Come è possibile che uno dei paesi più indebitati del mondo, ovvero l’Italia, sia oggi uno dei paesi europei a cui gli investitori internazionali guardano con maggiore fiducia proiettando la propria attenzione verso il futuro?
È la domanda che si pone oggi sul Foglio Claudio Cerasa, sottolineando come si tratti di un tema, questo, che ha appassionato alcuni importanti giornali internazionali.
Alla fine della scorsa settimana, ad esempio, è stato il Financial Times a notare che alcune performance italiane sono tra le più virtuose d’Europa.
Lo spread obbligazionario italiano, ha scritto Ft, è sceso al minimo, l’economia ha superato quella tedesca come crescita e in quanto al pil l’Italia non è più da tempo il fanalino di coda del G7, con una crescita che è stabilmente superiore a quella del Giappone, della Germania e del Regno Unito.
La domanda dunque sorge spontanea e la risposta a questa domanda potrebbe essere tanto eretica quanto irresponsabile: siamo entrati in una fase della nostra storia in cui le traiettorie del debito non sono più quelle decisive per misurare la credibilità e l’affidabilità di un paese?
Negli anni recenti il nostro paese ha conseguito ampi avanzi commerciali e un miglioramento della posizione creditoria netta sull’estero.
Ciò testimonia la competitività di molte imprese italiane nel mercato globale, ma denota al tempo stesso un potenziale di crescita inespresso.
Il mistero però resta: perché il debito italiano fa così poca paura?
Abbiamo parlato, anonimamente, con alcuni pezzi da novanta dell’establishment italiano, con i quali ci siamo confrontati sul tema.
Un influente ex presidente del Consiglio italiano sostiene che il debito italiano sia sempre un grosso problema per l’Italia ma aggiunge che oggi vi sono due grosse novità.
Un tempo quando si parlava di debito, in giro per il mondo, si parlava soprattutto di Italia.
Oggi il tema del debito non è più un tema solo italiano ma è un tema internazionale: prima della pandemia la domanda di debito era di circa 40 trilioni di dollari, nel 2023 è stata di 54 trilioni, nel 2024 sarà di circa 58 trilioni.
Un tempo, a un paese indebitato non bastava crescere per potersi dire al sicuro dalle conseguenze del debito.
Oggi un paese indebitato che cresce è un paese che riesce a presentarsi di fronte agli investitori come un paese credibile.
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