Da Milano, come sono andate queste Olimpiadi? Ci saremmo aspettati — sulla scia del successo della Prima della Scala diffusa — un’Olimpiade visibile sui maxischermi della città e dei quartieri; proiezioni sui palazzi, non ne ho incontrati né in centro né in periferia, (voi?), o perlomeno alle stazioni della metropolitana. Nulla.
La nostra proposta, era politica e sociale: si basa su un modello di partecipazione pubblica già collaudato.
1. Il modello “Prima diffusa”
Il riferimento alla “Prima della Scala diffusa” è l’esempio di un successo milanese consolidato. L’idea è quella di democratizzare un evento d’élite (o percepito come tale) portandolo nelle piazze. Applicare questo schema ai Giochi Olimpici poteva avere una logica precisa: trasformare l’evento sportivo in un momento di identità collettiva.
Proiettare le gare dove la gente vive e si muove quotidianamente risponde a un’esigenza di inclusione.
I grandi eventi internazionali sono spesso criticati per la loro distanza dai cittadini: portarli nei quartieri poteva servire a far sentire ognuno parte integrante del sogno olimpico.
2. Diritti
Tocchiamo un punto cruciale citando la Rai. In quanto Servizio Pubblico e detentrice di parte dei diritti di trasmissione, l’accesso ai contenuti avrebbe dovuto essere il più ampio possibile.
Certo, la questione dei diritti è complessa: i public viewing richiedono accordi specifici con il CIO per tutelare gli sponsor ufficiali. Ma davvero gli sponsor avrebbero sofferto nell’avere più pubblico?
O non ne avrebbero guadagnato, piuttosto, in termini di immagine legata all’inclusione sociale?
Uno sport che non si pratica e in parte che nemmeno si vede.
Dal punto di vista della visione civica, ci chiediamo se qualcuno abbia davvero pensato a promuovere la coesione sociale e la valorizzazione delle periferie e degli sport.
Come genitori non ci pare ci sia stato un vero coinvolgimento, finora. I bambini sono stati ignorati.
Era stata prevista una “simulazione” a inizio scuola, di Hockey e un’altra disciplina invernale, annullata per maltempo, e secondo voi è stata recuperata?
Portare le gare sui palazzi di periferia sarebbe stato un atto politico. Significava dire a chi vive lontano dal centro dello show che la “festa” appartiene anche a loro; significava trasformare il grigio nell’azzurro della nostra Nazionale.
Se le Olimpiadi restano un evento per soli “invitati” o per chi può permettersi il biglietto, abbiamo perso l’occasione di generare quella scintilla di emulazione e passione necessaria ai nostri giovani.
E poi, parliamoci chiaro: a Milano è mancato lo sport “praticato”.
Nemmeno accanto alla fiamma olimpica è stata prevista, ad esempio, una mini-pista per l’hockey sul ghiaccio.
Sembra ancora di rivivere il modello delle restrizioni COVID-19. Inaugurazione il 6 febbraio? Scuole chiuse.
Per il resto noi tifiamo e tutto è andato bene.
Ma nel disinteresse “diffuso”.








