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La mappa del caos dei NoGreenPass: a rischio blocco il settore dei trasporti, della logistica e perfino vigili del fuoco e polizia. Servono 8 milioni di tamponi a settimana

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“L’oggettiva impossibilita’ che i nostri vigili del fuoco stanno riscontrando sul territorio per poter accedere ai  tamponi causa sovraffollamento di richieste, rischia di causare un  pesante numero di assenze dal servizio che avranno la conseguenza di chiudere o depotenziare le sedi di servizio e di obbligare il  personale in possesso del green pass a pesanti turni di straordinario per sopperire alle assenze, con gravi rischi per la  sicurezza sul lavoro che e’ tra i piu’ rischiosi in Italia”.

“Lo  stesso dicasi per quei vigili del fuoco che non possono pagarsi i  costi dei tamponi avendo risicate economie familiari. Serve una  deroga e misure specifiche di applicazione per i vigili del fuoco,  poiche’ se viene meno il servizio di soccorso pubblico viene meno  la possibilita’ di salvare vite umane e di preservare i beni della  collettivita’, compito che in Italia possono svolgere solo i  vigili del fuoco a differenza di altri corpi che hanno invece  funzioni complementari sovrapponibili e sostitutive tra loro, come  ad esempio le forze di polizia”.

Lo afferma il Conapo, sindacato  autonomo dei vigili del fuoco, in una nota inviata al premier  Draghi, ai ministri Lamorgese e Brunetta e ai gruppi parlamentari  del Senato.  Il sindacato chiede modifiche in fase di conversione del decreto  legge legge mediante emendamenti che riguardano “una deroga  specifica per i vigili del fuoco, l’accesso riservato e  prioritario per la effettuazione dei tamponi, estendere la  validita’ dei tamponi rapidi da 48 ad almeno 72 ore, garantire ai  vigili del fuoco e ad altre categorie di pari importanza per la  sicurezza pubblica la gratuita’ dei tamponi finalizzata a non  interrompere i servizi di sicurezza e soccorso pubblico. Finora il  ministero dell’ interno non ha accolto le nostre richieste.  Possibile che per il ministro Lamorgese i vigili del fuoco e i  solo servizi di soccorso sono meno importanti dei portuali?”,  conclude il Conapo.  

Rischio blocco trasporti

“Si sta determinando una situazione per cui si rischia che il 15-16 ottobre il trasporto in Italia si blocchi”: dal ministero “non abbiamo risposte” e “se questo atteggiamento proseguira’ e non uscira’ un chiarimento, puo’  succedere di tutto”. Cosi’ il presidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Ugge’ sull’obbligo del green pass sui posti di lavoro.

“Se gli autotrasportatori esteri potranno venire in Italia senza il green pass e questo verra’ invece imposto alle imprese italiane –  aggiunge – stiamo valutando di invitare le imprese a fermare i  camion. Ci auguriamo di no, ma ne stiamo discutendo”.

“Chiediamo al premier Draghi e al ministro Orlando l’apertura urgente di un tavolo di confronto, anche con tutte le altri parti sociali, per esaminare e trovare risposta alle tante criticita’ e ai tanti nodi irrisolti”.  rispetto all’obbligo di green pass in tutti i luoghi di lavoro  che scatta da venerdi’ 15.

Lo dichiara il segretario generale  della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, sostenendo che “sono a  rischio paralisi interi settori strategici: dalla logistica e  trasporti per le forniture dei generi di prima necessita’ al  comparto sicurezza. Sono molto preoccupato per l’economia e la  tenuta sociale del Paese: sembra che il caos regni sovrano e  rischiamo tensioni molto forti tra i lavoratori e datori di  lavoro. Non possiamo permettercelo”.    

La Confsal ritiene necessario aggiornare il “Protocollo condiviso sulle misure di contrasto e contenimento della  diffusione del Covid-19 nei luoghi di lavoro” firmato lo scorso  6 aprile. “Tutelare la sicurezza e la salute di tutti i  lavoratori – conclude Margiotta – e’ un obiettivo che possiamo  raggiungere soltanto attraverso l’apertura di tavoli  istituzionali che portino, nel rispetto e nella tutela di tutti  i lavoratori, a misure chiare e condivise”.

DE GREGORIO (SPEDIZIONIERI DOGANALI), ‘NO AD OBBLIGO IN TERMINAL E LOGISTICA’

“Il nostro settore ha lavorato   senza mai fermarsi in tutto questo periodo, a ritmi vertiginosi, anche  quando non c’erano vaccini. Non capisco perchè adesso, con gran parte   dei lavoratori che sono vaccinati, ci debba essere l’obbligo di green   pass per lavorare in terminal e porti. Noi chiediamo che si continuino  a usare tutte le misure di sicurezza che ci hanno permesso di operare   fino ad ora. Ma io non chiederò mai a un mio collaboratore di   vaccinarsi per continuare a lavorare. E’ un ricatto”.

Così Massimo De Gregorio, presidente di Anasped, la   federazione nazionale degli spedizionieri doganali, sugli effetti, per  le imprese che operano nella logistica e nei terminal, dell’obbligo di  green pass per i lavoratori del settore privato.

Nella ristorazione non vaccinati sotto 10%

“Sono 35, massimo 40mila i lavoratori  dei pubblici esercizi che ancora non si sono sottoposti a  vaccinazione. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di  Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici  esercizi, meno del 10% di chi lavora in bar e ristoranti sarebbe  al momento senza Green pass. Una percentuale quasi dimezzata  rispetto alla media nazionale che si registra negli altri  comparti.  “Lo shock del primo e del secondo lockdown, che hanno visto  decine di migliaia di dipendenti di bar e ristoranti restare  senza lavoro per mesi, ha scatenato una reazione forte di auto  protezione – spiega Roberto Calugi, Direttore generale di  Fipe-Confcommercio -. Il risultato e’ che la stragrande  maggioranza dei nostri collaboratori e’ corsa a vaccinarsi appena  possibile. Il desiderio di lavorare senza rischi e con  continuita’ si e’ rivelato piu’ forte di qualsiasi altra  considerazione”.  “Rimane – aggiunge Calugi – la preoccupazione per i dipendenti  non vaccinati che per accedere ai luoghi di lavoro dovranno  effettuare ripetutamente il tampone. Dopo i chiari di luna del  primo lockdown e i lunghi mesi di misure restrittive, abbiamo  bisogno di ogni singolo lavoratore per poter offrire ai nostri  clienti un servizio all’altezza e questa nuova complicazione,  pur necessaria, non aiuta”.

Milano teme la prossima manifestazione

“La preoccupazione c’e’. L’anomalia di  queste manifestazioni e’ che vengono autorizzate sulla base di  un percorso da tenere e questo non accade pero’ e credo che il  ministero dell’Intero e i questori ci stiano pensando, perche’  e’ impensabile che ogni volta ci sia questo tipo di situazione”.  A dirlo e’ il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, rispondendo a  una domanda sulla manifestazione di sabato prossimo contro il  green pass.

“Il diritto a manifestare c’e’, quando guardi queste  manifestazioni vedi una quantita’ enorme di persone normali ma  si fanno trascinare da elementi deviati in situazioni di  violenza che non credo siano accettabili”, ha aggiunto Sala. 

Piquadro paga tamponi a no vax, garantire operativita’

Piquadro, colosso degli accessori  in pelle conosciuto in tutto il mondo coi marchi Piquadro, The  Bridge e Lancel, e’ tra i grandi gruppi italiani, dal cuore  emiliano, che hanno deciso di offrire tamponi gratuiti a tutti i  dipendenti non vaccinati che ne facciano richiesta in vista  dell’obbligo di Green pass sui luoghi di lavoro a partire da  venerdi’. Un annuncio che arriva sulla scia di quanto faranno  diverse altre aziende del metalmeccanico, come Ducati, o del  settore dell’automazione industriale, come Ima.     Piquadro ha deciso di pagare i tamponi ai dipendenti fino al  31 dicembre, a differenza di altre aziende che prevedono questa  possibilita’ solo per un mese, per dar modo ai lavoratori di  ripensare la propria scelta sul vaccino. E’ una misura, spiega  all’ANSA Marco Palmieri, presidente e ad di Piquadro, che  intanto vuole incentivare tutti al rientro in azienda, in  sicurezza, e che viene fatta sostanzialmente per riuscire a  garantire, in primis ai dipendenti vaccinati e in regola col  certificato verde, una organizzazione del lavoro continua e  senza “buchi” improvvisi che poi graverebbero sulle loro spalle.     Per un’azienda, spiega Palmieri, pagare il tampone al  dipendente che non si e’ vaccinato puo’ essere un “disincentivo”  al vaccino stesso: “da un lato – riconosce – e’ un errore e mi  dispiace anche farlo” pero’, chiarisce, dall’altro “ho una  stragrande maggioranza di dipendenti che crede nella scienza e  si e’ vaccinata, che ha rispettato le norme” e “non voglio che  subiscano l’aggravio lavorativo e ulteriore stress” per via  degli assenti. Palmieri sottolinea che e’ assolutamente pro  vaccino, e anzi avrebbe “preferito l’obbligo vaccinale” a quello  del Green pass.     E’ consapevole che pagare i tamponi a chi non si e’ immunizzato  puo’ essere un disincentivo ma la decisione del gruppo “nasce da  due motivazioni, una etica e l’altra organizzativa”. Quella  etica, sottolinea, “e’ per evitare che le assenze dei dipendenti  non vaccinati ricadano sui presenti, con problemi di turnazioni,  anche nei weekend ad esempio”. E poi c’e’ il fronte  organizzativo, “non sappiamo quanto tempo le persone potrebbero  stare a casa, diventa difficile cosi’ predire l’organizzazione  aziendale”. Sostituire gli assenti con nuovi contratti secondo  l’amministratore delegato di un gruppo cosi’ grande e variegato  non e’ fattibile: “Non si sostituiscono le persone dall’oggi al  domani. Soltanto per trovare candidati adatti, selezionarli,  formarli, servono almeno un paio di mesi”.     E se qualche dipendente rifiutasse il Green pass in se’,  ovvero non volesse neanche sottoporsi al tampone? “Allora stara’  a casa – risponde Palmieri – ma sono discussioni ancestrali e  irrazionali che non voglio neanche sentire”.

Green pass gratuito solo per i meno abbienti

“Non possiamo pagare i tamponi a tutti i no vax, non sarebbe giusto nei confronti di chi responsabilmente ha deciso di aderire alla campagna vaccinale. Però si può pensare di rendere i tamponi gratuiti a quelle famiglie con ISEE basso, che oggettivamente non possono permettersi di affrontare questa spesa. Questa è la posizione ufficiale del M5S. Fermo restando che il vaccino è gratis per tutti,  auspico che sempre più persone si vaccinino per superare finalmente la pandemia”. È quanto afferma il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia.

Servirà capacità 8 milioni di tamponi a settimana

“L’attuazione del green pass  obbligatorio non ha avuto l’effetto di un aumento delle  vaccinazioni come speravamo, sono aumentati caso mai  esponenzialmente i tamponi antigenici”. Cosi’ il presidente della  Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, a due giorni dall’entrata  in vigore dell’obbligo di green pass per lavoratori pubblici e  privati. “Abbiamo calcolato che sono 6,2 milioni i non vaccinati  over 12 in eta’ da lavoro, di questi 4 milioni dovrebbero essere  gli occupati e anche se si dovessero vaccinare ora ci vogliono  due settimane dalla prima dose per avere il green pass. Questo  significa che dal 15 ottobre dovremo essere in grado di fare 8  milioni di tamponi a settimana, mentre adesso ne facciamo 1  milione e 200mila. E’ impossibile che al 15 ottobre tutti abbiano  il green pass”.

La gratuita’ dei tamponi? “Il vaccino per questi  4 milioni di persone costerebbe 160 milioni una tantum, il  tampone 180 milioni a settimana. Impossibile per il Ssn  sobbarcarsi questi costi”.

In alcuni reparti mobili Polizia 30% non vaccinati

A Torino a non essersi vaccinato e’ un agente su tre, a Firenze quasi quattro su dieci. A Roma e Milano, invece, va leggermente meglio, anche se in ognuno dei reparti delle due citta’ ci sono un centinaio di poliziotti che non hanno fatto neanche la prima dose.

A due giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro, i  dati dei sindacati di polizia relativi ai reparti mobili –  quelli impegnati nei servizi di ordine pubblico e dunque in  prima linea nelle manifestazioni – rivelano che la percentuale e’  in alcuni casi molto consistente e superiore alla media dei non  immunizzati del Corpo, di poco superiore al 20%.    

I dati, dunque. La percentuale dei non vaccinati nel reparto mobile di Firenze e’ quasi del 39%, su un totale di 350 uomini  mentre in quello di Torino e’ del 33%. A Roma, invece, la  percentuale si dimezza: su 600 unita’, il 17% non e’ immunizzato. 

Cifra che fa il paio con Milano, dove la percentuale e’ del 19%,  su 550 unita’ totali, mentre a Genova su 350 agenti si ferma al  13%. Numeri che, probabilmente, non sono definitivi in quanto e’  possibile che diversi agenti si siano vaccinati autonomamente e  non con l’Amministrazione. Anche se, dicono fonti sindacali,  “non si discostano molto dalla realta’”.

Il dato certo e’ che,  soprattutto dove le percentuali sono alte, si potrebbero venire  a creare problemi nella copertura dei turni, con diversi  poliziotti fuori dal servizio, in un momento in cui si  moltiplicano le iniziative contro il green pass. Tenendo conto  che anche tra i Carabinieri c’e’ una quota di personale non  vaccinato che dovrebbe essere di poco inferiore al 10% del  totale. “E’ impensabile lasciare a casa anche un solo  poliziotto, soprattutto dopo l’impegno e i sacrifici degli  ultimi mesi – dice il leader della Lega Matteo Salvini – Le  forze dell’ordine hanno lavorato con coraggio e professionalita’  anche nei momenti piu’ duri della lotta al Covid, senza vaccini e  con i contagi in salita Meritano rispetto e gratitudine, non  complicazioni”.    

Proprio per chiarire tutta una serie di aspetti operativi, il  capo della Polizia Lamberto Giannini ha firmato la circolare su  come funzioneranno i controlli per i poliziotti, partendo da un  punto fermo: l’agente che inizia a lavorare con il pass  continuera’ fino alla fine del servizio anche se dovesse scadere  la certificazione. “Il possesso del green pass, valido al  momento del controllo consentira’ al titolare la prosecuzione del  servizio sino alla sua conclusione presso le strutture  dell’Amministrazione”.

Previsti inoltre controlli a tappeto o a  campione in misura non inferiore al 20% a rotazione tra tutto il  personale, all’accesso in ufficio e all’interno delle strutture,  con l’App ‘Verifica C19′ o con i software che dialogheranno  direttamente con la piattaforma che rilascia il green pass. Chi  si presenta al lavoro senza il certificato sara’ considerato  assente ingiustificato e dunque avra’ la sospensione dello  stipendio mentre chi viene sorpreso all’interno delle strutture  o inizia il turno senza la certificazione, avra’ anche la  sanzione da 600 a 1.500 euro e dovra’ rispondere disciplinarmente  per l’inosservanza dei doveri previsti dal regolamento  dell’amministrazione della pubblica sicurezza.  In questo caso  la circolare precisa pero’ che se il controllo avviene dopo  l’accesso in ufficio ‘dovra’ essere consentito al dipendente di  dichiarare il mancato possesso della certificazione verde  all’atto dell’ingresso all’interno dell’ufficio, evitando cosi’  di incorrere nelle ulteriori conseguenze previste dalla  normativa”.

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