“L’autonomia di una banca centrale richiede di essere stabilita con norme robuste e confermata da prassi coerenti” – ha affermato Luigi Federico Signorini, direttore generale della Banca d’Italia, intervenendo al convegno ‘L’autonomia della Banca d’Italia tra politica ed economia’ oggi a Firenze – “e la tentazione di superarla, asservendo la funzione monetaria a esigenze eterogenee, è sempre presente; ma comporta rischi sia a breve sia a lungo termine, di cui è bene essere consapevoli”.
“La tutela con cui molti ordinamenti proteggono l’autonomia della banca centrale” – ha spiegato – “non è, o almeno non è solo, questione di garantire la necessaria libertà di manovra a persone dotate di una specifica competenza tecnica. Questa esigenza vale in molti campi; la moneta qui non ha nulla di speciale. Quello che essa ha di speciale, specie da quando il valore del segno monetario si fonda solo sulla fiducia di chi lo usa nelle transazioni, è che l’autonomia è mezzo necessario per ottenere un fine preciso: assicurare il mantenimento di quella fiducia, consentire alla moneta di svolgere la propria funzione centrale in un’economia basata sugli scambi”.
Signorini ha osservato, sul piano teorico, che “un’espansione monetaria può creare uno stimolo temporaneo per l’economia, purché gli agenti economici (produttori, consumatori) non si aspettino che ne consegua un aumento dell’inflazione. Lo stimolo però sarà di breve durata perché, se non mutano le determinanti fondamentali dell’economia, l’equilibrio reale di lungo periodo non muta; alla lunga, l’unico effetto dell’espansione monetaria sarà proprio accelerare l’inflazione”.
Quindi, secondo il direttore di Bankitalia, “poiché l’arma dello stimolo monetario è quasi spuntata, meglio adottare, si conclude, una politica monetaria prudente, tesa specificamente all’obiettivo di ancorare l’inflazione” – anche se “l’ancoraggio delle aspettative è ottimale ex ante, ma crea l’incentivo per un’inversione di politica ex post. La tentazione è più forte se la politica monetaria è sotto il controllo di un governo che ha di fronte la prospettiva di elezioni a breve termine. Questo gioco non può reggere alla lunga senza determinare un bias inflazionistico”.
L’unico modo “per rompere il circolo vizioso” – sostiene Signorini – “è sottrarre la politica monetaria al diretto controllo governativo e affidarla a un’autorità indipendente e ‘conservatrice’, investita di un chiaro mandato con al centro la stabilità dei prezzi, limitandone la discrezionalità e rafforzando incentivi di tipo reputazionale. L’idea, ovviamente, non è che i banchieri centrali siano ‘migliori’ dei politici; neanche, a rigore, più lungimiranti in un senso generale; ma solo che essi dovrebbero avere un mandato, un insieme di regole, un sistema di incentivi e un apparato di guarentigie costruiti in modo tale da rafforzarne la credibilità e mitigare il rischio di incoerenza temporale rispetto a un obiettivo specifico, tecnicamente definito”.
Nel suo intervento, il dg di Bankitalia ha ricordato le circostanze del ‘divorzio’ fra Palazzo Koch e il Tesoro nel 1981, con il governo di Giovanni Spadolini. L’evento di oggi, promosso dalla Banca d’Italia in collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia, con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è stato organizzato in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita dello statista fiorentino.








