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Luigi Federico Signorini, DG Banca d’Italia: “L’innovazione e l’Intelligenza Artificiale sono le chiavi della crescita, servono incentivi semplici e stabili” | L’intervento

“Molto si dibatte sul possibile impatto della intelligenza artificiale, molti sono i timori che l’accompagnano”. Ma “non si deve rischiare troppo di frenare l’innovazione, perché essa è la chiave per rilanciare la crescita della produttività e promuovere, a lungo andare, il benessere di tutti”. Lo ha detto il dg di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, in occasione della presentazione del Rapporto sull’economia della Lombardia, aggiungendo che “oggi il principale rischio per l’economia italiana (ed europea) a me pare quello di non riuscire a partecipare pienamente al veloce progresso della tecnologia, che vede gli Stati Uniti e ormai anche diversi paesi asiatici in prima linea”.

La crescita della produttività, ha sottolineato Signorini, “è legata agli investimenti in tecnologia e in capitale umano”. Negli ultimi dieci anni, una buona dinamica degli investimenti ha contribuito a un lieve aumento della produttività nell’industria e nei servizi non finanziari di mercato. “Ultimamente l’incidenza degli investimenti in tecnologie digitali è decisamente cresciuta. Incentivi all’innovazione tecnologica possono essere utili se semplici, stabili e non distorsivi”.

Se con l’innovazione tecnologica qualche mestiere sparirà, “come è sempre avvenuto con ogni balzo della tecnologia, occorrerà accompagnare la riallocazione della forza lavoro favorendo la riqualificazione dei lavoratori, rendendo fluido il mercato e predisponendo strumenti adeguati di protezione sociale”, ha continuato. Per favorire l’innovazione tecnologica, ha aggiunto Signorini, “occorrerà tra l’altro sviluppare il mercato del venture capital, sottodimensionato perfino nel confronto con le altre principali economie europee, per non parlare degli Stati Uniti”.

Tra il 2021 e il 2022 gli investimenti del settore nel nostro paese sono stati solo una frazione di quelli osservati in Francia e in Germania; è limitato il numero di fondi attivi nel comparto. “La rimozione di possibili ostacoli regolamentari va studiata anche nell’ambito dei lavori per l’attuazione della legge delega di riforma del Tuf, ai quali la Banca d’Italia contribuisce. Per quanto di propria competenza, la Banca ha avviato una riflessione su come semplificare la disciplina dei gestori dei fondi più piccoli. Altri ostacoli potrebbero risiedere nel diritto societario e nel diritto fallimentare: è importante riflettervi”, ha concluso.

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