La ‘mina’ del Covid copre di incertezza la chiusura dell’anno. Ecco le linee della manovra saranno

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Azioni rapide e mirate, migliorando le performance della pubblica amministrazione ed evitando il più possibile gli sprechi. L’appello a selezionare bene le misure della prossima manovra e del Recovery sono le principali istituzioni economiche: la ‘mina’ Covid, è avviso comune di  Istat, Banca d’Italia e Upb, è tutt’altro che disinnescata e copre di grande incertezza le stime per la chiusura dell’anno. 

Meglio quindi muoversi per tempo e puntare a massimizzare gli  effetti espansivi delle risorse, con un piano che il governo  potrebbe dettagliare venerdì 16 in un Consiglio dei ministri  chiamato ad approvare la bozza della legge di Bilancio da  inviare a Bruxelles.    

Difficile, anche per l’ingorgo parlamentare e i numeri  ballerini del Senato, che tengono sulle spine la maggioranza per  le assenze legate al virus, che si riesca quindi a rispettare la  scadenza del 15 ottobre, indicata in un primo tempo  dall’esecutivo anche per l’invio della prima bozza del Piano di  ripresa e resilienza, strettamente intrecciato alla manovra.

Sul Recovery Montecitorio e Palazzo Madama voteranno due distinti  documenti di indirizzo tra domani e mercoledì, mentre tra mercoledì e giovedì andrà al voto la Nadef, con la richiesta di scostamento di deficit per 22 miliardi.    

Il resto della manovra si comporrà grazie a una prima quindicina di miliardi di risorse europee a fondo perduto che il governo dovrà utilizzare seguendo gli indirizzi del Parlamento.  Transizione green e digitale sono i capisaldi cui attenersi secondo Camera e Senato: la commissione Bilancio di Montecitorio chiede anche di intervenire sulla P.a., per evitare che  inefficienze e colli di bottiglia blocchino i progetti, mentre quella del Senato, insieme alla commissione Politiche Ue, si spinge ad auspicare un provvedimento ad hoc con le regole di ingaggio – tempi certi per i progetti, responsabili, e premi per chi rendiconta l’utilizzo dei fondi in tempi rapidi.

Entrambi i  rami del Parlamento auspicano una interlocuzione costante e  preventiva su tutti i passaggi che porteranno alla realizzazione  del piano italiano, con un monitoraggio che, secondo i deputati,  potrebbe essere affidato a una bicamerale. Sempre la Camera  chiede anche di riconsiderare l’opportunità di inserire tra i  progetti anche una infrastruttura “stabile e veloce” per  collegare le due sponde dello Stretto di Messina, senza  specificare con quale soluzione logistica.    

L’importante è scegliere “interventi mirati, attuati senza  sprechi e tempestivamente”, sottolinea la Banca d’Italia, per ottenere effetti sulla crescita “anche più accentuati” di quelli previsti dal governo (lo 0,9% di Pil in più tra Recovery e manovra nel 2021). Anche perché “le prospettive restano molto incerte” e con una recrudescenza del virus e conseguenti nuove chiusure, avverte l’Upb, ci sarebbero “conseguenze non trascurabili sia sul ciclo economico sia sulla struttura  produttiva, già colpita dalla passata recessione”.

La fine dell’anno insomma presenta molte inside che rischiano di mandare  in fumo un rimbalzo del terzo trimestre che, secondo l’Istat, sarà “deciso” e anche “più incisivo rispetto ai principali paesi  europei”.    

Il governo punterà sugli investimenti già con la manovra da 40 miliardi che arriverà sul tavolo del Cdm venerdì: fondi per  accelerare la digitalizzazione anche dei pagamenti (1,2 miliardi  mancano per portare il fondo cashless a 3 miliardi complessivi) troveranno spazio insieme ai rifinanziamenti della Nuova Sabatini e del Fondo di Garanzia per le Pmi, accanto al rafforzamento del programma ‘Transizione 4.0’.

Per aiutare imprese e lavoro ci saranno nuovi sgravi per le assunzioni  stabili (2-3 miliardi) e la copertura (per circa 5 miliardi) del taglio del 30% dei contributi per i dipendenti al Sud, accanto a  una nuova tranche di Cig Covid (3-4 miliardi) iperselettiva, per i settori ancora in affanno come turismo e ristorazione. Per le famiglie dovrebbero essere appostati circa 6 miliardi che si  aggiungono all’attuale dote per detrazioni e bonus per i figli,  per far partire – probabilmente da meta’ anno – l’assegno unico. 

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