L’Occidente non sta al passo con gli obiettivi di decarbonizzazione.
Corre solo la Cina, che sulla sua strada non incontra ostacoli normativi né finanziari, mentre persino in Europa, portabandiera della lotta alle emissioni inquinanti e al surriscaldamento globale, i sostenitori più accesi della causa verde devono misurarsi con la verità dei numeri.
La crescita anno su anno c’è, ma non ai ritmi necessari.
Qualche esempio: l’obiettivo di triplicare la produzione di energia da fonti rinnovabili a 11mila Gigawatt entro il 2030 appare più lontano dei sei anni che ancora separano da quella data.
Nel suo report sul 2023, scrive MF-Milano Finanza, l’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede, infatti, che «in base alle politiche e alle condizioni di mercato esistenti, la capacità rinnovabile globale raggiungerà i 7.300 Gw entro il 2028, in ritardo sull’obiettivo del 2030».
L’Aie – definita il principale arbitro della partita green da John Kerry, l’inviato presidenziale degli Stati Uniti per il clima – si sforza di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma deve ammettere che così non si fa tanta strada.
L’industria Oil & Gas non asseconda più del necessario la spinta verde.
Eppure, ci sono passi intermedi da fare per aiutare la transizione energetica.
Per esempio, secondo Edfe (Environmental Defense Fund Europe) a costo quasi zero si potrebbe recuperare gran parte degli oltre 120 miliardi di metri cubi di gas che ogni anno vanno persi per guasti alle tubature de gasdotti o per la pratica del gas flaring, la combustione inevitabile di quello prodotto in eccesso.
Almeno 80 miliardi di mc potrebbero essere reimmessi sul mercato.
Frenata, anzi addirittura retromarcia, per il settore dell’auto elettrica.
Qui, parlano direttamente le mosse dell’industria.
Molti grandi gruppi automobilistici, come Ford e General Motors, stanno ridimensionando i piani, e anche Tesla in una call con gli analisti ha ammesso un andamento delle vendite «notevolmente inferiore» per l’anno in corso.
A suonare la sveglia al mercato sono arrivate anche le stime di produzione al ribasso dei veicoli elettrici da parte delle startup Rivian e Lucid, le cui azioni sono crollate rispettivamente del 27,5% e del 19,5% il giorno dell’annuncio.
Ma un allarme inatteso è arrivato addirittura dalla Norvegia, considerato uno dei Paesi a maggiore trazione verde d’Europa, dove l’86% delle immatricolazioni riguarda le auto elettriche.
Il governo di Oslo aveva fissato al 2025 lo stop alle vendite di furgoni endotermici, ma a oggi il tasso di quelli elettrici non arriva al 30%.
La scadenza è stata perciò posticipata al 2027, con grande imbarazzo delle autorità norvegesi.
Il verde, insomma, piace solo a patto di non toccare il portafoglio.
Se gli obiettivi di decarbonizzazione dovessero intaccare il reddito personale, rivela il sondaggio, solo il 36% circa degli europei continuerebbe a sostenerli.
L’appoggio finirebbe quasi per azzerarsi se si alzasse l’asticella dei target, con effetti ancora più negativi sul reddito.
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