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La Von der Leyen concede il punto agli agricoltori in rivolta | L’analisi di Gianluigi Paragone

«I nostri agricoltori meritano di essere ascoltati. So che sono preoccupati per il futuro dell’agricoltura e per il loro futuro». Anche Ursula von Der Leyen – commenta sul Tempo Gianluigi Paragone – sente odor di elezioni e congela il regolamento sui pesticidi: «Una nuova proposta, più matura, sarà fatta in futuro», dice concedendo così il punto agli agricoltori in rivolta. Delle due, dunque, l’una: o la Commissione guadagna tempo in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento europeo e quindi sostanzialmente prende in giro il popolo dei trattori in rivolta, oppure sta di fatto ammettendo l’eurofanatismo di cui sono intrise le cosiddette politiche green.

Siccome a pensare male si fa peccato con tutto quel che andreottianamente ne consegue, pendo più a favore della prima risposta che della seconda; non nel senso che le politiche europee non difettino di propaganda, quanto piuttosto che la Von Der Leyen si stia affannando al fine di ottenere il «suo» bis. Ma è difficile far scomparire dalla memoria tutto quel che la Commissione ha prodotto, gli incontri con Bill Gates e gli altri big della nuova frontiera del cibo sintetico e pratiche quali Farm to Fork, Nutriscore, politiche di apertura a est, sbilanciamento a favore dei grandi gruppi, standardizzazione.

Oggi gli agricoltori incassano una promessa preziosa e va bene, ma il punto più pesante riguarda il loro potere negoziale: per quanto sbilanciato rispetto ai grandi interessi, anche i trattori esistono. Il movimento dei contadini si allarga a macchia d’olio, per quanto differisca da Stato a Stato circa le rivendicazioni, ha dalla sua una buona fetta di cittadinanza, finalmente consapevole del lavoro prezioso e assolutamente non riconosciuto compiuto da chi è meno protetto dalle filiere agroalimentari. Lo stiamo vedendo anche a ridosso del festival di Sanremo con l’inaspettata apertura da parte di Amadeus e di Fiorello.

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