesrine Malik ha scritto che queste elezioni potevano segnare la fine dell’era Trump.
Il Telegraph e la formula Talarico
Il Telegraph, quotidiano conservatore, si concentra sul caso più clamoroso: la vittoria di James Talarico in Texas contro Ken Paxton. È il primo senatore democratico dello Stato dal 1988.
Il giornale individua la sua formula: fede cristiana e populismo economico. Un linguaggio capace di parlare agli elettori religiosi e ai ceti popolari che la destra considerava propri.
L’avvertimento ai democratici
Il Telegraph però invita alla prudenza. Già alla vigilia aveva avvertito che i democratici rischiano di trarre le lezioni sbagliate dalla sconfitta di Trump: scambiare un voto di protesta per un’adesione alle loro posizioni più radicali.
L’allarme del Financial Times
Il Financial Times, con Edward Luce, guarda al resto del mondo. Un presidente anatra zoppa, bloccato in patria, potrebbe diventare più imprevedibile all’estero, cercando nella politica internazionale i successi che il Congresso gli negherà.
Lo sguardo di Londra
La lettura britannica è dunque doppia. C’è il sollievo per un sistema democratico che reagisce e corregge. E c’è la preoccupazione per due anni in cui un presidente indebolito, ma ancora al comando della prima potenza mondiale, potrebbe rendere più instabile il quadro internazionale.
Per l’Europa, e per il Regno Unito, è un monito a non considerare chiusa la stagione delle sorprese.
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