Nel Mar Rosso serve la Marina italiana, ma non per finta, avverte Edward N. Luttwak sul Giornale, secondo il quale l’unica missione utile è però quella insieme agli Usa. Da quando gli Houthi dello Yemen hanno iniziato a inviare droni e a lanciare missili forniti dall’Iran contro le navi in transito nel Mar Rosso, sottolinea Luttwak, nessun grande Paese, nessun membro del G7 o del G20, ha subito danni economici maggiori dell’Italia, la quale non ha porti atlantici, e i porti italiani stanno tutti soffrendo per il calo del traffico, che si aggrava ogni giorno di più.
È quindi una fortuna che l’Italia abbia di gran lunga la marina più forte del Mediterraneo, in grado di raggiungere rapidamente il Mar Rosso. La Marina italiana ha una grande base a Taranto a sole 940 miglia nautiche da Port Said. Non ci sono dubbi nemmeno sulla forza navale dell’Italia. Delle quattro navi descritte molto modestamente come cacciatorpedinieri lanciamissili, due – la «Caio Duilio» e l’«Andrea Doria», con oltre 7.000 tonnellate di stazza – sono in realtà incrociatori, mentre le altre due, con 5.000 tonnellate di stazza, sono anch’esse grandi navi da guerra. Per la Marina Militare si tratterebbe di una missione molto diversa da qualsiasi altra degli ultimi tempi, perché il suo scopo non sarebbe solo quello di «contribuire all’Alleanza Atlantica» con la sua presenza in bella vista, ma piuttosto di servire in modo molto diretto importanti interessi nazionali italiani.
Per questo – conclude Luttwak – la Marina italiana dovrebbe far parte della rete di intelligence dell’operazione «Prosperity Guardian» con gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Australia, il Canada, la Danimarca – dove ha sede la gigantesca compagnia di navigazione Maersk – la Grecia, che ha anco- ra una vasta flotta commerciale, i Paesi Bassi, la Norvegia e Singapore. Senza questa rete di intelligence è semplicemente impossibile coordinarsi istantaneamente su minacce e obiettivi in tutta l’area interessata del Mar Rosso.
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