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[L’analisi] Salta il blocco dei licenziamenti. Ma chi salvaguardia i posti di lavoro potrà usare la Cig fino a fine anno e non pagherà addizionali. Stop anche alla liberalizzazione dei subappalti. Il retroscena dell’accordo che sembrava (quasi) impossibile

Stretto tra Confindustria e i sindacati, tra il centrodestra e il Pd, il premier Mario Draghi, per la prima volta da quando è a Palazzo Chigi, abbandona il suo metodo di rigorosa successione degli eventi e cambia una norma, quella sul blocco dei licenziamenti, sulla quale il governo fibrillava un po’ troppo. 

Quella di Draghi, raccontano a Palazzo Chigi, è una mediazione che porta ad un accordo politico su un tema delicatissimo, sul quale il capo del governo vuole evitare qualsiasi strumentalizzazione. 

E alla fine la proroga del blocco dei licenziamenti, benché selettiva, salta. 

Resta, per le imprese, lo strumento della Cig ordinaria da attuare senza pagare alcuna addizionale ma a patto di non licenziare, fino al 31 dicembre. 

Che la fine del congelamento dei licenziamenti, per il governo, fosse un piccolo Armageddon, era prevedibile. 

Il tema è che, per il centrodestra – Lega su tutti – e gli industriali, il ministro del Lavoro Andrea ORLANDO si era spinto troppo a favore dei sindacati. 

E la patata bollente, emersa nel week end, arriva proprio mentre Draghi sta volando al Consiglio Ue. 

A Bruxelles lo attende la difficilissima partita sui migranti ma l’emergenza, per ora, è a Roma, fronte Lavoro. Fino alla decisione del premier tutto resta in stand by, incluso l’intero decreto sostegni bis, che conteneva la proroga del blocco dei licenziamenti. 

Poi, in serata, la mediazione, alla quale si dà il via libera dopo un approfondito esame tecnico delle coperture. 

Il Nazareno, ufficialmente, parla di “conferma” del percorso voluto da ORLANDO, ovvero quello di sostenere le imprese per la ripartenza con una serie di misure alternative ai licenziamenti. 

Ma nella proroga del blocco, ad un certo punto, i Dem si sono ritrovati soli visto che anche buona parte del M5S non è scesa a fare le barricate a difesa della norma. 

ORLANDO, raccontano fonti della maggioranza, nelle scorse ore sarebbe arrivato a minacciare le dimissioni. 

Come funzionerà

ll blocco dei licenziamenti resta fissato al 30 giugno: salta la proroga al 28 agosto per le aziende che avessero chiesto la cig Covid dall’entrata in vigore del decreto Sostegni bis entro la fine del prossimo mese. 

Confermata invece la possibilità per le imprese di utilizzare la cassa integrazione ordinaria, dal primo luglio, senza dover pagare le addizionali fino alla fine del 2021 con l’impegno a non licenziare per tutto il periodo in cui ne usufruiscono. E dunque potenzialmente fino a fine anno. 

Oltre agli industriali, già contrari all’estensione del divieto di licenziare e sostenitori di una riforma degli ammortizzatori sociali , anche i sindacati sono tornati sulle barricate.

Con, prima, i segretari generali delle strutture della Cgil Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna che replicano ai presidenti di Confindustria delle Regioni del nord, che contestano la proroga del blocco dei licenziamenti, definendo “inaccettabile la loro posizione”. 

E poi con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, secondo cui la posizione di Confindustria è “pericolosa”. 

Da settimane insistono a chiedere che la proroga arrivi almeno fino a fine ottobre. Il tempo necessario per completare la riforma degli ammortizzatori sociali, garantendo una copertura universale a tutti i lavoratori, e per rilanciare le politiche attive. 

Ma di fronte a questa ultima novità non è escluso che la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil possa allargarsi, mentre si preparano intanto al presidio organizzato per venerdì prossimo, 28 maggio davanti al Parlamento: una manifestazione unitaria per rimettere al centro la salute e sicurezza sul lavoro ma anche le tante vertenze aperte perché, avvertono, non si trasformino in licenziamenti, per dire no alla “giungla” sugli appalti con la liberalizzazione dei subappalti e il massimo ribasso

Retromarcia su subappalti e massimo ribasso

La levata di scudi del Pd e dei sindacati (con le imprese di Confindustria per una volta d’accordo) sulla liberalizzazione del subappalto e le gare al massimo ribasso ha spinto palazzo Chigi a fermare i motori e a ridisegnare la rotta. 

Orientandosi — è questa al momento una delle ipotesi più accreditate come racconta il quotidiano La Repubblica — verso uno stralcio della norma sui subappalti, come richiesto dal segretario Enrico Letta nel vertice mattutino con lo stato maggiore dem («Hanno ragione i sindaci, bisogna coniugare velocità e legalità, senza trascurare la sicurezza sul lavoro, ho fiducia che il governo saprà trovare un equilibrio»). 

Tale materia dovrebbe dunque uscire dal Semplificazioni e confluire nella legge delega sul Codice degli appalti, mentre il Dl ora in discussione potrebbe prorogare la soglia del 40% alzata lo scorso anno dallo Sblocca-cantieri. Idem sul massimo ribasso, contro cui pure il M5S si è schierato: si dovrebbe cioè restare sull’indicazione comunitaria dell’offerta economicamente più vantaggiosa, tenendo conto anche dell’aspetto qualitativo. 

Due modifiche – scrive Repubblica – pensate per venire incontro alle opposte obiezioni dei partiti di maggioranza, tutti concordi sulla necessità di sburocratizzare ma divisi sul come farlo. Il capo del governo tornerà a incontrarli (forse giovedì) per provare a chiudere il testo. 

Del resto «quella circolata è solo una bozza, ci stiamo ancora lavorando», precisano fonti di governo: significa che prima dell’approdo in Cdm, slittato di una settimana, sono possibili altri cambiamenti. 

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