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Il grande valzer dei banchieri: dalla Bce a Mps, Mediobanca e Unicredit, il 2027 ridisegna i vertici del credito | Il retroscena di Camilla Conti

La poltrona più ambita, quella al vertice della Banca centrale europea, appare già assegnata. Ma dietro la successione all’Eurotower si muove un mosaico molto più ampio, destinato a cambiare la governance di alcuni dei principali gruppi bancari italiani, da Monte dei Paschi a Mediobanca fino a Unicredit.

Bce, in pole lo spagnolo Hernández de Cos

Secondo quanto scrive Milano Finanza, in un articolo firmato da Camilla Conti, la corsa per la guida della Bce vede in netto vantaggio il banchiere spagnolo Pablo Hernández de Cos, partito per primo nella sfida per raggiungere il vertice di Francoforte nel febbraio del prossimo anno. Ma, osserva il settimanale, è l’intero 2027 che potrebbe trasformarsi nell’anno del grande valzer dei banchieri.

Intesa e Mps, la partita che apre le danze

Ad aprire le danze, ricostruisce Milano Finanza, sarà la conclusione dell’offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi. La bocciatura, nell’assemblea del 29 ottobre, del piano alternativo proposto da Luigi Lovaglio ha spianato la strada all’operazione voluta da Carlo Messina, anche se il percorso deve ancora completarsi.

Il progetto di Intesa prevede comunque una riorganizzazione profonda: una parte delle attività di Mps resterebbe nell’orbita di Ca’ de Sass, mentre un’altra, con oltre 600 sportelli, confluirebbe nel perimetro di Unipol, guidata da Carlo Cimbri, per essere poi combinata con Bper. Ne nascerebbe una nuova grande banca commerciale destinata a conservare lo storico marchio Monte dei Paschi. Ed è proprio qui che, secondo il settimanale, si aprirà la battaglia delle nomine.

Bper e Siena, l’ipotesi Nagel

La primavera del 2027 coinciderà infatti con il rinnovo del consiglio di amministrazione di Bper. Il board attuale di Mps, guidato dal presidente Cesare Bisoni e dall’amministratore delegato Lovaglio, è stato nominato soltanto nell’aprile 2026 per il triennio 2026-2028, ma il riassetto societario potrebbe accelerare un ricambio.

Negli ambienti finanziari, riferisce Milano Finanza, circola già il nome di un possibile timoniere per il nuovo polo tosco-emiliano: Alberto Nagel, ex amministratore delegato di Mediobanca, uscito da Piazzetta Cuccia dopo la scalata senese. Un’ipotesi tutta da verificare, sottolinea il settimanale, viste le qualità di risanatore di Lovaglio, che ha compiuto un piccolo miracolo nel salvataggio del Monte e poi nella scalata a Piazzetta Cuccia, ma anche perché la guida di un simile gruppo richiederebbe di conciliare profili professionali, strategie industriali e rapporti tra gli azionisti. Un eventuale ritorno di Nagel sarebbe clamoroso: il banchiere sconfitto dalla scalata senese si ritroverebbe a guidare una banca nata proprio dalla successiva riorganizzazione di Mps. Per ora, avverte Milano Finanza, è materia da romanzo finanziario, un libro ancora tutto da scrivere.

Il futuro di Mediobanca e il ruolo di Micillo

Un altro capitolo rilevante riguarda il piano industriale e il destino di Mediobanca. La banca d’affari è destinata a entrare nell’orbita di Intesa, qualora l’offerta su Mps venga perfezionata. Una prospettiva che, secondo Milano Finanza, alimenta già le ipotesi sul futuro assetto manageriale di Piazzetta Cuccia.

In questo scenario Mauro Micillo, oggi responsabile della divisione Imi Corporate & Investment Banking di Intesa e tra i collaboratori più fidati di Messina, potrebbe ritagliarsi un ruolo centrale nell’integrazione delle attività di investment banking, facendo di Mediobanca una piattaforma ancora più grande. Prenderebbe forma una sorta di “super Imi”, con capacità rafforzate nella consulenza alle imprese, nelle fusioni e acquisizioni e nei mercati dei capitali. Alessandro Melzi d’Eril, alla guida di Mediobanca dall’ottobre 2025, vanta una consolidata esperienza nel risparmio gestito, ed è proprio in questo settore, scrive il settimanale, che si è fatto il suo nome.

Generali e lo sguardo di Donnet

L’eventuale successo dell’offerta di Intesa, osserva ancora Milano Finanza, non ridisegnerà soltanto il futuro di Mps e Mediobanca, ma anche il panorama che fa da sfondo alle Generali. L’amministratore delegato Philippe Donnet, saldamente alla guida del gruppo dal 2016, ha attraversato anni di battaglie assembleari e scontri tra azionisti e ora attende la conclusione dell’operazione sul Monte, forte delle rassicurazioni di Carlo Messina sull’indipendenza del Leone una volta chiusa l’offerta su Mps.

Il Mezzogiorno e la nuova vita di BdM

Il risiko dei banchieri si estende anche al Mezzogiorno, dopo l’offerta del Credem su BdM, l’ex Popolare di Bari, risanata dallo Stato e oggi guidata dall’amministratore delegato Cristiano Carrus. Per un istituto considerato cruciale per il Sud, sottolinea il settimanale, si aprirà una nuova fase.

Unicredit, la successione a Padoan

Una certezza, intanto, è arrivata da Unicredit. Pier Carlo Padoan ha annunciato che, per ragioni personali, lascerà la presidenza alla scadenza del mandato, nella primavera del 2027. L’uscita dell’ex ministro dell’Economia apre una partita molto più ampia, perché coincide con la trasformazione della banca guidata da Andrea Orcel dopo l’avanzata su Commerzbank.

Secondo quanto risulta a Milano Finanza, alla componente tedesca potrebbero essere riservati alcuni posti nel consiglio di amministrazione, oltre che la sede tedesca per Commerzbank, mentre la presidenza resterebbe affidata a una figura italiana dotata di un solido profilo istituzionale. Orcel, spiega il settimanale, ha infatti interesse a ribadire che Unicredit mantiene il proprio baricentro in Italia. La nazionalità del presidente diventerebbe così un messaggio rivolto contemporaneamente a Roma, a Berlino e ai mercati.

Manager, ambasciatore o figura indipendente: la caccia al profilo giusto, conclude Milano Finanza, è ormai partita.

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