La guerra in Ucraina, e i suoi risvolti sul terreno, saranno al centro del vertice europeo che i Ventisette terranno domani e dopodomani a Bruxelles.
A due anni dallo scoppio del conflitto con la Russia, i rischi di una sconfitta ucraina e quindi occidentale si toccano con mano.
C’è il desiderio di mostrare nuova determinazione nei confronti di Mosca.
I Ventisette discuteranno anche una proposta di utilizzo dei profitti derivanti dagli attivi finanziari russi congelati allo scoppio del conflitto.
Parlando a un gruppo di giornali europei, tra cui Il Sole 24 Ore, l’alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza, Josep Borrell, ha preannunciato un piano che prevede di trasferire in mani europee una parte dei profitti provenienti dal patrimonio russo attualmente congelato nelle istituzioni finanziarie europee, in particolare la belga Euroclear.
“In tutto, stiamo parlando di 3 miliardi di euro all’anno”, ha precisato l’ex ministro degli Esteri spagnolo.
Il denaro verrebbe distribuito nel modo seguente: il 90% verrebbe affidato al Fondo europeo per la Pace (uno strumento intergovernativo noto con l’acronimo inglese Epf), mentre il restante 10% andrebbe al bilancio europeo.
La prima fetta servirebbe ad acquistare armi da inviare a Kiev.
La seconda non potrebbe essere usata a fini militari (così precisano i Trattati), ma solo per rafforzare la capacità industriale europea.
“I russi non saranno felici, ma tant’è”, ha detto l’alto rappresentante.
L’obiettivo di Borrell è per così dire di stanare i Paesi e capire esattamente le loro posizioni (l’approvazione della proposta richiede l’unanimità).
Dopo un momento di netta opposizione da parte di alcuni governi le posizioni si sarebbero ammorbidite.
“Restano preoccupazioni sulla base legale del provvedimento, sul suo rispetto del diritto internazionale, sul suo eventuale impatto sui mercati finanziari”, ammetteva ieri lo stesso Borrell.
Ancora di recente, la Banca centrale europea ha espresso dubbi, temendo che l’operazione, atipica e controversa, crei incertezza sui mercati e addirittura penalizzi l’euro.
“Ci siamo consultati con la Bce”, ha assicurato l’alto rappresentante.
Secondo le informazioni raccolte tra Bruxelles e Francoforte, l’istituto monetario avrebbe esortato Borrell a preparare una proposta giuridicamente solida e a tenere conto di possibili ritorsioni.
La Bce nutre riserve, ma a certe condizioni non si opporrebbe.
L’alto rappresentante ha detto di “sperare che i capi di Stato e di governo diano il loro via libera” già questa settimana.
Se ci sarà, questo sarà di principio: sui dettagli il negoziato tra i Paesi sarà ostico.
Più in generale sul tavolo dei leader ci sarà, in un modo o nell’altro, il grande tema di nuovo debito in comune per finanziare la difesa.
Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo, ha esortato ieri i Ventisette “a mettere l’economia europea su un piede di guerra”.
Nel suo incontro con la stampa, l’ex ministro spagnolo ha voluto anche fare il punto sul processo di militarizzazione dell’Unione.
Ha ricordato che l’Epf ammonta oggi a 17 miliardi di euro; che insieme l’Unione e i Paesi membri hanno aiutato l’Ucraina con 28 miliardi da quando è scoppiata la guerra in Ucraina; che finora sono stati formati 46.000 soldati ucraini; e che entro fine anno i Ventisette avranno rifornito Kiev di 1,2 milioni di munizioni.
Nel 2023, la spesa militare dei Paesi membri è salita a 290 miliardi di euro, rispetto ai 240 miliardi del 2022.
Al di là della situazione in Ucraina, i Paesi membri stanno negoziando la nascita di una forza d’intervento rapido che dovrebbe vedere la luce nel 2025.
“Una prima esercitazione – ha spiegato Borrell – si è tenuta in ottobre a Cadiz, in Spagna, a cui hanno partecipato 3.000 soldati, 25 aerei, 6 navi”, la prima fuori dal quadro Nato.
“Un’altra esercitazione si terrà in novembre in Germania”, ha aggiunto.
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