La misura prevista in manovra ricalca uno strumento regionale già attivo dal 2025. Alberto Pacher (Itas Mutua): “Decisivo far crescere una cultura della previdenza integrativa tra i giovani”
Il fondo previdenziale per i nuovi nati inserito nella manovra è una novità per l’Italia, ma non per chi vive in Trentino-Alto Adige. Lo ricostruisce Avvenire, in un’analisi firmata da Massimo Calvi: la misura allo studio del governo prevede che lo Stato versi in un fondo integrativo 100 euro l’anno per ogni bambino, fino ai 18 anni, così da aiutare le nuove generazioni a costruirsi un futuro pensionistico più solido di quello che la crisi demografica lascia intravedere. Il punto di forza di un intervento di questo tipo, osserva il quotidiano, è che somme apparentemente modeste, se investite in un fondo di previdenza integrativa, possono rivalutarsi molto nel tempo grazie al meccanismo dell’interesse composto.
Il precedente regionale
Secondo Avvenire, la misura nazionale sembra ispirata a uno strumento introdotto nel 2025 dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige. Il meccanismo è semplice: la Regione versa 300 euro a ogni neonato, anche nel caso di figli adottati o in affido, e poi 200 euro l’anno per i successivi quattro anni, per un totale di 1.100 euro. Per ottenere la quota annuale di 200 euro, però, la famiglia deve integrare il contributo pubblico con almeno altri 100 euro, arrivando così in cinque anni a un capitale investito di almeno 1.600 euro per ogni bambino o bambina.
A seconda del comparto scelto e delle linee di investimento del fondo, a un’ipotetica età pensionabile di 67 anni il capitale minimo iniziale, anche senza ulteriori versamenti, può diventare di 25-30mila euro e generare una piccola rendita mensile integrativa.
La cultura previdenziale
“La cosa veramente importante di uno strumento di questo tipo è il contributo che dà alla diffusione di una cultura previdenziale nelle famiglie, affinché possano incominciare a pensare fin da subito alla pensione futura dei propri figli”, spiega ad Avvenire Alberto Pacher, già presidente del Trentino-Alto Adige ed ex sindaco di Trento, oggi vicepresidente vicario di Itas Mutua. La storica compagnia assicurativa trentina, con il fondo pensione aperto Plurifonds, è tra i soggetti attivi nella gestione delle risorse del fondo regionale.
L’idea, racconta Pacher, “nasce da un concerto di sollecitazioni di varie realtà mutualistiche radicate nel nostro territorio, come noi di Itas o la Cassa Centrale Banca, il sistema delle ex Casse rurali trentine, alla luce del forte sviluppo che ha avuto qui il fondo di previdenza complementare dei lavoratori dipendenti”. La Regione ha raccolto questi stimoli e oggi, sottolinea, “possiamo parlare di successo, visto che al 30 giugno 2026, in poco più di un anno, le adesioni registrate dalla Regione erano già 17.896”.
Incentivo, non bonus
Del progetto governativo, rileva Avvenire, si sa ancora poco: lo Stato verserebbe 100 euro l’anno a ogni neonato e il fondo complementare sarebbe gestito dall’Inps, mentre non è ancora chiaro se ai genitori verrà chiesto di contribuire. Un aspetto tutt’altro che secondario. “Invitare le famiglie a integrare il contributo pubblico è ciò che fa la differenza”, suggerisce Pacher. “È un’opinione personale, ma senza la misura rientrerebbe nella logica dei bonus. Invece, per far crescere una cultura previdenziale diffusa tra i giovani, il messaggio giusto è quello di un incentivo a effettuare altri versamenti”.
Vincolare l’erogazione pubblica a un impegno economico delle famiglie rischia però di penalizzare le fasce più deboli. “Sì, il tema è delicato, ma si potrebbe immaginare un contributo simbolico”, argomenta Pacher. “Pensiamo ad esempio ai nonni che al compleanno dei nipoti regalano una piccola somma. L’obiettivo dovrebbe essere proprio quello di diffondere una cultura previdenziale per dare sicurezza a chi nascerà in futuro, che rischia di avere pensioni pubbliche molto basse”.
Il nodo del doppio fondo
Quando partirà anche lo strumento nazionale, le famiglie del Trentino-Alto Adige potrebbero ritrovarsi con un doppio fondo previdenziale. “Ancora si sa poco, ma potrebbe essere interessante valutare una forma di integrazione”, conclude Pacher nel colloquio con Avvenire. “Ma, a parte ciò, è positivo che il governo abbia deciso di intervenire, per favorire finalmente una presa di coscienza attorno al tema”.
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