Il presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia indica dieci punti per una coalizione liberale, europeista e «capace di governare ciò che verrà dopo».
Il centrodestra non deve rincorrere Roberto Vannacci, ma costruire un’agenda propria.
È la tesi di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario di Forza Italia, che in un lungo intervento pubblicato oggi, 5 ottobre, su Il Foglio propone un vero e proprio “decalogo” per la coalizione di governo.
Dieci idee che, spiega, ha approfondito anche nel suo libro “Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzarle”, edito da Piemme e in uscita a giorni.
Occhiuto riconosce all’ex generale “un’intuizione politica che sarebbe sciocco non riconoscere”: aver individuato in Italia una domanda di estrema destra, radicale e sovranista, e averle costruito attorno un’offerta.
Ma, avverte, la domanda giusta non è se il centrodestra guidato da Giorgia Meloni debba somigliare un po’ di più a quella destra per restare competitivo.
La domanda è “che cosa deve fare il centrodestra tradizionale inventato dal presidente Silvio Berlusconi” per rinnovare una propria idea di futuro, “senza l’ossessione di ciò che accade alla sua destra”.
Immigrazione: fermezza e ingressi regolari
Il primo punto riguarda l’immigrazione, con una distinzione netta tra quella regolare e quella irregolare.
Più rimpatri per chi non ha diritto di restare, lotta ai trafficanti, frontiere presidiate e accordi di riammissione rafforzati.
Ma, scrive Occhiuto, “bisogna avere anche l’onestà di dire che un rimpatrio non si fa con uno slogan”.
Al tempo stesso l’Italia ha bisogno di immigrazione regolare: il vicesegretario azzurro ricorda che il governo Meloni ha programmato quasi 500 mila ingressi per lavoro nel triennio 2026-2028.
“Meno clandestinità, più legalità”, è la sintesi, insieme a più Europa: più Frontex, più accordi Ue con i Paesi di origine, più investimenti sulla sponda sud del Mediterraneo.
“L’immigrazione non va né negata né cavalcata: va governata”.
Concorrenza e rendite di posizione
Sul secondo punto Occhiuto rivendica la battaglia condotta dalla Calabria sugli Ncc, arrivata fino alla Corte costituzionale, che ha dato ragione alla Regione “anche contro il governo nazionale della mia stessa parte politica”.
Il principio, spiega, è generale: quando si riforma un mercato bisogna pensare a chi aspetta il servizio, non solo a chi lo offre.
“Le categorie vanno ascoltate.
Ma le leggi vanno scritte per i cittadini”.
Una destra europeista e atlantica
Il presidente calabrese si definisce parte di una cultura “liberale, popolare, europeista, atlantica”, che considera l’Ue uno strumento da cambiare e rafforzare e la Nato “una scelta strategica, non un impaccio”.
E aggiunge: “Credo in una destra che non ha ambiguità sulla Russia”.
La ricetta è “più Europa sulle cose grandi e meno Europa sulle cose piccole”: difesa, immigrazione, energia e capitali da una parte, meno burocrazia sui dettagli dall’altra.
“Questa è un’altra destra.
Non meno di destra: semplicemente diversa”.
Giovani prima delle pensioni
Il quarto punto è un rovesciamento di prospettiva sulla spesa pubblica: prima di anticipare ancora le pensioni, occuparsi di chi ha trent’anni.
Occhiuto rilancia la sua proposta di una no tax area per gli under 35, “non un bonus, non un assegno”, ma una scelta che renda il lavoro più conveniente e visibile in busta paga.
L’obiettivo è passare dal “Paese degli scatti di anzianità” a quello “degli scatti di futuro”.
Diritti civili e fine vita
Tra i passaggi più netti, quello sui diritti civili.
“Per troppo tempo abbiamo abdicato alla sinistra” su temi di cui i ragazzi parlano con naturalezza, scrive.
“I diritti civili non possono più essere un tabù per un centrodestra moderno e di governo”.
E sul fine vita, “il legislatore deve avere il coraggio di intervenire”, con regole chiare e rigorose, consenso informato, verifiche mediche e garanzie stringenti per le persone fragili.
Aprire le porte, sostenere le imprese
Occhiuto chiede poi a Forza Italia di tornare alla sua vocazione originaria, “aprire”, parlando a riformisti a disagio nel Pd, cattolici popolari, imprenditori, professionisti e amministratori.
Sulle imprese, critica la retorica del “nonostante tutto”: “La stabilità del governo è un valore.
La serietà dei conti pubblici è un valore.
Ma per rendere l’Italia attrattiva non basta essere stabili: bisogna anche creare occasioni”.
Serve, dice, “un altro Stato”: forte dove serve, leggero dove deve togliersi di mezzo.
La concorrenza applicata anche ai partiti è l’ottavo punto: un partito in cui nessuno ha interesse a mettere in discussione ciò che esiste “è semplicemente un partito fermo”, e la politica italiana “soffre da troppo tempo di cooptazione”.
Il nono riguarda il populismo, di destra e di sinistra, che promette di proteggere dal cambiamento: una politica liberale, ribatte, deve invece mettere le persone in condizione di affrontarlo, dall’intelligenza artificiale alla transizione energetica.
La sfida dei prossimi mesi
L’ultimo punto torna al punto di partenza: “Il modo più serio di rispondere a Vannacci è smettere di parlare soltanto di Vannacci”.
Se il centrodestra discuterà solo di come fermarlo, imitarlo o inglobarlo, “avrà già perso qualcosa di più importante dei voti: avrà perso l’agenda”.
Quella proposta da Occhiuto è riassunta in poche parole: meno tasse, più riforme, meno rendite, più concorrenza, più opportunità.
“Vannacci rappresenta una domanda politica reale.
Far finta che non esista sarebbe un errore”, conclude.
Ma pensare che l’unico modo di rispondergli sia diventare come lui “sarebbe un errore diverso, più grave”.
Perché “una coalizione può anche vincere mettendo insieme tutto e il contrario di tutto.
Ma il giorno dopo deve governare”.








