Guido Moltedo sul Manifesto avanza seri dubbi sulle capacità analitiche e strategiche dei vertici della Nato e non solo: “Ci fu all’inizio dello scorso anno – scrive l’editorialista – un acceso dibattito, a vari livelli e in diverse sedi, sulla fornitura all’Ucraina di carri armati M1 Abrams, macchine da guerra molto costose e complesse e, si pensava, tali da consentire alle forze ucraine una maggiore capacità di reazione, fino al punto da essere considerate dai russi un provocatorio, inaccettabile salto di qualità offensivo.
Non c’è voluto molto per capire quanto in realtà quegli enormi mostri blindati fossero ormai obsoleti per la loro vulnerabilità agli attacchi kamikaze dei minuscoli droni FPV russi, congegni aerei superleggeri facilmente manovrabili da soldati a terra, producibili a basso costo in grande quantità.
Quanti passi del genere ci sono stati nel corso dei 27 mesi della guerra in Ucraina?
Quanta imperizia strategica si è mescolata con improvvisazione politica?
Quante scelte, specie negli ultimi mesi, sono state dettate da calcoli di politica interna in un anno elettorale per gli Usa e per l’Europa?
Domande che chiamano in causa innanzitutto gli americani, i maggiori «azionisti» della Nato e i più impegnati a sostegno di Kiev, ma anche gli alleati europei.
A Praga – ricorda Moltedo – sono riuniti i ministri degli esteri della Nato, un conclave dove sembra ancora una volta dominare il pericoloso combinato di imperizia strategica e improvvisazione politica, con l’aggravante di un peso sempre maggiore dei falchi, con in testa Emmanuel Macron, sul versante europeo, e i membri dell’amministrazione Biden che rappresentano gli interessi del complesso militare industriale, la corrente guidata da Antony Blinken, alias il suggeritore del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.
Il segretario di stato è il più influente di questa corrente, più dello stesso capo del Pentagono, Lloyd Austin, spesso infatti impegnato in missioni lontane dalle principali aree di conflitto in Europa e Medio Oriente.
Non si capisce come ci si possa sentire al sicuro sotto l’ombrello di una Nato così, che ormai va avanti alla giornata, con mosse à la carte, e come possa essere considerata eresia l’apertura di una discussione onesta sulla sua stessa esistenza, un dibattito peraltro che gli europei saranno comunque costretti ad aprire se – conclude – Donald Trump sarà eletto presidente il prossimo 5 novembre”.
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