«Col blocco dei licenziamenti si pensa di mettere tutto il sistema sotto una bolla pensando che poi tutto ritorni come prima. Ma non sarà così». Lo sostiene, in un’intervista a Paolo Baroni della Stampa, il vicepresidente di Confindustria Maurizio Stirpe, che ieri ha respinto al mittente la nuova richiesta dei sindacati di prorogare il blocco almeno sino al 31 ottobre, temendo uno tsunami occupazionale.
«Noi non abbiamo questa percezione – spiega Stirpe -. Per cui non riusciamo a capire le ragioni per cui si debba modificare un provvedimento che già prevede uno sblocco graduale e che è stato assunto non più tardi di un mese fa». Landini continua a ripetere che bisogna vaccinare non licenziare. «Francamente non riesco a capire che cosa significhi. Noi siamo pronti a vaccinare e nessuno ha detto che vuole licenziare».
Però gli ultimi dati Istat, quasi un milione di posti persi in un anno, sono da brividi. «Ma adesso andiamo verso una fase diversa. E poi le aziende per cui dovrebbe cessare il blocco al 30 di giugno sono essenzialmente quelle industriali e, ripeto, a noi in questo momento questa emorragia di posti di lavoro non risulta. Semmai i problemi ci sono nei servizi, e dove non ci sono ammortizzatori, settori però dove il blocco arriva già ottobre».
Quindi si può immagine uno sblocco “selettivo” per specifici settori o filiere? «Se si vuole fare di più basta azzerare i contatori della Cig, in modo da assicurare ad ogni azienda 52 settimane di cassa integrazione, e togliere i “ticket”. In questo modo cadono tutti gli alibi: quale impresa, avendo la possibilità di tenere il lavoratore per altre 52 settimane, dovrebbe licenziare se non gli costa niente?».
Confapi ha proposto una data intermedia, il 31 agosto. «Credo che questa modalità di cambiare continuamente le cose ingeneri solo confusione. Ci fa perdere tempo e distoglie l’attenzione dal problema dei problemi, la riforma degli ammortizzatori sociali».








