Lo studio Aipb con Politecnico di Milano, Prometeia, Bva Doxa e Intermonte: solo il 7% del sostegno alle imprese passa per l’intermediazione finanziaria. Ragaini: “Serve un cambiamento culturale nelle scelte di investimento”
La ricchezza delle famiglie italiane non si traduce automaticamente in risorse per la crescita delle imprese. Anzi, il flusso tra risparmio privato ed economia reale si interrompe proprio nel punto in cui potrebbe generare il maggior valore. È la fotografia scattata da un’analisi dell’Aipb, l’Associazione italiana private banking, realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano, Prometeia, Bva Doxa e Intermonte, e riportata da Plus24 del Sole 24 Ore in un articolo firmato da Antonio Criscione.
Lo studio si inserisce nel dibattito europeo sulla costruzione dell’Unione del risparmio e degli investimenti (Siu), cornice nella quale si muovono diverse proposte di riforma, dai Piani individuali di risparmio (Pir) ai Conti di risparmio e investimento (Sia) sostenuti dalle associazioni di categoria.
Un patrimonio enorme, un contributo limitato
“L’Italia dispone di un patrimonio di risparmio privato straordinario, che rappresenta una risorsa strategica per sostenere la crescita delle imprese e dell’economia”, sottolinea il presidente di Aipb, Andrea Ragaini, nelle parole riportate da Plus24. I numeri confermano la portata della ricchezza: il patrimonio finanziario complessivo delle famiglie italiane ammonta a 5.945 miliardi di euro, di cui circa 1.600 miliardi detenuti in forma liquida.
Eppure il contributo destinato al finanziamento delle società non finanziarie si ferma a 1.577 miliardi di euro, pari a quasi il 30% delle loro passività totali. E, come evidenzia il settimanale del Sole 24 Ore, la struttura di questo apporto è fortemente sbilanciata: 1.468 miliardi, il 93% del totale, arrivano alle imprese attraverso il canale diretto, soprattutto sotto forma di partecipazioni in società non quotate, a riprova del ruolo proprietario delle famiglie. Appena 109 miliardi, il 7%, transitano invece per il canale indiretto dell’intermediazione finanziaria, cioè banche, fondi e assicurazioni. Ed è proprio qui, secondo lo studio, che si concentra il maggiore margine di sviluppo.
La sfida culturale
Per cogliere questa opportunità, spiega Plus24, la sfida principale consiste nell’incentivare una transizione culturale nelle scelte di allocazione. Secondo Ragaini occorre “accompagnare un cambiamento culturale nelle scelte di investimento, favorendo un progressivo spostamento del risparmio dagli strumenti prevalentemente obbligazionari verso una maggiore partecipazione al capitale delle imprese”.
L’esercizio proposto dall’Aipb è chiaro. Ipotizzando un riallineamento graduale dei portafogli italiani all’allocazione media di cinque Paesi europei a maggiore vocazione azionaria (Svezia, Danimarca, Finlandia, Belgio e Spagna), dove l’equity pesa per il 40,7%, si potrebbero riallocare 233 miliardi di euro oggi parcheggiati in depositi, contante e titoli a basso rischio verso strumenti finanziari di mercato con prospettive di rendimento più elevate. Un’operazione che, secondo le stime riportate dal Sole 24 Ore, genererebbe per le famiglie una ricchezza aggiuntiva di 154 miliardi di euro entro il 2040.
In questo processo, osserva Ragaini, “la leva fiscale deve accompagnarsi a una consulenza finanziaria qualificata, capace di coniugare le esigenze di tutela e rendimento dei risparmiatori con le opportunità di crescita delle imprese”.
Il valore della selezione professionale
L’analisi misura anche l’effetto della selezione professionale degli strumenti di investimento, valutando le performance di 151 aziende, di cui 124 Pmi, finanziate da Fondi di investimento alternativi (Fia) come private equity, venture capital e private debt presenti nei portafogli degli operatori di private banking. I risultati, riferisce Plus24, sono netti: a tre anni dall’ingresso del capitale, le imprese selezionate tramite il private banking registrano un differenziale di crescita del 240% nei ricavi, del 270% nell’attivo, del 150% nell’occupazione e del 210% nella cassa rispetto ad aziende comparabili non sostenute da Fia.
Il vantaggio resta evidente anche nel confronto con le imprese finanziate da altri Fia non selezionati dalle reti di private banking, con differenziali del 10% nei ricavi, del 25% nell’attivo e del 10% nei dipendenti. Un dato che, secondo lo studio, conferma l’efficacia dello screening professionale nell’indirizzare il risparmio verso realtà capaci di creare valore.
Le imprese che si aprono crescono di più
L’impatto del capitale investito dipende però anche dalla maturità organizzativa e dalle scelte strategiche delle aziende. Dall’Osservatorio Aipb, condotto su 450 imprese italiane, emerge che nel triennio 2022-2024 le società che hanno intrapreso specifici percorsi organizzativi e finanziari hanno mostrato tassi di crescita del fatturato nettamente superiori. Come riporta il Sole 24 Ore, il differenziale è del 106% per le imprese che hanno diversificato le fonti di finanziamento, del 64% per quelle che hanno pianificato il passaggio generazionale e del 46% per quelle che hanno aperto il capitale a nuovi investitori.
Le proposte: consulenza differenziata e Conti di risparmio
Per favorire l’incontro tra risparmio privato e sviluppo produttivo, l’Aipb avanza due interventi strategici. Sul piano regolamentare, riferisce Plus24, l’associazione ha proposto al ministero dell’Economia di riconoscere una valutazione dell’adeguatezza differenziata per la clientela private, in modo da distinguere tra le risorse destinate a liquidità e protezione e quelle orientabili verso strumenti azionari o illiquidi di lungo termine.
Sul piano fiscale, il documento conferma il sostegno alla proposta congiunta presentata insieme ad Abi, Ania, Assogestioni e Assoreti per l’introduzione dei Conti di risparmio e investimento (Sia), basata sull’esenzione fiscale con vincolo di detenzione quinquennale e articolata nelle varianti “Sia base” e “Sia alternativo”, pensate per sostenere anche le Pmi e le società non quotate.
I numeri chiave
Patrimonio finanziario delle famiglie: 5.945 miliardi di euro, di cui circa 1.600 in liquidità. Finanziamento delle famiglie alle imprese: 1.577 miliardi. Canale diretto: 1.468 miliardi (93%); canale intermediato: 109 miliardi (7%). Risorse riallocabili verso investimenti di mercato: 233 miliardi. Nuova ricchezza stimata per le famiglie entro il 2040: 154 miliardi.
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