Luciano Di Via, partner dello studio legale Clifford Chance e responsabile Antitrust per l’Italia, è intervenuto a proposito dei cambiamenti nel sistema di vigilanza europeo sulle operazioni di fusione e acquisizione.
«Le misure e la vigilanza dell’Unione Europea sulle operazioni di fusione e acquisizione stanno subendo i più importanti cambiamenti degli ultimi decenni. Le proposte di questa settimana si aggiungono alle nuove linee guida della Commissione sul Digital Markets Act (Dma). È evidente come l’Ue stia compiendo ulteriori passi verso la ricerca di un contesto economico in cui si giochi ad armi pari. Ad oggi la disciplina volta a controllare gli aiuti di Stato all’interno dell’Unione Europea è unica. Queste nuove regole avranno conseguenze importanti su operazioni e transazioni».
Questa ricerca di un contesto equo procurerà e ha già procurato conseguenze importanti sul mercato. «Creeranno la necessità di effettuare esercizi di raccolta di informazioni molto ampi e richiederanno una notifica pre-closing alla Commissione Europea simile all’autorizzazione delle fusioni o al processo legato agli investimenti esteri. Le nuove regole, una volta effettive, aggiungeranno un ulteriore passaggio regolamentare, in quanto le operazioni non potranno essere finalizzati in mancanza della concessione di una autorizzazione».
«Per gli investitori non appartenenti all’Unione Europea, questo crea un ulteriore livello di complessità, anche perché va considerato che queste nuove regole vanno ad aggiungersi a regole europee e nazionali rafforzate per quanto riguarda il controllo degli investimenti esteri, sempre più importanti a fronte della crisi da Covid. Si tratta di un cambiamento radicale dei processi di controllo degli investimenti esteri esistenti, perché non sono limitate a settori strategici. Il nuovo quadro regolamentare sarà applicabile a tutti i settori e a tutti gli investitori non appartenenti all’Ue», spiega Di Via.
Di Via sottolinea la possibile difficoltà per gli investitori fuori dall’Ue nell’entrare in operazioni nei nostri confini. «Qualsiasi investimento che potrebbe impattare sulla concorrenza, poiché supportato da aiuti stranieri, ne sarà interessato, a prescindere dal settore. Fuori dai confini europei, queste regole non terranno conto della nazionalità dell’investitore. Si applicheranno all’investitore cinese e a quello statunitense, nello stesso modo in cui si applicheranno alle aziende del Medio Oriente».
«L’obiettivo della Commissione Europea è puntare sui risultati di mercato: gli investimenti devono essere possibili solo quando hanno senso da una prospettiva economica. La Commissione Europea non parte certo da un foglio bianco: queste nuove regole sono ispirate alla prassi sugli aiuti di Stato e agli accordi commerciali Ue che rinviano agli aiuti esteri. Per il momento, parliamo di proposte della Commissione Europea. Affinché diventino legge, devono essere adottate dal Parlamento Europeo e dagli Stati Membri dell’Unione Europea. Ci aspettiamo una intensa attività di lobbying, non solo dalla comunità aziendale internazionale, ma anche dai Governi di tutto il mondo», conclude Di Via.








