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[L’analisi] Il sogno di Macron per la nuova Europa. Potente e indipendente

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha raccontato (per quasi tre ore) al Parlamento europeo la sua idea – il suo sogno – dell’Europa del futuro. L’occasione è la presentazione del semestre della presidenza francese dell’Ue. In mezzo però ci sono le elezioni per l’Eliseo e la campagna elettorale è piombata anche sull’emiciclo. Macron, elogiato dai ‘suoi’ liberali, è stato pesantemente criticato e bersagliato dalle destre, soprattutto quella francese che a Parigi ha altri nomi per l’Eliseo.

“Una potenza del futuro, un’Europa capace di rispondere alle sfide climatiche, tecnologiche, digitali e anche geopolitiche; un’Europa indipendente in quanto si sta ancora dando i mezzi, per decidere da sé il proprio futuro, e non dipendere dalle scelte delle altre grandi potenze”, è il ritratto dell’Ue che ha dipinto Macron. Quindi ha indicato le principali sfide, clima la prima e digitale la seconda, i nemici (Russia e Cina) ma con cui dialogare a precise condizioni e ha avvertito della necessita’ di “un nuovo ordine di sicurezza e stabilita’” europeo che dia all’Unione indipendenza.

Macron, andando oltre il suo semestre di presidenza europea, immagina una “nuova normalità post-Covid” dove il rigore dei conti lascia lo spazio “agli investimenti indispensabili per fare fronte alle sfide attuali”. La pietra miliare resta quella dei valori e dello Stato di diritto. “Tesoro dell’Unione europea”. Macron propone persino di aggiornare la Carta dei diritti fondamentali, inserendo un riferimento specifico al diritto di aborto e alla tutela dell’ambiente. Difficile non leggere nella prima richiesta una netta presa di posizione contro la neo eletta presidente del Parlamento europeo (grazie proprio al sostegno di Macron), Roberta Metsola, fino a ieri convintamente anti-abortista.

L’indubbia capacità oratoria del presidente non ha però conquistato tutti gli eurodeputati. “Non servono parole, ma fatti”, lo ha troncato il tedesco Manfred Weber, presidente del Partito popolare europeo, la destra europeista, prima forza in Parlamento, che ha apertamente sostenuto la candidatura di Vale’rie Pe’cresse alle presidenziali francesi. “Ogni sei mesi accogliamo qui, in quest’Aula, una nuova presidenza. Per noi è una sorta di routine e, a volte, devo anche dire, una sorta di routine noiosa, perché sui grandi temi all’ordine del giorno, sentiamo la stessa cosa ogni sei mesi”, ha lamentato. Macron aveva appena esposto le sue ambizioni per il “nuovo ordine di sicurezza” per risolvere le crescenti tensioni che minacciano l’Unione. “Dobbiamo costruirlo tra gli europei, poi condividerlo con i nostri alleati nell’ambito della Nato, quindi proporlo per il negoziato con la Russia”, aveva spiegato il presidente francese.

“Conosciamo da anni il comportamento di Putin e del Consiglio europeo, siamo sinceri, non è capace oggi di adottare una posizione ferma”, ha criticato Weber. Le critiche dal centrosinistra non sono state da meno. “Questa presidenza non passerà alla storia grazie alle sue capacità oratorie, ma grazie a ciò che tutti insieme riusciremo a realizzare”, ha avvertito il presidente del Gruppo socialista (S&d), la spagnola Iratxe Garcia Perez. A seguire nell’elenco degli oratori sono arrivati sei eurodeputati francesi che hanno virato verso la campagna nazionale infiammando il dibattito.

Metsola è stata costretta a richiamare all’ordine: “Vi ricordo che qui non è la campagna presidenziale francese”, ha avvertito, senza essere ascoltata. Macron, che non ha ancora ufficializzato la propria candidatura, si trova schiacciato tra “populisti” e “nazionalisti”. Nel suo intervento ha sottolineato che “né il ritorno al nazionalismo, né la dissoluzione delle nostre identità saranno le risposte a questo mondo che arriva”, segnato dal “ritorno della tragedia della storia”. La priorità è difendere lo Stato di diritto, che “è il nostro tesoro”, e “ovunque si tratta di riconquistare i popoli che sono lontani”.

“La tua Europa non sarà mai nostra, passerai alla storia come il presidente dell’inazione per il clima, preferisci procrastinare piuttosto che decretare la mobilitazione generale”, lo ha accusato l’ecologista dei Verdi, Yannick Jadot, anche lui in corsa per l’Eliseo. “Nessuno crede davvero nel calendario della presidenza francese. Servirà di più alla campagna” per le elezioni presidenziali francesi, ha lamentato Francois-Xavier Bellamy, eletto tra i repubblicani.

Sulla politica estera, ribadendo la necessità al dialogo, Macron ha insistito sulla necessità per l’Ue di farsi più forte. “L’Europa deve riarmarsi, non per sfida alle altre potenze, ma per assicurarsi la propria indipendenza in questo mondo di violenza, per non subire la scelta degli altri, per essere libera”, ha spiegato. E proprio per garantire questa indipendenza ha invitato a rivedere le regole fiscali dell’Unione, a trovare una nuova normalità post-covid. “Questa normalità non sarà quella pre-crisi perché io penso che dovremmo affrontare i temi macro-economici alla luce della costruzione dell’indipendenza europea e dovremo inoltre farlo alla luce degli investimenti indispensabili da fare”.

E nella lista c’è di tutto: clima, digitale, difesa, ricerca. Tutto quello che può servire per sgomitare con Russia, Cina e Stati Uniti. Per finire, Macron (che si è trattenuto per almeno un’ora oltre il dovuto in Aula) ha tagliato la conferenza stampa limitandosi a una dichiarazione senza accettare domande. Tanti giornalisti hanno lasciato la sala per protesta

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