La ripresa economica continua la sua risalita «nonostante l’aumento dei contagi e il rischio di una quarta ondata». Lo afferma Pietro Garibaldi, che sottolinea che «la crescita economica dell’anno in corso sarà superiore al 6%, un livello mai visto in Italia negli ultimi 40 anni».
«È giusto che il Governo rivendichi con orgoglio la crescita» sostiene su La Stampa «ma è doveroso cercare di capire se i lavoratori italiani stanno davvero beneficiando di questa nuova espansione economica». E sottolineando come, «tecnicamente la crescita del 2021 sia in realtà un “rimbalzo”, poiché avviene dopo il crollo del 2020, quando il prodotto interno lordo (Pil) è diminuito addirittura del 10 percento, la peggior performance dal dopo guerra».
«Nel corso del 2021, sono stati creati circa 600 mila nuovi posti di lavoro, un numero a prima vista impressionante. Rispetto alla situazione prima della pandemia mancano però ancora circa 200 mila posizioni. Dietro i numeri aggregati» spiega l’editorialista «vi sono come sempre luci ed ombre. Innanzitutto, si può osservare come la maggior parte della crescita sia concentrata nel lavoro a tempo determinato, lo stesso tipo di lavoro rovinosamente crollato durante la pandemia. Quasi sempre, questi posti di lavoro sono coperti da giovani e donne, che rimangono ancora le parti più deboli del mondo del lavoro. Stiamo poi osservando un’imponente riduzione del lavoro autonomo».
«Questo fenomeno non deve essere sottovalutato e non è più esclusivamente dovuto a un cambiamento statistico. La fuga dalle partite Iva e dal lavoro autonomo dovrebbe ricevere maggior attenzione da parte del Governo, anche perché riguarda la parte dei lavoratori meno protetti in caso di disoccupazione. Infine, per capire come i lavoratori vivono la congiuntura economica, dobbiamo ricordare la presenza di un fantasma all’orizzonte. Quel fantasma – che sembrava sparito – si chiama inflazione. Riassumendo, bene che il mercato del lavoro partecipi al rimbalzo del Pil e alla ripresa economica, ma le debolezze strutturali del nostro sistema del lavoro e il rischio di inflazione rimandano non tanto a un miracolo economico, quanto piuttosto a uno scenario debole dal punto di vista dei lavoratori».
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