Al Tomorrow Speaks di CRIF i vertici del sistema finanziario si confrontano sulle strategie al 2030. Dal rosso di 18 miliardi a un utile di 45: la sfida è mettere i bilanci risanati al servizio delle imprese
Dieci anni fa il sistema bancario italiano chiudeva l’esercizio con una perdita lorda di 18 miliardi di euro. Oggi ne registra un utile lordo di 45. Uno scarto di 63 miliardi che, come riporta Milano Finanza, racconta un profondo consolidamento dei conti e, allo stesso tempo, l’avvio di una nuova partita: impiegare bilanci finalmente risanati per sostenere una nuova fase di crescita dell’economia reale.
È questo il punto di partenza del confronto andato in scena a Milano il 27 ottobre al Tomorrow Speaks, l’appuntamento annuale di CRIF, il gruppo specializzato in sistemi di informazioni creditizie e business information che nel 2025 ha realizzato ricavi per 900 milioni di euro. Giunta alla sedicesima edizione, la giornata, intitolata “Shaping the direction for 2030 with CRIF Metadata”, ha riunito i vertici di banche, società finanziarie e assicurazioni insieme a esponenti delle istituzioni e del mondo della ricerca, per ragionare sulle strategie dei prossimi anni in uno scenario geopolitico e tecnologico in rapido mutamento.
Secondo la ricostruzione di Milano Finanza, dal dibattito sono emerse quattro direttrici lungo le quali si giocheranno innovazione e crescita dell’industria finanziaria: l’integrazione tra dati e intelligenza artificiale, il nuovo equilibrio tra canali digitali e relazione umana con il cliente, il ruolo del risparmio delle famiglie a sostegno delle imprese e la capacità di anticipare e gestire i nuovi rischi.
Un decennio di risanamento
Il miglioramento di 63 miliardi si spiega con la crescita del risultato di gestione e con il drastico calo degli accantonamenti sui crediti a rischio. Quest’ultimo elemento conferma che il lungo e oneroso percorso di pulizia dei bilanci dai crediti deteriorati è ormai vicino al traguardo.
Il risultato di gestione, invece, è cresciuto soprattutto grazie a due leve. La prima sono i ricavi da servizi, aumentati di circa 14 miliardi con lo sviluppo della raccolta indiretta, cioè dei volumi di risparmio gestiti dalle banche. La seconda è un recupero di efficienza operativa di circa 10 miliardi, che ha consentito di contenere i costi nonostante l’aumento dei volumi. A questo si è sommato il rialzo dei tassi iniziato nel 2023: dopo dieci anni di tassi a zero, ha dato al margine di interesse una spinta superiore ai 15 miliardi.
Un percorso analogo ha riguardato il settore assicurativo, i cui risultati, secondo quanto riferisce Milano Finanza, sono passati da 6,8 a 10,2 miliardi di euro al lordo della riassicurazione. A trainarli sono stati l’aumento dei volumi nei rami Danni (Rc auto esclusa) e Vita e il miglioramento delle performance tecniche e finanziarie del ramo Danni.
“Il sistema finanziario guarda dunque al 2030 con basi molto più solide rispetto a dieci anni fa”, ha sintetizzato Marco Colombo, managing director Finance Italy di CRIF, nel resoconto di Milano Finanza. La sfida, ha aggiunto, è ora metterle pienamente al servizio di una nuova fase di crescita, a partire dalle imprese, orientando una quota maggiore del risparmio verso l’economia reale.
Dati e intelligenza artificiale cambiano i modelli operativi
Dati e intelligenza artificiale sono ormai parte integrante delle strategie di tutti gli operatori. La tecnologia pesa sempre di più nei piani industriali e rappresenta la principale leva per nuovi guadagni di efficienza: nelle banche è chiamata a sostenere la produttività necessaria a far crescere il risultato di gestione, mentre nelle assicurazioni l’automazione può migliorare ulteriormente la performance tecnica del ramo Danni.
Ma l’aspetto più rilevante, osserva Milano Finanza, riguarda il rapporto con i clienti. Strumenti sempre più evoluti possono produrre un salto di qualità nella gestione della clientela e quindi nei risultati, a condizione che evolva anche l’attitudine commerciale delle reti. A queste si chiede maggiore proattività, senza però perdere la relazione personale, che resta uno dei punti di forza delle banche più radicate sul territorio.
Possedere la tecnologia, insomma, non basta. Come ha osservato Colombo, “il vero valore non risiede nella disponibilità delle tecnologie in sé, quanto nella capacità di integrare informazioni e segnali diversi, interpretarli e trasformarli in intelligence utile a orientare le decisioni”. L’obiettivo è decidere meglio e più rapidamente in un contesto sempre più complesso, ripensando i modelli operativi di banche e assicurazioni.
C’è poi il rovescio della medaglia: la relazione a distanza porta con sé temi di compliance, conoscenza del cliente (Kyc) e rischio cyber, che rendono centrali i processi e le piattaforme tecnologiche dedicate a governarne complessità e rischi.
Il risparmio come leva per il credito alle imprese
Il risparmio resta la vera ricchezza del sistema Italia. Il suo valore è stimato in 6 mila miliardi di euro, cifra che raddoppia se si considera anche il patrimonio immobiliare delle famiglie. Pur nel rispetto dei vincoli che riguardano, ad esempio, i fondi pensione e le riserve matematiche del ramo Vita, c’è spazio per sviluppare nuove offerte capaci di indirizzarne una parte maggiore verso il sistema produttivo.
I numeri riportati da Milano Finanza danno la misura dell’opportunità: gli impieghi alle imprese sono oggi inferiori a 800 miliardi di euro e destinarvi il 5% del risparmio delle famiglie consentirebbe di aumentarli di circa il 40%.
Non è però una leva che funziona da sola. Dal confronto è emersa una condizione precisa: le banche dovranno adattare le proprie politiche per finanziare tutti i settori con potenzialità di sviluppo. Sul fronte dell’offerta, la partita si gioca su prodotti in grado di intercettare una quota maggiore di quel patrimonio; su quello degli impieghi, sulla capacità degli istituti di allargare il perimetro dei comparti sostenuti.
Anticipare i nuovi rischi
La gestione dei rischi resta centrale nelle strategie del settore e nella qualità del credito. Occorre cogliere e anticipare variabili sempre più rilevanti, legate al rischio cyber, ai rischi fisici e a quelli geopolitici, e dotarsi di processi adeguati di compliance, conoscenza del cliente e prevenzione delle minacce informatiche, soprattutto nella relazione da remoto.
C’è infine una questione di metodo. In una fase di instabilità diventa decisivo distinguere le dichiarazioni e le reazioni immediate dei mercati dai fenomeni di lungo periodo, evitando di penalizzare singoli settori o industrie per poi scoprire che l’impatto era inferiore al previsto. Innovare i sistemi di monitoraggio e di intervento permette così di ridurre, anziché amplificare, gli effetti degli shock esterni. Meno peso alle reazioni di giornata e più attenzione ai fenomeni di fondo: un approccio, conclude Milano Finanza, che serve a tutelare la qualità del credito senza frenare i settori con potenzialità di crescita.
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