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[L’analisi esclusiva] I sei ceppi del coronavirus SARS-CoV-2 che spaventano il mondo. Ecco dove sono e come si muovono

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Quello più diffuso, anche in Italia e in Europa, è il ceppo G, mentre quello originario di Wuhan – il ceppo L – sta gradualmente scomparendo. Ma si tratta di mutazioni che non destano preoccupazione per lo sviluppo di vaccini efficaci

Ci sono almeno sei ceppi principali del coronavirus SARS-CoV-2, il responsabile della pandemia di COVID-19. Ma nel complesso il virus continua a mutare poco, e questa è una buona notizia in vista dello sviluppo di vaccini efficaci.

Sono le conclusioni principali del più grande studio realizzato finora sul sequenziamento del SARS-CoV-2, condotto da ricercatori dell’Università di Bologna e pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology; lo studio nasce dall’analisi di 48.635 genomi del coronavirus, isolati nei laboratori di tutto il mondo.

Gli studiosi hanno così potuto tracciare la distribuzione geografica e la frequenza delle diverse mutazioni che SARS-CoV-2 ha subito nel corso della sua diffusione in tutti i continenti.

Il primo dato che emerge è una buona notizia: il coronavirus continua a mutare poco, circa 7 mutazioni in media per campione, meno della metà di quanto accade con il virus dell’influenza.

Il coronavirus SARS-CoV-2 è, probabilmente, già molto ben ottimizzato per attaccare gli esseri umani e per questo non sembra avere molta spinta dal punto di vista evolutivo, questo ci dice che le cure in corso di sviluppo, a partire dal vaccino, potrebbero – al momento – essere efficaci per tutti i ceppi virali esistenti.

Ceppi virali che, al momento attuale, sono sei; quello originale di Wuhan è il ceppo L, individuato nel dicembre dello scorso anno.

La prima mutazione – il ceppo S – è comparsa all’inizio del 2020, mentre a metà gennaio sono stati isolati i ceppi V e G. Da quest’ultimo – al momento il più diffuso al mondo – alla fine di febbraio sono poi derivati i ceppi GR e GH. Il ceppo G e i due ceppi collegati, GR e GH, sono oggi di gran lunga quelli più diffusi: rappresentano il 74% di tutte le sequenze genomiche che abbiamo analizzato; sono caratterizzati da quattro mutazioni, due delle quali cambiano la sequenza delle proteine RNA polimerasi e Spike del virus: elementi che probabilmente offrono un leggero vantaggio per la sua diffusione.

Distribuzione a livello mondiale dei sei ceppi di SARS-CoV-2

Guardando alla distribuzione geografica, il ceppo G e il ceppo GR sono quelli più diffusi in Italia e in Europa.

Stando ai dati disponibili, il ceppo GH sembra invece essere assente sul territorio italiano, mentre è molto presente in Francia e in Germania: un dato che sembrerebbe dimostrare l’efficacia delle misure di isolamento messe in campo a livello internazionale nei mesi scorsi.

Nel Nord America il ceppo prevalente è il GH, mentre in Sud America è più diffuso il ceppo GR. In Asia, invece, dove si è diffuso inizialmente il ceppo L originario di Wuhan, sta oggi aumentando la diffusione dei ceppi G, GH e GR, comparsi sul continente solo all’inizio di marzo, più di un mese dopo la loro prima diffusione in Europa.

A livello globale, il ceppo G e i due ceppi derivati GH e GR sono in continua crescita, il ceppo S resta abbastanza diffuso soprattutto in alcune aree (ad esempio negli Stati Uniti ed in Spagna), mentre stanno gradualmente scomparendo il ceppo originale L e il ceppo V.

Insieme ai sei ceppi principali del coronavirus, abbiamo poi individuato alcune mutazioni rare: un dato al momento non preoccupante, ma che impone di mantenere alta l’attenzione.

Le mutazioni rare che abbiamo annotato sono meno dell’1% del totale dei genomi sequenziati, ma è importante continuare a studiarle in modo da identificarne la funzione e tenerne sotto controllo la frequenza: uno sforzo per il quale è indispensabile che tutti i paesi, a partire dall’Italia, diano il loro contributo, rendendo pubblici i dati sul sequenziamento dei virus isolati.

Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Microbiology con il titolo “Geographic and Genomic Distribution of SARS-CoV-2 Mutations”. Gli autori sono Daniele Mercatelli e Federico M. Giorgi del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna.

In futuro, ci concentreremo sul monitoraggio di nuove mutazioni di SARS-CoV-2 che si diffonderanno nella popolazione e, soprattutto, sull’analisi degli effetti di queste mutazioni sulle interazioni fra proteine del virus e proteine umane. Questo “interattoma” fra proteine, definito parzialmente in uno studio congiunto fra l’Università di Bologna e l’Università della Calabria (https://www.mdpi.com/2077-0383/9/4/982) potrà essere bersagliato da nuovi farmaci specifici per ridurre o eliminare i contatti molecolari fra virus e cellule umane e, di conseguenza, inattivare i meccanismi alla base della COVID-19.

Nella figura: i cerchi verdi sono le proteine di SARS-CoV-2, mentre i quadrati sono proteine umane attivate (in blu) o represse (in rosso) dal virus nelle cellule bronchiali infettate.

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