Sulla Stampa Chiara Saraceno commenta l’informativa fatta ieri dalla ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone sulle irregolarità registrate in edilizia.
“I dati delineano una situazione di irregolarità/illegalità diffusa in modo generalizzato”, scrive Saraceno, e dunque ci si chiede “come il governo possa difendere la sua scelta di liberalizzare gli appalti a cascata (e al massimo ribasso) nel settore privato.
Non solo, il governo si accinge ad abolire l’obbligo di badge per gli operai nei cantieri edili, togliendo un ulteriore strumento di controllo su chi è effettivamente in cantiere.
Si può aggiungere la stretta sui permessi di soggiorno che lascia nel limbo migliaia di migranti esposti ad ogni ricatto pur di lavorare.
La ministra ha parlato di rafforzamento e maggiore coordinamento del corpo ispettivo, il che è cosa buona.
Ma forse si dovrebbe interrogare sui limiti e inefficienze di un corpo ispettivo istituzionalmente frammentato tra Inail, Inps, Ispettorato del lavoro, cui si possono aggiungere anche i carabinieri.
Calderone ha anche proposto un rafforzamento del sistema sanzionatorio, il che, di nuovo, va bene.
Ma se si lascia intatta la possibilità degli appalti a cascata e al massimo ribasso, verrà punito solo l’ultimo anello della catena, non l’impresa che, per risparmiare e avere in fretta il manufatto, ha chiuso gli occhi sulla qualità e onestà dei soggetti lungo la filiera che ha messo in moto.
Ogni intervento in questo campo, visti gli errori di valutazione degli effetti negativi delle decisioni prese sinora in totale autonomia autoreferenziale da parte del governo – conclude Saraceno -, dovrebbe essere seriamente discusso con le parti in causa”.
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