Nell’Unione europea c’è spazio per il nucleare, purchè frutto di scelte “ponderate” e consapevoli. Ricorrere all’energia da atomo resta “un diritto sovrano degli Stati nel decidere il proprio mix energetico”, e per questo motivo la Commissione Ue non si opporrà nel caso gli Stati membri dovessero ricorrere a questa opzione per il futuro. Lo ha detto alla Stampa il vicepresidente dell’esecutivo comunitario responsabile per il Green Deal, Frans Timmermans.
Il ministro Roberto Cingolani dice di non abbandonare la ricerca. “Sapevamo fin dall’inizio che l’energia nucleare è qualcosa che gli Stati membri scelgono o no. Sosterremo ogni Stato membro che deciderà di procedere con il nucleare. nostro compito, è previsto dai trattati. Ma spesso le argomentazioni di entrambe le parti, di chi si dichiara favorevole e di chi si dichiara contrario, sono basate sulle emozioni. Per cui occorre razionalizzare il dibattito, e mi auguro che chi deciderà di andare avanti col nucleare lo faccia sulla base di scelte razionali e dopo aver fatto bene i calcoli”, ha proseguito.
“Sappiamo che il nucleare ha il grande vantaggio di non produrre emissioni di CO2. Però le centrali hanno bisogno di energia per poter funzionare. Ci sono poi tre svantaggi: in primo luogo producono scorie e la nostra idea è che dovremmo muoverci in direzione di energie che non producano rifiuti, quindi il nucleare non è proprio verde. In secondo luogo ci sono i rischi, e da ultima c’è la questione dei costi. Il costo delle rinnovabili -ha continuato- sta diminuendo, mentre quello del nucleare invece no e c’è la possibilità che addirittura aumenti. Per questo dico che quando compi questo tipo di scelta devi farlo in modo razionale”.
L’aumento dell’energia che “stiamo vivendo credo abbia natura temporanea e che non durerà ancora per molto. Ma c’è sempre il rischio che le decisioni che deve prendere la politica per rispondere a crisi immediate possa avere effetti di lungo periodo. Per questo restiamo cauti sull’approccio del Consiglio. Lo analizzeremo, e presenteremo le nostre proposte. Ma la questione centrale resta: prima si realizza la transizione verso le energie rinnovabili, più si mitiga il rischio di aumenti dei prezzi dell’energia”.
Ci sono Paesi, tra cui l’Italia, che propongono una riserva comune di gas, “dobbiamo fare le nostre valutazioni, sappiamo che ci sono Stati a favore e altri contro. Ma al di là di come e dove stoccare, è chiaro che avremo bisogno di gas. Nel periodo di transizione avremo bisogno di gas naturale”. A Glasgow si tiene la conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Al netto dei risultati che si raggiungeranno, c’è il rischio che alla fine il costo di questa transizione ricada sulle famiglie, in bolletta: “è il motivo per cui la Commissione ha deciso di estendere il mercato Ets per i diritti di emissione all’edilizia e ai trasporti.
L’energia è una materia interessante, perchè l’energia fornita è tassata, e anche molto. Quando imponi tasse, poi devi pensare a cosa fare con i proventi di queste tasse. Se crei un fondo climatico sociale puoi usare una parte dei ricavi per affrontare la questione della povertà energetica. Spetta gli Stati membri individuare lo strumento più giusto”. Dalla Cop26 di Glasgow “ci sono impegni incoraggianti. Abbiamo una dichiarazione dei leader sulle foreste, ed è un fatto positivo. Possiamo usarla nei negoziati, e non vedo l’ora. Certo non c’è dubbio che questa Cop26 sia molto importante, più importante della conferenza sul clima di Parigi, perchè lì si sono definiti degli obiettivi, qui si tratta di realizzarli”.
“Una sfida sarà quella delle tempistiche. La transizione energetica e l’uscita dal carbone richiedono nuove tecnologie e investimenti. Sono ottimista sulle tecnologie, perchè sono in fase di sviluppo. La finanza si trova sul mercato. Ma il problema è che abbiamo poco tempo. Servono ingenti investimenti in fretta. La Commissione è al lavoro per migliorare le condizioni utili agli investimenti pubblici e privati necessari, ma servono regole comuni. Negli ultimi 200 anni tutto quello che abbiamo fatto si è basato sul carbone. Ora è fondamentale cambiare, e possiamo farlo. Dovremo essere in grado di trovare il compromesso, alla fine”.
“C’è sempre un rischio di divergenza con Paesi come Cina, Russia, India su questo tema. Ma credo che tutti abbiano capito che abbiamo un problema, che serve un accordo globale per la sopravvivenza dell’umanità”, ha concluso.
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