Per il quotidiano francese è «inutile aspettarsi la minima autocritica». Trump si prepara a governare a colpi di veto e di grazie. E Libération titola con ironia: «Make America démocrate again».
La stampa francese osserva il voto americano con uno sguardo lucido e un po’ disincantato. Il titolo di Le Monde è un’immagine militare: «Donald Trump, futura anatra zoppa, si prepara a un assedio della Casa Bianca».
Nessuna autocritica
L’analisi è firmata da Piotr Smolar, corrispondente da Washington. Il giudizio iniziale non lascia spazio a illusioni: «È inutile aspettarsi la minima autocritica».
Trump, osserva Smolar, ha reagito alla sconfitta come a ogni altra difficoltà: negando di esserne responsabile. «Non ero sulla scheda», ha scritto il presidente, «e se lo fossi stato avremmo vinto con una valanga di voti».
Il presidente del veto
Il punto più interessante dell’analisi riguarda la strategia dei prossimi due anni. Con un Congresso ostile, Trump punterà sugli strumenti che restano nelle sue mani.
Il primo è il veto. Lo stesso presidente lo ha rivendicato: «Immagino che diventerò Mister Veto». Sul suo social ha perfino pubblicato l’immagine di un cappellino rosso con la scritta «Veto».
Il secondo strumento è il potere di grazia. Le Monde ricorda una frase che Trump ha ripetuto più volte: «Ho il diritto di graziare me stesso». Un’ipotesi che, con le inchieste parlamentari in arrivo, torna d’attualità.
Una presidenza assediata
L’immagine dell’assedio descrive bene lo scenario. Da una parte un Congresso democratico pronto a indagare con commissioni e mandati di comparizione. Dall’altra una Casa Bianca che si chiude a difesa, governando per ordini esecutivi.
Il giornale segnala anche le domande crescenti sulla salute del presidente, che pesano sul clima politico.
La successione già aperta
Le Monde dedica spazio al Partito repubblicano. La sconfitta apre il dibattito sulla successione prima del previsto. I nomi sono quelli noti, ma nessuno può prendere le distanze da Trump senza perdere la sua base, né restargli accanto senza pagare il prezzo della sconfitta.
Le cifre storiche
Nella diretta del giornale emergono i dati più simbolici. Il Kansas elegge il primo senatore democratico dal 1932. Il Texas registra la prima vittoria democratica in una sfida statale dal 1994.
Libération: l’America torna democratica
Più militante il tono di Libération, che titola il suo editoriale rovesciando lo slogan trumpiano: «Make America démocrate again».
Per il quotidiano della sinistra parigina il voto dimostra che la democrazia americana ha ancora gli anticorpi per reagire. Ma ricorda che il lavoro dei democratici è appena iniziato.
Le Figaro: la responsabilità rifiutata
Il conservatore Le Figaro insiste invece sulla reazione del presidente, che si dice disposto ad accettare i risultati ma rifiuta ogni responsabilità, scaricandola su candidati, media e alleati.
Già prima del voto, in un intervento su Le Monde, lo storico Lauric Hennetonaveva osservato che Trump disponeva di molte leve per disturbare le elezioni, ma di poche per trasformare una sconfitta in vittoria. Il risultato gli ha dato ragione.
Lo sguardo di Parigi
La stampa francese chiude con un avvertimento all’Europa. Un presidente indebolito in casa non è necessariamente un presidente più prudente. Due anni di assedio a Washington possono tradursi in una politica estera ancora più imprevedibile.
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