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Il Sistema Logistico come opportunità di sviluppo

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Il lockdown sanitario, da cui siamo stati travolti, ha enfatizzato alcune patologie infrastrutturali, di cui il nostro sistema Paese soffre da tempo.

Nel periodo di emergenza da Covid-19, sistema sanitario e sistema logistico hanno mostrato la loro resilienza solo grazie alla professionalità di management e lavoratori, garantendo, di fatto, la sopravvivenza del Paese, nonostante la pandemia del sistema burocratico e l’assenza di soluzioni efficaci e puntuali.

Persistono i consulti, le analisi, le anamnesi ed i titoli di una dialettica sempre più “da remoto”, che lascia i pazienti del tessuto economico ad autodiagnosticarsi nel sudoku della cantieristica stradale, specchio della capacità di programmazione, pianificazione e realizzazione del modello di governance che ci ha in cura.

Se è vero che l’efficacia di un sistema si misura anche sulla capacità di decidere ed agire in un’ottica sistemica di rapporto costi/benefici, credo sia evidente che a monte sia indispensabile una visione, un’idea progettuale di Paese.

Volendoci focalizzare su alcuni temi, che riteniamo costituiscano il minimo comune denominatore su cui fondare i presupposti per una concreta ripartenza del Paese, in relazione al comparto della portualità ed al sistema logistico ad esso connesso (o connettibile):

  • si avverte la necessità di un progetto di politica industriale che finalizzi le infrastrutture al collegamento dei flussi di merci laddove il mercato le possa accogliere e trasformare: porti, interporti e distretti industriali devono essere collegati tra loro (almeno attraverso i collegamenti alle reti TenT) ed il tessuto imprenditoriale deve essere messo nelle condizioni di produrre dalle stesse merci ricchezza che sia funzionale al territorio. Un intervento di mera infrastrutturazione può solo produrre un sistema di commodity funzionale ad altri mercati, bypassando i cicli produttivi e quelli erogatori di servizi interni;
  • è improcrastinabile l’avvio dello sportello unico doganale per accelerare l’infrastrutturazione digitale dei trasporti, uniformando e contraendo i processi di scambio documentale afferenti il trasporto merci; si aggiunga a ciò l’esigenza di semplificare, attraverso un’adeguata ed omogenea armonizzazione, gli adempimenti burocratici e le procedure nella relazione tra Autorità di Sistema Portuale ed imprese private;
  • quantomeno a seguito dell’approvazione del c.d. Decreto Semplificazioni si potrà contare sull’opportunità di rivedere l’impianto normativo delle ZES, attraverso una riduzione dell’interlocuzione con gli enti territoriali e l’inserimento di misure realmente attrattive per gli investimenti (operando almeno una riduzione del costo del lavoro ed un aumento del credito di imposta), procedendo alla creazione, ad esempio, di zone franche intercluse nell’ambito di ogni sistema portuale;
  • occorre intervenire con coraggio politico a ridisegnare il quadro regolatorio del codice degli appalti, partendo dal sistema normativo comunitario, ma infondendo anche nell’apparato burocratico una nuova cultura di fiducia nel sistema imprenditoriale;
  • se è vero che il tessuto delle aziende che operano nei porti è strategico, a fronte della contrazione perdurante dei traffici (oggi azzerati nel comparto passeggeri), non si può non prevedere una riduzione dei canoni concessori e l’attuazione del regolamento delle concessioni demaniali attraverso la promozione di un sistema di dialogo tra Pubblica Amministrazione e soggetti privati, che sia uniforme, ma anche funzionale a cristallizzare il principio del riequlibrio economico finanziario tra investimenti, condizioni di mercato e costo/durata della concessione;
  • è, infine, ampiamente avvertita la necessità, ma anche l’opportunità, di costruire un nuovo modello di relazioni industriali, che metta al centro il rapporto impresa/collaboratore in uno scenario di dinamiche produttive, che è evidentemente cambiato e di cui non possiamo non prendere atto.

Queste riflessioni non hanno alcuna pretesa di essere esaustive, ma sono frutto della passione di chi vive la logistica come un’opportunità di sviluppo in una stagione di potenziali opportunità, pur nella drammaticità del contesto globale.

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