“L’oggettiva impossibilita’ che i nostri vigili del fuoco stanno riscontrando sul territorio per poter accedere ai tamponi causa sovraffollamento di richieste, rischia di causare un pesante numero di assenze dal servizio che avranno la conseguenza di chiudere o depotenziare le sedi di servizio e di obbligare il personale in possesso del green pass a pesanti turni di straordinario per sopperire alle assenze, con gravi rischi per la sicurezza sul lavoro che e’ tra i piu’ rischiosi in Italia”.
“Lo stesso dicasi per quei vigili del fuoco che non possono pagarsi i costi dei tamponi avendo risicate economie familiari. Serve una deroga e misure specifiche di applicazione per i vigili del fuoco, poiche’ se viene meno il servizio di soccorso pubblico viene meno la possibilita’ di salvare vite umane e di preservare i beni della collettivita’, compito che in Italia possono svolgere solo i vigili del fuoco a differenza di altri corpi che hanno invece funzioni complementari sovrapponibili e sostitutive tra loro, come ad esempio le forze di polizia”.
Lo afferma il Conapo, sindacato autonomo dei vigili del fuoco, in una nota inviata al premier Draghi, ai ministri Lamorgese e Brunetta e ai gruppi parlamentari del Senato. Il sindacato chiede modifiche in fase di conversione del decreto legge legge mediante emendamenti che riguardano “una deroga specifica per i vigili del fuoco, l’accesso riservato e prioritario per la effettuazione dei tamponi, estendere la validita’ dei tamponi rapidi da 48 ad almeno 72 ore, garantire ai vigili del fuoco e ad altre categorie di pari importanza per la sicurezza pubblica la gratuita’ dei tamponi finalizzata a non interrompere i servizi di sicurezza e soccorso pubblico. Finora il ministero dell’ interno non ha accolto le nostre richieste. Possibile che per il ministro Lamorgese i vigili del fuoco e i solo servizi di soccorso sono meno importanti dei portuali?”, conclude il Conapo.
Rischio blocco trasporti
“Si sta determinando una situazione per cui si rischia che il 15-16 ottobre il trasporto in Italia si blocchi”: dal ministero “non abbiamo risposte” e “se questo atteggiamento proseguira’ e non uscira’ un chiarimento, puo’ succedere di tutto”. Cosi’ il presidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Ugge’ sull’obbligo del green pass sui posti di lavoro.
“Se gli autotrasportatori esteri potranno venire in Italia senza il green pass e questo verra’ invece imposto alle imprese italiane – aggiunge – stiamo valutando di invitare le imprese a fermare i camion. Ci auguriamo di no, ma ne stiamo discutendo”.
“Chiediamo al premier Draghi e al ministro Orlando l’apertura urgente di un tavolo di confronto, anche con tutte le altri parti sociali, per esaminare e trovare risposta alle tante criticita’ e ai tanti nodi irrisolti”. rispetto all’obbligo di green pass in tutti i luoghi di lavoro che scatta da venerdi’ 15.
Lo dichiara il segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, sostenendo che “sono a rischio paralisi interi settori strategici: dalla logistica e trasporti per le forniture dei generi di prima necessita’ al comparto sicurezza. Sono molto preoccupato per l’economia e la tenuta sociale del Paese: sembra che il caos regni sovrano e rischiamo tensioni molto forti tra i lavoratori e datori di lavoro. Non possiamo permettercelo”.
La Confsal ritiene necessario aggiornare il “Protocollo condiviso sulle misure di contrasto e contenimento della diffusione del Covid-19 nei luoghi di lavoro” firmato lo scorso 6 aprile. “Tutelare la sicurezza e la salute di tutti i lavoratori – conclude Margiotta – e’ un obiettivo che possiamo raggiungere soltanto attraverso l’apertura di tavoli istituzionali che portino, nel rispetto e nella tutela di tutti i lavoratori, a misure chiare e condivise”.
DE GREGORIO (SPEDIZIONIERI DOGANALI), ‘NO AD OBBLIGO IN TERMINAL E LOGISTICA’
“Il nostro settore ha lavorato senza mai fermarsi in tutto questo periodo, a ritmi vertiginosi, anche quando non c’erano vaccini. Non capisco perchè adesso, con gran parte dei lavoratori che sono vaccinati, ci debba essere l’obbligo di green pass per lavorare in terminal e porti. Noi chiediamo che si continuino a usare tutte le misure di sicurezza che ci hanno permesso di operare fino ad ora. Ma io non chiederò mai a un mio collaboratore di vaccinarsi per continuare a lavorare. E’ un ricatto”.
Così Massimo De Gregorio, presidente di Anasped, la federazione nazionale degli spedizionieri doganali, sugli effetti, per le imprese che operano nella logistica e nei terminal, dell’obbligo di green pass per i lavoratori del settore privato.
Nella ristorazione non vaccinati sotto 10%
“Sono 35, massimo 40mila i lavoratori dei pubblici esercizi che ancora non si sono sottoposti a vaccinazione. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, meno del 10% di chi lavora in bar e ristoranti sarebbe al momento senza Green pass. Una percentuale quasi dimezzata rispetto alla media nazionale che si registra negli altri comparti. “Lo shock del primo e del secondo lockdown, che hanno visto decine di migliaia di dipendenti di bar e ristoranti restare senza lavoro per mesi, ha scatenato una reazione forte di auto protezione – spiega Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe-Confcommercio -. Il risultato e’ che la stragrande maggioranza dei nostri collaboratori e’ corsa a vaccinarsi appena possibile. Il desiderio di lavorare senza rischi e con continuita’ si e’ rivelato piu’ forte di qualsiasi altra considerazione”. “Rimane – aggiunge Calugi – la preoccupazione per i dipendenti non vaccinati che per accedere ai luoghi di lavoro dovranno effettuare ripetutamente il tampone. Dopo i chiari di luna del primo lockdown e i lunghi mesi di misure restrittive, abbiamo bisogno di ogni singolo lavoratore per poter offrire ai nostri clienti un servizio all’altezza e questa nuova complicazione, pur necessaria, non aiuta”.
Milano teme la prossima manifestazione
“La preoccupazione c’e’. L’anomalia di queste manifestazioni e’ che vengono autorizzate sulla base di un percorso da tenere e questo non accade pero’ e credo che il ministero dell’Intero e i questori ci stiano pensando, perche’ e’ impensabile che ogni volta ci sia questo tipo di situazione”. A dirlo e’ il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, rispondendo a una domanda sulla manifestazione di sabato prossimo contro il green pass.
“Il diritto a manifestare c’e’, quando guardi queste manifestazioni vedi una quantita’ enorme di persone normali ma si fanno trascinare da elementi deviati in situazioni di violenza che non credo siano accettabili”, ha aggiunto Sala.
Piquadro paga tamponi a no vax, garantire operativita’
Piquadro, colosso degli accessori in pelle conosciuto in tutto il mondo coi marchi Piquadro, The Bridge e Lancel, e’ tra i grandi gruppi italiani, dal cuore emiliano, che hanno deciso di offrire tamponi gratuiti a tutti i dipendenti non vaccinati che ne facciano richiesta in vista dell’obbligo di Green pass sui luoghi di lavoro a partire da venerdi’. Un annuncio che arriva sulla scia di quanto faranno diverse altre aziende del metalmeccanico, come Ducati, o del settore dell’automazione industriale, come Ima. Piquadro ha deciso di pagare i tamponi ai dipendenti fino al 31 dicembre, a differenza di altre aziende che prevedono questa possibilita’ solo per un mese, per dar modo ai lavoratori di ripensare la propria scelta sul vaccino. E’ una misura, spiega all’ANSA Marco Palmieri, presidente e ad di Piquadro, che intanto vuole incentivare tutti al rientro in azienda, in sicurezza, e che viene fatta sostanzialmente per riuscire a garantire, in primis ai dipendenti vaccinati e in regola col certificato verde, una organizzazione del lavoro continua e senza “buchi” improvvisi che poi graverebbero sulle loro spalle. Per un’azienda, spiega Palmieri, pagare il tampone al dipendente che non si e’ vaccinato puo’ essere un “disincentivo” al vaccino stesso: “da un lato – riconosce – e’ un errore e mi dispiace anche farlo” pero’, chiarisce, dall’altro “ho una stragrande maggioranza di dipendenti che crede nella scienza e si e’ vaccinata, che ha rispettato le norme” e “non voglio che subiscano l’aggravio lavorativo e ulteriore stress” per via degli assenti. Palmieri sottolinea che e’ assolutamente pro vaccino, e anzi avrebbe “preferito l’obbligo vaccinale” a quello del Green pass. E’ consapevole che pagare i tamponi a chi non si e’ immunizzato puo’ essere un disincentivo ma la decisione del gruppo “nasce da due motivazioni, una etica e l’altra organizzativa”. Quella etica, sottolinea, “e’ per evitare che le assenze dei dipendenti non vaccinati ricadano sui presenti, con problemi di turnazioni, anche nei weekend ad esempio”. E poi c’e’ il fronte organizzativo, “non sappiamo quanto tempo le persone potrebbero stare a casa, diventa difficile cosi’ predire l’organizzazione aziendale”. Sostituire gli assenti con nuovi contratti secondo l’amministratore delegato di un gruppo cosi’ grande e variegato non e’ fattibile: “Non si sostituiscono le persone dall’oggi al domani. Soltanto per trovare candidati adatti, selezionarli, formarli, servono almeno un paio di mesi”. E se qualche dipendente rifiutasse il Green pass in se’, ovvero non volesse neanche sottoporsi al tampone? “Allora stara’ a casa – risponde Palmieri – ma sono discussioni ancestrali e irrazionali che non voglio neanche sentire”.
Green pass gratuito solo per i meno abbienti
“Non possiamo pagare i tamponi a tutti i no vax, non sarebbe giusto nei confronti di chi responsabilmente ha deciso di aderire alla campagna vaccinale. Però si può pensare di rendere i tamponi gratuiti a quelle famiglie con ISEE basso, che oggettivamente non possono permettersi di affrontare questa spesa. Questa è la posizione ufficiale del M5S. Fermo restando che il vaccino è gratis per tutti, auspico che sempre più persone si vaccinino per superare finalmente la pandemia”. È quanto afferma il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia.
Servirà capacità 8 milioni di tamponi a settimana
“L’attuazione del green pass obbligatorio non ha avuto l’effetto di un aumento delle vaccinazioni come speravamo, sono aumentati caso mai esponenzialmente i tamponi antigenici”. Cosi’ il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, a due giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di green pass per lavoratori pubblici e privati. “Abbiamo calcolato che sono 6,2 milioni i non vaccinati over 12 in eta’ da lavoro, di questi 4 milioni dovrebbero essere gli occupati e anche se si dovessero vaccinare ora ci vogliono due settimane dalla prima dose per avere il green pass. Questo significa che dal 15 ottobre dovremo essere in grado di fare 8 milioni di tamponi a settimana, mentre adesso ne facciamo 1 milione e 200mila. E’ impossibile che al 15 ottobre tutti abbiano il green pass”.
La gratuita’ dei tamponi? “Il vaccino per questi 4 milioni di persone costerebbe 160 milioni una tantum, il tampone 180 milioni a settimana. Impossibile per il Ssn sobbarcarsi questi costi”.
In alcuni reparti mobili Polizia 30% non vaccinati
A Torino a non essersi vaccinato e’ un agente su tre, a Firenze quasi quattro su dieci. A Roma e Milano, invece, va leggermente meglio, anche se in ognuno dei reparti delle due citta’ ci sono un centinaio di poliziotti che non hanno fatto neanche la prima dose.
A due giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro, i dati dei sindacati di polizia relativi ai reparti mobili – quelli impegnati nei servizi di ordine pubblico e dunque in prima linea nelle manifestazioni – rivelano che la percentuale e’ in alcuni casi molto consistente e superiore alla media dei non immunizzati del Corpo, di poco superiore al 20%.
I dati, dunque. La percentuale dei non vaccinati nel reparto mobile di Firenze e’ quasi del 39%, su un totale di 350 uomini mentre in quello di Torino e’ del 33%. A Roma, invece, la percentuale si dimezza: su 600 unita’, il 17% non e’ immunizzato.
Cifra che fa il paio con Milano, dove la percentuale e’ del 19%, su 550 unita’ totali, mentre a Genova su 350 agenti si ferma al 13%. Numeri che, probabilmente, non sono definitivi in quanto e’ possibile che diversi agenti si siano vaccinati autonomamente e non con l’Amministrazione. Anche se, dicono fonti sindacali, “non si discostano molto dalla realta’”.
Il dato certo e’ che, soprattutto dove le percentuali sono alte, si potrebbero venire a creare problemi nella copertura dei turni, con diversi poliziotti fuori dal servizio, in un momento in cui si moltiplicano le iniziative contro il green pass. Tenendo conto che anche tra i Carabinieri c’e’ una quota di personale non vaccinato che dovrebbe essere di poco inferiore al 10% del totale. “E’ impensabile lasciare a casa anche un solo poliziotto, soprattutto dopo l’impegno e i sacrifici degli ultimi mesi – dice il leader della Lega Matteo Salvini – Le forze dell’ordine hanno lavorato con coraggio e professionalita’ anche nei momenti piu’ duri della lotta al Covid, senza vaccini e con i contagi in salita Meritano rispetto e gratitudine, non complicazioni”.
Proprio per chiarire tutta una serie di aspetti operativi, il capo della Polizia Lamberto Giannini ha firmato la circolare su come funzioneranno i controlli per i poliziotti, partendo da un punto fermo: l’agente che inizia a lavorare con il pass continuera’ fino alla fine del servizio anche se dovesse scadere la certificazione. “Il possesso del green pass, valido al momento del controllo consentira’ al titolare la prosecuzione del servizio sino alla sua conclusione presso le strutture dell’Amministrazione”.
Previsti inoltre controlli a tappeto o a campione in misura non inferiore al 20% a rotazione tra tutto il personale, all’accesso in ufficio e all’interno delle strutture, con l’App ‘Verifica C19′ o con i software che dialogheranno direttamente con la piattaforma che rilascia il green pass. Chi si presenta al lavoro senza il certificato sara’ considerato assente ingiustificato e dunque avra’ la sospensione dello stipendio mentre chi viene sorpreso all’interno delle strutture o inizia il turno senza la certificazione, avra’ anche la sanzione da 600 a 1.500 euro e dovra’ rispondere disciplinarmente per l’inosservanza dei doveri previsti dal regolamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza. In questo caso la circolare precisa pero’ che se il controllo avviene dopo l’accesso in ufficio ‘dovra’ essere consentito al dipendente di dichiarare il mancato possesso della certificazione verde all’atto dell’ingresso all’interno dell’ufficio, evitando cosi’ di incorrere nelle ulteriori conseguenze previste dalla normativa”.








